Redazione FinanzaInPage 12/06/2025
Markets Today: Accordo Usa-Cina; Trump minaccia nuovi dazi; Oro vicino ai massimi; UniCredit all’attacco
Gli Stati Uniti riceveranno le terre rare necessarie alla loro produzione tech, mentre Washington toglierà le restrizioni all’export di tecnologia verso la Cina. È il succo dell’accordo raggiunto ieri a Londra tra i rappresentanti delle due superpotenze. A questo punto i dazi degli Usa sull’import cinese restano al 10%, come stabilito in via temporanea due settimane fa, mentre cala il sipario sulle tariffe inizialmente stabilite al 145%. Nessun commento da parte di Pechino, ma – secondo indiscrezioni media – il via libera dalle autorità cinesi sarebbe arrivato solo per un periodo di sei mesi, in attesa di capire se non vi saranno nuove giravolte da parte dell’Amministrazione Usa.
La minaccia di dazi extra resta sul tavolo
Per un fronte di tensione che si place, c’è un altro che riprende forza. Il Presidente Usa ha dichiarato che stabilirà tariffe doganali unilaterali con i partner commerciali, prima della scadenza del 9 luglio, inviando lettere che specificano i termini dei nuovi accordi agli stati che non trattano con gli Usa. Intanto Trump ha ottenuto un successo in casa: una Corte d’Appello ha esteso di due mesi, fino al 31 luglio, la sospensione di una sentenza del tribunale federale commerciale che aveva bocciato come illegali gran parte delle tariffe, tutte quelle decise utilizzando una legge di emergenza economica. Al momento, tranne misure su singoli settori, vige un dazio universale del 10%. Tuttavia, se entro il 9 luglio non verranno trovati accordi con i singoli Paesi, scatteranno le più gravose tariffe reciproche.
Inflazione Usa sostanzialmente in linea con le attese; Giù il dollaro, torna a correre l’oro
Il tanto atteso dato sull’inflazione a maggio non ha riservato grandi sorprese. I prezzi al consumo sono saliti del 2,4% nel confronto annuo (in linea con le previsioni) e dello 0,1% mese su mese (l’attesa era di un +0,2%). L’indice core, al netto di energia e alimentari, ha segnato un rialzo mensile dello 0,1% e annuale del 2,8%. Si tratta di risultati che non sembrano in grado di smuovere la Fed, in vista della riunione del 17-18 giugno (ne abbiamo parlato qui): la stragrande maggioranza degli analisti si attende per l’occasione una conferma dei tassi attuali. Il dollaro ha reagito a questi risultati perdendo leggermente terreno rispetto alle altre valute internazionali. A proposito di dollaro, il biglietto verde, nonostante i cali degli ultimi mesi resta la riserva principale nei forzieri delle Banche centrali. Al secondo posto sale l’oro, che scavalca l’euro. Il clima di diffusa incertezza ha restituito appeal al metallo giallo ha ripreso la corsa, con un progresso di due punti che lo ha portato in area 3.400 dollari l’oncia, non distante dal massimo storico.
Wall Street in leggero calo, con Tesla tra alti e bassi
Le buone notizie provenienti dal fronte commerciale e la mancanza di sorprese da quello dell’inflazione non bastano a Wall Street, che interrompe la serie di tre sedute positive. L’S&P 500 chiude in calo dello 0,27%, il Nasdaq dello 0,50% e il Dow Jones sostanzialmente stabile (-0,1%). A livello di settori, bene i titoli dell’energia, mentre materiali e beni di consumo discrezionali hanno chiuso in cali. Prosegue la volatilità su Tesla, che ha aperto in progresso di oltre il 2% dopo che Musk si è detto dispiaciuto per gli attacchi via social network a Trump, ma in chiusura il titolo dell’automotive ha confermato i livelli della vigilia.
Apertura in calo per l’Europa; spread BTp-Bund stabile
Le Borse europee hanno aperto la seduta in calo, dopo la seduta fiacca di ieri. Francoforte ha lasciato sul terreno lo 0,32%, Parigi lo 0,36% e Madrid lo 0,85%. A Milano, il Ftse Mib è rimasto sostanzialmente stabile (-0,07%). In rialzo Azimut (+2,55%), A2a (+1,95%) e Fineco (+1,71%); in ribasso Nexi (-2,47%), Saipem (-2,07%) e Mps (-1,43%). Intanto lo spread (la differenza di rendimento) tra BTp e Bund decennali è rimasto fermo a 94 punti.
UniCredit: Orcel all’attacco su Commerzbank e Banco Bpm
Per Andrea Orcel, ceo di UniCredit, le possibilità di andare avanti con l’Offerta pubblica di scambio su Banco Bpm sono minime. “La probabilità di procedere senza chiarimenti è al 20% o meno”, ha dichiarato intervenendo alla Goldman Sachs Financial Conference 2025 che si è tenuta a Berlino. Nel mirino ci sono le condizioni poste dal governo italiano a UniCredit, tra cui l’uscita dalla Russia entro sette mesi e il mantenimento dell’attuale esposizione in titoli di Stato da parte della Sgr Anima. Il numero uno di Unicredit è entrato nel merito anche della scalata a Commerzbank dopo che martedì il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva bollato l’operazione come “ostile” in una lettera rivolta ai dipendenti dell’istituto di Francoforte. “Vorrei capire perché siamo stati gli unici invitati come investitore istituzionale dal ministero delle Finanze tedesco….continuo a non capire questo discorso dell’opacità e dello stile”, ha sottolineato, respingendo le accuse al modo in cui la banca italiana è cresciuta nel capitale di quella tedesca.
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