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04/06/2026
Perché gli investitori stanno vendendo Bitcoin: cosa preoccupa il mercato crypto

Perché gli investitori stanno vendendo Bitcoin: cosa preoccupa il mercato crypto

Bitcoin in calo: i grandi investitori vendono e gli ETF registrano deflussi record, segnalando una fase delicata del mercato crypto.

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Il Bitcoin sta attraversando una fase di debolezza mentre il suo prezzo continua a scendere dai massimi recenti e, in parallelo, qualcosa sta cambiando tra chi lo ha sempre tenuto più a lungo. Non si tratta dei trader speculativi, cioè investitori che comprano e vendono rapidamente Bitcoin cercando di guadagnare dalle oscillazioni di prezzo di breve periodo, ma degli investitori “storici”, quelli che di solito accumulano e raramente vendono. È proprio il loro comportamento a far suonare un campanello d’allarme sullo stato del mercato delle criptovalute. In questo contesto, gli analisti di Compass Point parlano di un possibile passaggio delicato del ciclo del Bitcoin, perché anche i cosiddetti detentori di lungo periodo stanno iniziando a vendere.

 

Chi sta vendendo Bitcoin e perché è importante

Nel mercato crypto esiste una distinzione fondamentale tra chi compra e vende rapidamente e chi invece tiene le criptovalute per lunghi periodi. I cosiddetti long-term holders, cioè investitori che non spostano i propri Bitcoin da almeno 155 giorni (circa cinque mesi), sono storicamente considerati la parte più stabile del mercato. Secondo l’analista Ed Engel di Compass Point, questi investitori erano rimasti sostanzialmente fermi tra febbraio e aprile. Negli ultimi giorni però la situazione è cambiata: sono diventati venditori netti, cioè stanno riducendo le loro posizioni. Solo negli ultimi due giorni avrebbero venduto circa 2,4 miliardi di dollari in Bitcoin, una cifra che secondo l’analista ha un impatto diretto sull’equilibrio tra domanda e offerta del mercato. In termini semplici, quando aumenta l’offerta di Bitcoin sul mercato perché più persone vendono, mentre la domanda non cresce allo stesso ritmo, il prezzo tende a scendere.

 

Il segnale dei “top buyer” in difficoltà

Un altro dato che gli analisti considerano rilevante riguarda chi sta vendendo. Circa il 26% dei Bitcoin venduti nell’ultimo mese proviene da investitori che li avevano acquistati a prezzi superiori a 90.000 dollari. Questi investitori vengono definiti top buyers, cioè coloro che hanno comprato vicino ai massimi di mercato. Engel osserva che questo gruppo, che finora aveva resistito anche nelle fasi difficili del mercato, sta ora cedendo. In gergo finanziario questo comportamento viene definito capitolazione, cioè il momento in cui gli investitori smettono di resistere alle perdite e vendono per ridurre il danno. Secondo l’analista, questo tipo di dinamica è tipico delle fasi finali dei mercati ribassisti, cioè dei periodi in cui i prezzi scendono in modo prolungato.

 

Bitcoin sotto pressione tra geopolitica e mercati record

Il prezzo del Bitcoin, ora poco sopra i 60.000 dollari, fatica a risalire verso i massimi storici di ottobre, quando aveva superato i 126.000 dollari (avevamo parlato della discesa del Bitcoin sotto i 64.000 a febbraio anche qui). Da allora il mercato è rimasto debole, anche a causa delle tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran. Il punto interessante è che questa debolezza del Bitcoin avviene mentre i mercati azionari, come quelli americani, hanno continuato a segnare nuovi record. Questa divergenza sta mettendo in discussione due idee molto diffuse sulle criptovalute. La prima è che il Bitcoin sia una sorta di “oro digitale”, cioè un bene rifugio che dovrebbe salire nei momenti di crisi globale. La seconda è che si comporti come un asset tecnologico ad alta crescita, simile alle azioni più speculative. In questa fase, però, nessuna delle due narrazioni sembra funzionare in modo chiaro.

 

ETF in uscita: il vero indicatore della domanda

Un altro elemento chiave riguarda gli ETF su Bitcoin, cioè fondi negoziati in Borsa che replicano il prezzo della criptovaluta e permettono agli investitori tradizionali di esporsi al mercato crypto senza acquistare direttamente Bitcoin (degli Etf abbiamo parlato anche qui). Secondo i dati di SoSoValue, gli ETF hanno registrato 12 giorni consecutivi di deflussi, cioè più soldi in uscita che in entrata. Si tratta della serie negativa più lunga mai registrata. Il valore complessivo degli asset detenuti da questi ETF è sceso da 107,8 miliardi di dollari a 85 miliardi. In altre parole, una parte importante della domanda istituzionale che aveva sostenuto il rally precedente sta rallentando o uscendo dal mercato.

 

Cosa guardano gli analisti adesso

Nonostante la debolezza, alcuni analisti invitano alla cautela nel considerare queste vendite come un segnale definitivo. Secondo Citi, i flussi degli ETF sono uno dei principali fattori che influenzano il prezzo del Bitcoin, arrivando a spiegare circa il 45% delle variazioni settimanali. Quando questi flussi diventano negativi, come sta accadendo ora, il prezzo tende a soffrire. Allo stesso tempo, l’assenza di nuovi stimoli regolamentari negli Stati Uniti e la riduzione delle aspettative su possibili cambi normativi favorevoli stanno contribuendo a mantenere il sentiment debole. In questo scenario, il mercato resta sospeso tra due forze opposte: da un lato la narrativa di lungo periodo che vede il Bitcoin come asset globale alternativo, dall’altro una domanda istituzionale che in questa fase sta rallentando.



 

Credits: immagine da Magnific

Tags:
BitcoincriptovaluteEtf

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