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Finanza in Page

20/05/2026

Markets Today: Bond “in zona pericolo”; frena l’Asia; Putin incontra Xi; inflazione Uk in calo; UniCredit al 40% di Commerz

La crisi senza fine in Medio Oriente e lo spettro dell’inflazione hanno messo sotto pressione i titoli di Stato mondiali. In Giappone e Cina è fuga dai titoli a lunga scadenza

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Il mondo resta appeso alla geopolitica, e i mercati lo raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione ufficiale. In Medio Oriente le tensioni sembrano essersi raffreddate in vista di nuovi contatti tra Washington e Teheran, ma Donald Trump ha ricordato che l’attacco era già pronto e che le ostilità potrebbero riprendere. Intanto Vladimir Putin è arrivato a Pechino per incontrare Xi Jinping, meno di una settimana dopo il faccia a faccia tra il leader cinese e Trump. Sul tavolo c’è anche il gasdotto Power of Siberia 2, 2.600 chilometri e 50 miliardi di metri cubi l’anno, segnale di una relazione sino-russa che l’energia può rendere ancora più stretta. In questo contesto, i mercati appunto sembrano aver scelto la strada della stasi. I listini globali sono quasi tutti in rosso di qualche punto percentuale, il petrolio da lunedì praticamente non si è mosso, fermo a 110 dollari, e lo stesso hanno fatto i beni rifugio oro e argento, pressoché immobili.

 

Crisi titoli di Stato: Treasury “in zona di pericolo”; è fuga dai bond cinesi e giapponesi

Il vero nervo scoperto dei mercati sono però i titoli di Stato. Secondo Hsbc, i titoli del Tesoro statunitensi sono ormai entrati in una “zona di pericolo”, perché il rialzo dei rendimenti lunghi rischia di pesare non solo sui bond, ma anche su azioni e asset rischiosi. Il rendimento del Treasury a 30 anni ha superato il 5,19%, massimo dal 2007, mentre il 10 anni è salito verso il 4,69% (ne abbiamo parlato qui). Il sell off non riguarda solo gli Stati Uniti. In Cina e Giappone si sta registrando una fuga dai bond a lunga scadenza, in risposta a timori fiscali, inflazione importata e banche centrali con meno margini di manovra. A Tokyo il rendimento del trentennale è salito ai massimi di sempre.

 

Asia in rosso frenata dal rialzo dei rendimenti e dalle vendite sul tech

La seduta asiatica si è chiusa in rosso questa mattina, con i listini frenati dal rialzo dei rendimenti e dalle vendite sui tecnologici in scia a Wall Street. Il Nikkei ha perso l’1,72% e il Kospi l’1,6%, mentre Samsung Electronics è scesa del 2% in vista dello sciopero. Debole anche la Cina, nonostante la conferma dei tassi di riferimento: Shanghai ha ceduto lo 0,25%, Hong Kong ha perso lo 0,8% e l’Asx australiano l’1,3%. Gli investitori restano prudenti anche per l’attesa dei conti Nvidia, che diranno molto sulla sostenibilità della corsa all’intelligenza artificiale.

 

Oltre 47 mila dipendenti di Samsung si preparano a scioperare domani

E a proposito di tech, la crisi di Samsung aggiunge tensione al comparto dei semiconduttori. Dopo il fallimento della mediazione salariale, oltre 47 mila dipendenti sono pronti a scioperare da domani (giovedì 21 maggio), con al centro il nodo dei bonus: il sindacato chiede premi pari al 15% dell’utile operativo, la rimozione dei tetti e regole più formali. Il titolo è ampiamente in rosso, perché il gruppo pesa quasi un quarto delle esportazioni sudcoreane e ogni stop rischia di toccare la filiera globale dei chip. Seoul valuta poteri d’emergenza, che potrebbero sospendere lo sciopero per 30 giorni.

 

Tre sedute negative di fila per Wall Street che oggi spera nei conti di Nvidia

Wall Street arriva alla seduta di oggi con il fiato corto. I future sull’S&P 500 scendono dello 0,20%, quelli sul Nasdaq 100 dello 0,17% e il Dow perde circa 105 punti. Tutto questo dopo dopo una chiusura negativa ieri: Dow Jones -0,65%, S&P 500 -0,67% e Nasdaq -0,84%. A pesare sono i rendimenti elevati e le vendite sui semiconduttori, con l’S&P 500 e il Nasdaq alla terza seduta consecutiva in rosso. Oggi il mercato aspetta soprattutto i conti di Nvidia: i cui ricavi sono visti in crescita di quasi l’80% verso quota 79 miliardi di dollari, test cruciale per capire se il rally dell’AI regge ancora. Sempre oggi, tra l’altro, usciranno i verbali della Fed sulla riunione di aprile in cui la banca ha tenuto fermi i tassi.

 

Cala al 2,8% l’inflazione ad aprile nel Regno Unito; Europa attesa negative in apertura

L’Europa parte con il segno meno nel giorno dei verbali della Fed e dei conti Nvidia: il future sull’Eurostoxx 50 cedeva lo 0,35% alle 8.30. I mercati seguono il rosso dell’Asia e le tensioni crescenti sui bond, con il trentennale Usa sopra il 5,19%. Una notizia positiva è però arrivata nella primissima mattinata dal Regno Unito, dove l’inflazione di aprile è scesa al 2,8%, sotto il 3% atteso dagli economisti di Reuters e dal 3,3% di marzo. Il calo dipende in gran parte dal tetto ai prezzi dell’energia entrato in vigore il 1° aprile, ma il sollievo potrebbe durare poco, visto che Londra resta importatore netto di energia.

 

Stellantis verso una joint venture con Dongfeng per produrre auto nel sito di Rennes

Ieri le principali borse europee avevano chiuse in rialzo, eccezion fatta per Milano, che ha archiviato la seduta con un -0,65% frenata da Prysmian (-5%) e Saipem (-3,2%). Quanto ad oggi, gli occhi di Piazza Affari sono tutti puntati su Stellantis, che secondo Reuters dovrebbe annunciare una joint venture con Dongfeng per produrre in Europa almeno un’elettrica del marchio Voyah nello stabilimento di Rennes, con una società controllata al 51% dal gruppo italo-francese. Se confermata, sfumerebbe così l’ipotesi ventilata di una produzione nello stabilimento di Cassino. Focus anche su Pirelli, con la fine del patto parasociale cinese.

 

UniCredit sale al 40,6% di Commerzbank ma l’ops per ora rimane senza adesioni

La partita Commerzbank si fa più dura. UniCredit è salita al 40,6% della banca tedesca tra azioni e derivati. L’ops però resta quasi ferma per il momento, con adesioni allo 0,02%, anche perché il concambio di 0,485 azioni UniCredit per ogni Commerzbank resta a sconto di oltre il 5%. Nei giorni scorsi l’istituto tedesco ha invitato gli azionisti a non aderire, giudicando insufficiente il premio e poco credibile il piano industriale. Orcel per il momento ha deciso di non rilanciare e disertare l’assemblea di Commerz, mentre Berlino conserva il 12,11% e può pesare sul finale.

 

Credits: Foto Magnific

Tags:
bondputinunicredit

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