Alessandro Cicognani 26/11/2025
Il calo di Bitcoin e la storia di MicroStrategy: come le cripto contagiano il mercato azionario
Il tonfo registrato da Bitcoin nei giorni scorsi, in caduta libera di oltre il 30% rispetto ai massimi del 9 ottobre oltre 126 mila dollari, non sembra essere solo il frutto di correzioni naturali. Secondo alcuni analisti si tratterebbe di un attacco mirato. Ad accendere i sospetti è un documento “vecchio di settimane” firmato Jp Morgan, ma divenuto mainstream solo venerdì scorso (21 novembre), proprio in piena svendita di Bitcoin. In pochi giorni la principale tra le criptovalute mondiali è passata del record assoluto a un prezzo attuale di 87 mila dollari. Lunedì 24 novembre per qualche istante era persino scesa sotto quota 80 mila. Un ribasso considerevole, che ha riportato l’attenzione sulla fragilità di un mercato che può cambiare direzione da un giorno all’altro. Ma in questo caso potrebbe esserci qualcosa di più. Non una semplice coincidenza o le conseguenze di prodotti, gli asset digitali, non sempre stabili, quanto piuttosto “una campagna di pressione economica coordinata”.
Il documento “vecchio” diventato “nuovo”
Al centro della narrazione c’è una nota per investitori redatta appunto dal colosso bancario americano JpMorgan. Un comunicato che metteva in discussione l’ammissibilità di MicroStrategy – tra i maggiori detentori di Bitcoin al mondo – nei principali indici azionari come MSCI e il Nasdaq. L’istituto non si è però limitato a dare suggerimenti. È passato ai fatti direttamente, applicando una massiccia revisione di MicroStrategy dal suo indice “Morgan Stanley Index”. Una svendita enorme, pari a 134 milioni di dollari.
Il documento non è una novità: risale al 10 ottobre, ma è stato ignorato sia da media che da investitori. Poi, in una settimana già segnata da nervosismo su mercati e criptovalute, è tornato a popolare la discussione finanziaria a Wall Street. E non a caso, stando alle valutazioni di alcuni commentatori, che hanno interpretato questa decisione come il culmine di una campagna di pressione da parte della finanza tradizionale, allo scopo di indebolire la fiducia del mercato verso gli asset digitali. Anche il tempismo ha alimentato i sospetti: la ripresa del documento è avvenuta in concomitanza con notizie macroeconomiche negative, tra cui le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e le voci crescente di un rischio bolla attorno al mondo dei titoli tecnologici.
La reazione a catena
Che si tratti effettivamente di un’operazione mirata o meno, è evidente che la mossa ha avuto un impatto immediato perché MicroStrategy, accumulando Bitcoin come asset strategico, è considerata da anni una sorta di barometro istituzionale della fiducia verso il settore. Quando un attore del peso come JpMorgan la rimuove da un indice, molti investitori leggono il gesto come un segnale di rischio crescente non solo per la società, ma per la stabilità dell’intero ecosistema crypto. La reazione a catena è stata quasi automatica: vendite accelerate sulle azioni MicroStrategy, liquidazioni forzate sulle piattaforme di scambio e, infine, pressione diretta su Bitcoin stesso.
Se la tesi del “crollo orchestrato” fosse confermata, significherebbe che il mercato delle criptovalute – spesso descritto come anarchico, decentralizzato e immune dalle logiche tradizionali – è in realtà vulnerabile alle stesse dinamiche di potere, controllo e manipolazione tipiche dei circuiti finanziari tradizionali.
MicroStrategy e il suo legame con Bitcoin
Ma chi è MicroStrategy? Si tratta di una realtà del tutto peculiare. Fondata come società tecnologica che vendeva piattaforme di analisi dati alle imprese, a partire dal 2020, con Michael Saylor come ceo, ha deciso di trasformare la propria tesoreria puntando quasi tutto sul Bitcoin, arrivando ad accumularne oltre 200 mila. E quando la liquidità aziendale non bastava, le cripto venivano comprate a debito. Diventando un’acquirente sistematico, agli occhi degli investitori comprare azioni MicroStrategy era diventato come comprare Bitcoin, alimentando indirettamente la corsa al rialzo dell’asset digitale. Ma un modello così rigido si è trovato in difficoltà quando il prezzo ha iniziato a scendere repentinamente.
L’effetto contagio su Wall Street
La correzione non resta confinata al mondo cripto. In parallelo, anche alcuni titoli tecnologici e legati all’intelligenza artificiale hanno registrato prese di profitto. La settimana passata il Nasdaq e lo S&P 500 hanno archiviato la settimana peggiore dal Liberation Day di aprile. In un contesto di maggiore incertezza sui tassi d’interesse, sul debito pubblico e sulla crescita economica, molti investitori preferiscono alleggerire le posizioni più speculative. Il Bitcoin, in questo senso, funziona spesso come un indicatore del clima dei mercati: quando la criptovaluta scende così rapidamente, significa che cresce la prudenza anche sui segmenti più dinamici di Wall Street. È quanto sta accadendo ad esempio a Nvidia, che da giorni sta registrando forti svendite nonostante i solidi risultati economici (ne abbiamo parlato qui). Non è semplice prevedere se la fase più critica sia già passata o se ci saranno ulteriori scossoni. Ma sembra chiaro che la finanza tradizionale ha deciso di ingaggiare un braccio di ferro con il lato più “innovativo” del mercato.
Credits: Foto Freepik






