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Finanza in Page

02/09/2026

Markets Today: alta tensione Usa-Iran; petrolio e rendimenti dei bond corrono; Borse in rosso; Lottomatica rileva Cirsa

Le tensioni Usa-Iran fanno schizzare al rialzo i prezzi del petrolio e, di conseguenza, i rendimenti a livello globale; Fmi preoccupato; altro rialzo dei tassi in Nuova Zelanda; Wall Street e Asia in rosso.

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Resta alta la tensione in Medio Oriente. I nuovi attacchi aerei statunitensi contro l’Iran hanno spinto i prezzi del petrolio sui massimi delle ultime cinque settimane e hanno portato il rendimento dei Treasury, i titoli di Stato Usa, a 10 anni al livello più alto in quasi tre anni, prolungando la fase di vendite sul mercato obbligazionario a livello globale. In un contesto di avversione al rischio il dollaro si è rafforzato, con il cambio tra l’euro e il biglietto verde che è sceso sotto 1,16, mentre l’oro è sceso a circa 4.325 dollari l’oncia, registrando il quarto calo consecutivo e portandosi ai minimi da oltre tre settimane.

Petrolio europeo sopra 95 dollari al barile

Nel dettaglio, i prezzi del petrolio trattano in rialzo, con il Brent, il greggio europeo, che viaggia sopra i 95 dollari al barile, in scia all’escalation delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. I nuovi attacchi Usa contro Teheran hanno alimentato i timori di interruzioni prolungate delle forniture di petrolio. L’attività di navigazione ha poi smesso di aumentare e sembra insufficiente a impedire il calo delle esportazioni complessive dal Golfo Persico e dei flussi di greggio. Il traffico delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasto estremamente limitato il 1° settembre: secondo i dati preliminari di Kpler, soltanto cinque navi adibite al trasporto di materie prime hanno attraversato il canale. Anche le esportazioni di greggio iraniano si sono ridotte parecchio. Reuters riferisce che i carichi di greggio iraniano sono scesi a una quantità compresa tra 220.000 e 255.000 barili al giorno ad agosto, rispetto ai 2 milioni di barili al giorno di marzo.

I rendimenti dei titoli di Stato salgono su massimi pluriennali a livello globale

La corsa dei prezzi del petrolio sta poi continuano a spingere al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato a livello mondiale poichè i mercati temono un’accelerazione dell’inflazione e, di conseguenza, politiche monetarie più restrittive da parte delle principali banche mondiali. Non solo i costi di finanziamento dei Treasury hanno toccato nuovi massimi. In Giappone, il rendimento del titolo di Stato decennale ha superato ieri la soglia del 3%, raggiungendo il massimo degli ultimi 30 anni. In Germania, il rendimento del Bund a 10 anni si è portato al 3,364%, ai massimi dal 2011. Sotto pressione anche i titoli di Stato britannici: il rendimento del decennale è salito al 5,254%, il livello più elevato dal 2008, mentre quello del trentennale ha raggiunto il valore più alto dal 1998.

La corsa dei rendimenti preoccupa il Fondo monetario internazionale

Sebbene l’economia globale abbia assorbito lo shock all’offerta di energia meglio del previsto, la situazione non è ancora risolta e i rischi legati all’aumento del debito e all’inflazione rimangono elevati, ha affermato la direttrice del Fondo monetario internazionale. Intervenendo al termine del vertice del G20, Kristalina Georgieva ha indicato come motivo di particolare preoccupazione l’aumento dei tassi a livello globale. “Con l’aumento dei rendimenti dei titoli delle principali economie avanzate ai massimi da diversi anni, la maggior parte delle curve dei rendimenti mondiali viene spinta verso l’alto. In alcuni mercati emergenti, questo più che compensa la riduzione degli spread ottenuta con tanta fatica”.

Wall Street e Asia in rosso

Per quanto riguarda l’azionario, chiusura in calo a Wall Street in scia del forte aumento dei prezzi del greggio, mentre i mercati hanno assistito a un’impennata del rendimento del Treasury decennale dopo che l’Iran ha promesso di infliggere gravi danni in risposta agli attacchi di Washington contro obiettivi nella Repubblica islamica. Il Nasdaq Composite è sceso dell’1,03% a 26.099,77 punti, l’S&P 500 ha perso lo 0,71% a 7.631,47 punti e il Dow Jones è arretrato dello 0,79% a 52.766,88 punti. I titoli dei beni voluttuari, industriali, dei materiali e tecnologici hanno guidato i ribassi, mentre il settore energetico è stato il migliore. Netti cali poi in Asia, con il Nikkei giapponese che  è sceso del 3% circa, mentre in Corea del Sud il Kospi ha lasciato sul terreno il 4% circa.

Avvio fiacco sui listini europei; Lottomatica incorpora Cirsa

Avvio fiacco anche sui listini azionari europei. Sul fronte societario, a Piazza Affari, Lottomatica ha messo a segno una grande operazione che ridisegna il settore europeo del gaming. Il gruppo guidato da Guglielmo Angelozzi ha raggiunto un accordo con la spagnola Cirsa e con Lhmc Midco, società controllata dai fondi gestiti da Blackstone, per una fusione interamente basata su scambio azionario. Cirsa sarà incorporata in Lottomatica, che continuerà a essere la società risultante e manterrà il proprio nome. Il gruppo non ha un azionista di controllo: Apollo, che era il precedente socio di riferimento, ha completato l’uscita nel giugno 2025. Fidelity detiene il 9,2% circa e Capital Research il 6,3%. Il closing è previsto nel secondo trimestre del 2027 dopo le autorizzazioni e le approvazioni degli azionisti.

La Banca centrale neozelandese alza ancora i tassi e i rialzi non sono finiti

Sul fronte, infine, della politica monetaria, la Reserve Bank of New Zealand ha alzato i tassi di interesse, di 25 punti base al 2,75%, per la seconda volta consecutiva, avvertendo che i rischi di un’inflazione più elevata rimangono ben presenti. “Una maggiore persistenza dei prezzi dell’energia e dei prodotti petrolchimici potrebbe far aumentare i rischi per l’inflazione nel breve termine, influenzare il comportamento nella determinazione dei prezzi e portare a un’inflazione più persistente nel medio periodo”, ha spiegato la Banca. “Questi fattori aumentano il rischio che la politica monetaria debba contrastare pressioni inflazionistiche più ampie”. La Rbnz, quindi, ha indicato la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse. “Rimane appropriato rimuovere gradualmente lo stimolo monetario. Tutti i membri hanno concordato che la graduale rimozione dello stimolo monetario è coerente con il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione nel medio termine”.

 

Credits: Foto Pexels

Tags:
fmilottomaticaPetrolioTitoli di Stato

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