Alessandro Cicognani 22/08/2025
Markets Today: Alle 16 parla Powell; S&P500 in rosso; dazi Ue al 15% per auto e farmaci; Mediobanca boccia l’ops Generali
Il giorno è arrivato, alle 16 ora italiana il presidente della Fed Jerome Powell salirà sul palco di Jackson Hole. Potrebbe essere uno degli interventi più difficili per il numero uno della banca centrale Usa, ormai costantemente sotto il fuoco del presidente Trump, che non vede l’ora di mandarlo a casa. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, avvierà i colloqui con candidati a succedergli già a settembre. Intanto quella di oggi sarà un’occasione per fare chiarezza agli occhi del mercato, che spera di ricevere da Powell qualche indicazione su come si muoveranno i tassi più importanti al mondo, quelli americani appunto. Sul fronte geopolitico, va avanti l’offensiva di Israele e Gaza e si raffreddano i colloqui di pace Zelensky-Putin. Secondo l’Ucraina, i russi starebbero cercando di sottrarsi all’incontro.
Quinto giorno consecutivo di perdite per l’S&P 500; ancora sotto pressione il tech
Per Wall Street quella di ieri è stata un’altra giornata sotto pressione. È continuata infatti la tensione sui titoli tecnologici, con particolare riguardo al comparto dei semiconduttori, che hanno portato l’S&P500 a chiudere la quinta seduta negativa consecutiva. L’indice ha perso lo 0,40%, portandosi a 6.369,97, mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,34% e il Dow Jones lo 0,37%. Per quanto riguarda la giornata di oggi, i futures azionari sono rimasti pressoché invariati, sottolineando l’attendismo degli investitori, che a questo punto guardano all’appuntamento centrale di Jackson Hole prima di decidere i prossimi passi.
Crescono i ricavi ma aumentano i costi operativi e Walmart crolla del 5% in borsa
Il grande sconfitto nel listino a stelle strisce è però il colosso della grande distribuzione Walmart. Nonostante i conti positivi – nel secondo semestre 2025 ha fatto registrare un utile netto di 7,02 miliardi di dollari, contro i 4,5 miliardi di un anno fa, e ricavi per 177,4 miliardi, più 4,8% – il titolo è crollato quasi del 5% nelle contrattazioni di ieri. Sebbene le vendite siano state solide, l’aumento dei costi operativi ha ridotto la redditività dell’azienda, cosa che non è stata ben vista dagli investitori. Il tasso di crescita è stato inoltre giudicato deludente dagli analisti, specie ora che i rischi esterni (leggasi dazi) stanno aumentando.
Milano sopra i 43 mila punti; su Leonardo e Saipem; oggi Mario Draghi a Rimini
Come gli Usa, così anche l’Europa si affaccia alla giornata di oggi senza particolari scossoni. I futures sull’Eurostoxx lasciano presagire un’apertura in leggero ribasso. Cauta è stata anche la giornata di ieri, con Francoforte e Milano che hanno chiuso poco al di sopra della parità. Quest’ultima si è tra l’altro riportata sopra la soglia dei 43 mila punti, spinta dal più 4,8% di Leonardo e dai buoni risultati di Saipem (+2,5%) e Italgas (+1,5%). Il riaccendersi delle tensioni tra Russia e Ucraina ha rimesso in moto i titoli della difesa e dell’energia. Sullo stato economico dell’Europa ne parlerà oggi al Meeting di Rimini l’ex premier Mario Draghi, atteso alle 17.
Dazi Usa-Ue: confermato 15% per auto, farmaci e chip; vino escluso dalle esenzioni
Tra l’altro, ieri è arrivata l’ufficialità in merito all’accordo sui dazi siglato tra Stati Uniti e Unione Europea. La tariffa è stata confermata al 15% anche per auto, farmaceutico e chip, oltre che la maggior parte dei beni. “Finalmente un quadro chiaro” ha commentato Palazzo Chigi. A questo punto si continuerà a trattare sul comparto agroalimentare invece, visto che molti operatori del settore speravano di spuntare l’esenzione dalle tariffe, il vino primo tra tutti. L’Ue si è impegnata ad acquistare dagli Usa chip di IA per almeno 40 miliardi di dollari, oltre ad armamenti e a 750 miliardi tra gas e petrolio.
L’assemblea di Mediobanca boccia l’ops Generali; favorevole solo il 35% del capitale
A Piazza Affari si torna a parlare di risiko bancario, perché ieri l’assemblea di Mediobanca ha respinto l’ops su Banca Generali e il titolo ha lasciato sul terreno quasi un punto e mezzo percentuale. A decretare la bocciatura è stata l’astensione, in quanto l’affluenza (pari al 77,9%) non è stata sufficiente a garantire la vittoria del sì, che alla fine ha totalizzato il 35% del capitale contro il 42% di contrari. Ha pesato soprattutto il no di Francesco Gaetano Caltagirone, che vale quasi il 10%. Ora l’attenzione si sposta sull’altra offerta pubblica di scambio, quella di Mps su Mediobanca, che scade l’8 settembre.
In rialzo il listino cinese; flette l’Australia dopo il massimo storico; giù anche l’India
Per le borse asiatiche la mattinata è all’insegna dei contrasti. In Cina prevalgono i guadagni, con gli indici tutti in salita (da Hong Kong a Shanghai) grazie alle aspettative di nuovi stimoli economici da parte di Pechino, che vuole rendere il Paese autonomo nella partita globale dei chip. L’Australia, che ieri aveva raggiunto il suo massimo storico, oggi sta perdendo mezzo punto percentuale, mentre l’indice sudcoreano Kospi ha spuntato un più 0,90%. Infine, in India il Nifty 50 oggi si è contratto dello 0,6%, ma segna comunque una settimana positiva (+1,5%), grazie ai solidi dati del manifatturiero e alle promesse di riforme del governo, che stanno consentendo al mercato di guardare oltre la preoccupazione dei dazi.
Inflazione giapponese al 3,1%; la BoJ verso un rialzo dei tassi; cede il Nikkei
Non sembra invece volersi arrestare l’emorragia di vendite giapponese. A Tokyo il Nikkei ha ceduto un altro 0,10% questa mattina, mettendo in fila una serie negativa che contrasta nettamente con i massimi delle scorse due settimane. Questa volta a pesare sul listino nipponico sono i dati macro, che vedono l’inflazione di luglio attestarsi al 3,1%, inferiore al 3,3% del mese precedente ma al di sopra del target del 2%. Lo yen rimane in calo verso il dollaro e i rendimenti dei titoli di Stato continuano a salire. E a questo punto le pressioni sulla banca centrale giapponese (BoJ) per aumentare i tassi a ottobre si fanno più forti.
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