Alessandro Cicognani 22/06/2026
Markets Today: Accordo tra Usa e Iran; Starmer verso le dimissioni; oggi il cda Mps; Gens Aurea e l’ipo a Piazza Affari
La settimana dei mercati riparte dalla Svizzera. Dopo giorni di tensione, minacce e petrolio sotto pressione, Stati Uniti e Iran hanno chiuso a Lucerna il primo round di colloqui con una roadmap per arrivare a un accordo definitivo entro 60 giorni. Il punto più importante, per gli investitori, riguarda lo Stretto di Hormuz: è stata prevista una linea di comunicazione per evitare incidenti e garantire il passaggio delle navi commerciali. Trump, domenica, era tornato ad attaccare Teheran sui social, minacciando nuovi raid. Ma il lavoro dei diplomatici alla fine ha prevalso. Il petrolio ha reagito subito, con il Brent è sceso a 79 dollari al barile.
Wall Street cauta nonostante l’intesa; occhi puntati sull’inflazione in uscita giovedì
Nonostante la buona notizia, gli indici a Wall Street continuano a rimanere cauti. S&P 500, Nasdaq e Dow Jones hanno tutti chiuso la settimana scorsa in negativo intorno allo 0,5% e questa mattina restano deboli. Questi i future Usa: S&P 500 -0,5%, Nasdaq 100 -0,6% e Dow Jones in calo di circa 180 punti. Dopo l’entusiasmo per l’intesa con l’Iran, gli investitori tornano a guardare alla Fed. Il dato chiave della settimana sarà il Pce di maggio (atteso per giovedì 25), l’indicatore dell’inflazione preferito dalla banca centrale americana. Dopo l’ultima riunione, il mercato ha ricominciato a prezzare la possibilità di un rialzo dei tassi.
Il dollaro torna ad essere forte dopo la decisione della Fed sui tassi
Tra le notizie da seguire c’è anche il ritorno del dollaro forte. Dopo la Fed, il biglietto verde si è rafforzato contro quasi tutte le principali valute: l’euro scambia oggi intorno a 1,145 dollari. Il motivo è semplice: se gli Stati Uniti tengono i tassi più alti più a lungo, o addirittura li alzano ancora, i capitali tendono a cercare rendimento in dollari. Per l’Europa non è solo un rischio. Un dollaro forte può aiutare le società esportatrici, soprattutto quelle con molti ricavi negli Stati Uniti. Tra i settori indicati dagli analisti ci sono lusso, industria e tecnologia. Il rovescio della medaglia è il costo delle importazioni.
In Asia è ancora record per il Nikkei; la Banca centrale cinese lascia invariati i tassi
La seduta asiatica si è invece chiusa senza una direzione unica. Il Nikkei ha aggiornato ancora una volta i massimi storici (+1,8%), spinto dai titoli legati all’intelligenza artificiale e dalle infrastrutture tecnologiche: l’indice è salito di circa l’1,8%, con lo yen vicino ai minimi da 40 anni oltre quota 161 contro dollaro. In Corea il Kospi ha guadagnato terreno, sostenuto anche da SK Hynix. Più contrastata la Cina: Shanghai è salita dell’1,4%, mentre Hong Kong ha perso circa l’1%. La Banca centrale cinese questa mattina ha lasciato invariati i tassi ai minimi storici: 3% a un anno e 3,5% a cinque anni, segnale di cautela in un’economia ancora fragile.
L’Europa si prepara a un avvio prudente; Starmer verso le dimissioni a Londra
L’Europa si prepara a un avvio prudente, con i future sull’EuroStoxx 50 vicini alla parità. Gli investitori guardano all’intesa Usa-Iran, ma anche alla politica britannica. Londra è infatti osservata speciale dopo le indiscrezioni su Keir Starmer, che potrebbe annunciare una tabella di marcia per lasciare Downing Street, dopo la vittoria alle suppletive a Makerfield di Andy Burnham (che si prepara a sostituirlo). La sterlina si è indebolita fino a 1,318 dollari prima di recuperare parte delle perdite. La scorsa settimana le Borse europee hanno chiuso in ordine sparso: Francoforte e Parigi positive di uno 0,4%, Londra più debole ha fatto -0,65%. Sullo sfondo resta il tema tassi, con il calo del petrolio che riduce il rischio inflazione ma non cancella le incertezze.
Piazza Affari più forte del Nasdaq: settimana record; oggi si riparte dalle cedole
Quanto a Milano, il Ftse Mib arriva da una settimana storica: l’indice italiano ha superato quota 53 mila punti, con un progresso settimanale del 2,6% e un rialzo da inizio anno vicino al 17,6%, più forte anche del Nasdaq. Oggi, però, il listino partirà con il peso tecnico dello stacco cedole: Leonardo, Poste, Stm, Snam, Terna e Hera avranno un impatto stimato dello 0,21% sull’indice. Tra i titoli da seguire ci sono Stm, Stellantis, Leonardo, Poste e Pirelli. Il tema di fondo resta il risiko bancario, che nelle ultime settimane ha acceso Mps, Mediobanca e Banco Bpm.
Mps: oggi il cda sull’integrazione Mediobanca ma si parlerà anche di Intesa e Bpm
Tra i titoli da monitorare si segnala la giornata cruciale per Mps. Il cda di Rocca Salimbeni è convocato per fare il punto sull’integrazione con Mediobanca, ma sul tavolo ci sono anche l’opas di Intesa Sanpaolo e la proposta di aggregazione arrivata da Banco Bpm. L’ad di Mps Luigi Lovaglio deve decidere se e come costruire una contromossa, sapendo che il tempo è poco e che la passivity rule limita le difese senza il via libera degli azionisti. Intesa ha messo sul piatto una proposta molto pesante, che vale oltre 30 miliardi di euro, mentre Banco Bpm resta il possibile alleato industriale.
Gens Aurea verso Piazza Affari: sarebbe la prima grande Ipo italiana da anni
A Piazza Affari torna anche il tema Ipo. Gens Aurea, gruppo italiano del compro oro controllato dal private equity Dvc Partners, ha annunciato l’intenzione di quotarsi a Milano nel listino principale. Sarebbe la prima grande offerta pubblica iniziale in Italia da tre anni. La società opera con marchi come Orocash e OroCaja e gestisce circa 530 punti vendita in Europa, soprattutto in Italia e Spagna. Nel 2025 ha registrato ricavi per 836 milioni di euro e un margine operativo lordo di 105 milioni. Per il 2026 punta a 1,5 miliardi di ricavi. L’operazione arriva in una fase favorevole per l’oro, salito su livelli record.
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