Bucks 08/09/2026
Markets Today: Canada impone dazi contro gli Usa; petrolio verso 100 dollari; yen recupera; Pil Giappone batte attese
Dazi e Medio Oriente restano al centro dell’attenzione dei mercati. Il Canada ha imposto dazi su centinaia di prodotti provenienti dagli Stati Uniti, rischiando di ampliare la guerra commerciale, mentre i prezzi del petrolio continuano a correre, con il Brent, il greggio europeo, che si sta riavvicinando a quota 100 dollari al barile. Sul valutario il cambio tra l’euro e il dollaro si mantiene sopra 1,16 in attesa della riunione della Banca centrale europea di giovedì, mentre sull’obbligazionario i rendimenti dei titoli di Stato restano elevati, con il costo di finanziamento del Bund che avvia la settimana dal 3,38%, dopo un rialzo di 6 punti base nella seduta di venerdì scorso.
Canada impone dazi contro Usa ma vuole la fine della guerra commerciale
Il primo ministro canadese, Mark Carney, è convinto che tenere testa al presidente statunitense, Donald Trump, finirà per rafforzare la posizione negoziale di Ottawa nei confronti del suo principale partner commerciale. Il suo governo ha portato dal 25% al 50% i dazi all’importazione su numerosi prodotti siderurgici statunitensi e ha applicato tariffe a una vasta gamma di beni di consumo, tra cui motociclette, cosmetici, formaggi e altri prodotti. La misura colpirà particolarmente gli esportatori statunitensi di Stati come il Michigan e l’Ohio, che hanno intensi rapporti commerciali con il Canada “che non sta imponendo questi dazi perché vuole una guerra commerciale. Li sta imponendo perché vuole che la guerra commerciale finisca“, ha spiegato Brian Clow, ex alto consigliere canadese per il commercio e i rapporti con gli Stati Uniti durante il governo Trudeau.
Petrolio in rialzo verso i 100 dollari al barile
I prezzi del petrolio continuano a salire. Il future sul Brent, il greggio europeo, scambia a 98,65 dollari al barile (+1,7%) mentre gli operatori monitorano i dettagli dell’accordo tra Iran e Oman per gestire il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, in un mercato reso più teso dagli ingenti acquisti cinesi. L’Iran ha dichiarato che l’accordo è imminente e prevede una rotta sicura temporanea, sollevando interrogativi su come reagiranno gli Stati Uniti dopo aver colpito petroliere iraniane nel fine settimana. Teheran ha avvertito che le navi corrono il rischio di essere attaccate nelle acque al largo dell’Oman.
Borse asiatiche contrastate; surplus commerciale cinese in aumento
Avvio poco mosso sulle Borse europee, con Wall Street che ieri è rimasta chiusa per festività. In Asia, borse contrastate. Il Nikkei ha perso l’1,69% e a Seul il Kospi ha lasciato sul terreno lo 0,58%. In lieve rialzo, invece, le Borse cinesi. Il surplus commerciale della Cina è salito a 119,1 miliardi di dollari ad agosto, dai 101,1 miliardi dello stesso mese dell’anno precedente, in linea con le attese. Le esportazioni sono aumentate del 25% a 401,4 miliardi di dollari, centrando le previsioni, sostenute dalla forte domanda di componenti ad alta tecnologia. Le importazioni sono cresciute del 28,2% a 282,4 miliardi di dollari, al di sotto delle attese di un incremento del 30%.
Yen in rafforzamento contro il dollaro; si allontana da minimi da 40 anni
Sempre in Asia, lo yen si è rafforzato oltre quota 153,89 per dollaro, raggiungendo il livello più alto da febbraio e invertendo la tendenza ribassista che aveva spinto la valuta ai minimi da 40 anni a luglio. Il rialzo è stato favorito dalle aspettative di rimpatrio dei capitali e dalla crescente pressione politica degli Usa affinché il Giappone sostenga lo yen attraverso una politica monetaria più restrittiva. I mercati ora si aspettano che la Bank of Japan aumenti i tassi già questo mese. Un consigliere economico della premier Sanae Takaichi ha affermato che la banca centrale dovrebbe procedere a un rialzo a settembre e a un ulteriore incremento entro gennaio del prossimo anno.
Pil Giappone leggermente sopra le stime
Infine, restando in Giappone, il Pil del Paese nipponico è cresciuto dello 0,4% su base trimestrale nel secondo trimestre del 2026, leggermente al di sopra della stima preliminare dello 0,3%. Si tratta del terzo trimestre consecutivo di espansione, sostenuta dalla revisione al rialzo della spesa pubblica, cresciuta dell’1,7% contro l’1,6% della prima stima, dopo il +0,4% del primo trimestre. Anche gli investimenti delle imprese sono diminuiti meno del previsto, registrando un calo dello 0,9% contro il -1,2% della stima preliminare, dopo il -1% del primo trimestre, a indicare una relativa tenuta della spesa societaria.
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