Bucks 16/06/2026
Markets Today: faro su riapertura Stretto di Hormuz; Dow Jones record; BoJ alza tassi; economia cinese in indebolimento
Il faro del mercato è puntato sull’effettiva riapertura dello Stretto di Hormuz, via d’acqua cruciale attraverso la quale transita normalmente circa un quinto del petrolio mondiale. Il presidente americano, Donald Trump, ha dichiarato che lo Stretto verrà completamente riaperto venerdì, lo stesso giorno in cui gli Stati Uniti e l’Iran prevedono di finalizzare un accordo di pace in Svizzera. Tuttavia, secondo alti funzionari statunitensi, potrebbero essere necessarie più di due settimane per ripristinare le normali operazioni di navigazione in questo canale strategico. Finché l’accordo tra Stati Uniti e Iran non sarà firmato, è probabile che i mercati continuino a concentrarsi su eventuali possibili ostacoli. Anche la velocità con cui il traffico delle petroliere potrà tornare alla normalità sarà osservata con grande attenzione.
Incertezza su riapertura Hormuz potrebbe rallentare la discesa dei prezzi del petrolio
I prezzi del petrolio trattano in lieve calo in avvio di seduta, con ribassi intorno allo 0,3%, ma dovrebbero continuare a essere sostenuti dall’incertezza sulla completa riapertura dello Stretto di Hormuz. Secondo diversi analisti il prezzo del petrolio potrebbe rimanere al di sopra degli 80 dollari al barile, anche nel caso in cui un accordo tra Stati Uniti e Iran consenta la normalizzazione dei flussi energetici dal Medio Oriente. L’attività di trasporto marittimo potrebbe, infatti, rimanere fortemente limitata, le rotte navali potrebbero continuare a richiedere autorizzazioni di sicurezza e le infrastrutture energetiche dell’area mediorientale potrebbero impiegare del tempo per tornare alla piena operatività. Di conseguenza, si prevede che la ripresa dei flussi petroliferi sarà graduale, il che potrebbe limitare, almeno in parte, la velocità della correzione al ribasso dei prezzi del greggio.
Dow Jones record; prosegue il forte rally di SpeceX post quotazione
Sull’azionario, chiusura in rialzo a Wall Street in attesa degli esiti della prima riunione della Federal Reserve presieduta da Kevin Warsh, con il Dow Jones che ha registrato un nuovo massimo storico. Nel dettaglio il Dow Jones è salito dello 0,92% a 51.671,03 punti, superando il precedente record di chiusura registrato il 4 giugno. Il Nasdaq Composite è balzato del 3,07% a 26.683,94 punti e l’S&P 500 è avanzato dell’1,65% a 7.554,29 punti, con entrambi gli indici che hanno registrato il terzo rialzo consecutivo. La maggior parte dei settori ha chiuso in territorio positivo, con il comparto tecnologico in crescita del 3,4%, mentre il settore energetico ha registrato la flessione più marcata. Sul fronte societario, SpaceX è balzata del 20%, dopo aver concluso il suo debutto in Borsa venerdì con un guadagno del 19%. Inoltre, Fox ha accettato di acquisire Roku attraverso un’operazione in contanti e azioni che valuta la piattaforma di streaming televisivo circa 22 miliardi di dollari, creando un gruppo media e tecnologico con una delle più grandi attività di streaming degli Stati Uniti. Le azioni di classe A e B di Fox sono scese rispettivamente del 17% e 15% circa, risultando le peggiori performance dell’S&P 500, mentre Roku ha perso l’1,9%.
Avvio in lieve rialzo in Europa; borse asiatiche contrastate
Avvio in lieve rialzo sull’azionario europeo, con l’Euro Stoxx 50 che sale dello 0,3% circa dopo i primi scambi. Contrastate, invece, le Borse asiatiche dopo le decisioni sui tassi d’interesse da parte della Banca centrale del Giappone e della Reserve Bank of Australia. Il listino sudcoreano (Kospi) ha registrato la performance migliore, sostenuto dal prolungamento del rally dei produttori locali di semiconduttori e dei titoli tecnologici. Il Nikkei ha aggiornato il massimo storico sopra i 70.000 punti nel corso della seduta per poi chiudere in rialzo dello 0,13% a 69.404,5 punti. Al contrario, i mercati di Hong Kong e della Cina hanno sottoperformato dopo la pubblicazione di una serie di dati macroeconomici deboli.
Segnali di rallentamento dai dati macroeconomici cinesi
Nel dettaglio, le vendite al dettaglio in Cina sono diminuite a maggio per la prima volta da oltre tre anni, mentre gli investimenti urbani hanno registrato una contrazione superiore alle attese, aumentando la pressione su Pechino affinché introduca misure di stimolo significative per rilanciare i consumi, nonostante l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente offra un certo sollievo nel breve termine. L’unico dato realmente positivo è arrivato dalla produzione industriale, aumentata del 4,5% a maggio, oltre le attese del 4,3%, e in ripresa rispetto al minimo di quasi tre anni registrato ad aprile (4,1%). L’economia cinese ha quindi mostrato segnali di rallentamento dopo un primo trimestre robusto. Ad aprile, la crescita aveva già perso slancio in quasi tutti i settori, con produzione industriale e vendite al dettaglio che avevano registrato gli incrementi più deboli degli ultimi anni. A maggio, l’indice ufficiale dell’attività manifatturiera è sceso a 50 punti, la soglia che separa l’espansione dalla contrazione.
BoJ alza i tassi all’1% sui massimi dal 1995
Restando in Asia, la Banca centrale del Giappone ha alzato il tasso di interesse di riferimento all’1%, il livello più elevato da oltre trent’anni, in linea con le aspettative degli economisti, accelerando il processo di normalizzazione della politica monetaria avviato nel 2024. Si tratta del primo incremento del costo del denaro da dicembre e della prima volta dal 1995 che il costo del denaro raggiunge l’1%. Il rialzo dei tassi di interesse è stato approvato con una maggioranza netta di 7 a 1. Solo il membro del board della BoJ Toichiro Asada ha espresso un voto contrario, a favore del mantenimento dello status quo. L’inasprimento della politica monetaria arriva in un momento in cui il Giappone deve fare i conti con uno yen debole e con un’inflazione che ha iniziato ad accelerare, in parte a causa della guerra con l’Iran. La Banca centrale ha inoltre annunciato che continuerà a ridurre gli acquisti di titoli di Stato di 200 miliardi di yen per trimestre, prima di interrompere gradualmente il programma di riduzione e stabilizzare gli acquisti mensili di bond a 2.000 miliardi di yen a partire da aprile 2027.
La Reserve Bank of Australia resta ferma ma è pronta ad alzare i tassi
Sempre sul fronte delle Banche centrali, la Reserve Bank of Australia ha mantenuto i tassi di interesse al 4,35%, dichiarandosi al contempo pronta ad alzare il costo del denaro per garantire la stabilità dei prezzi e la piena occupazione. La decisione, presa all’unanimità, è in linea con le previsioni degli economisti e arriva mentre Canberra cerca di contenere l’inflazione nel Paese. La Rba ha puntualizzato che l’inflazione è “ancora troppo elevata”, motivo per cui ha mantenuto invariato il tasso di riferimento, mentre valuta “la risposta ai precedenti rialzi dei tassi e l’impatto delle interruzioni dell’offerta di petrolio”.
Il Btp Italia Sì ha raccolto oltre 3 miliardi di euro nella prima giornata
Infine, per quanto riguarda l’Italia, è iniziato il collocamento del Btp Italia Sì, il titolo di Stato del Mef indicizzato all’inflazione che per la prima volta in questa famiglia di bond sovrani attiva dal 2012 prevede solo la partecipazione di investitori individuali, il cosiddetto pubblico retail, senza includere anche la platea degli istituzionali come fondi e casse di previdenza. L’emissione è partita con il piede giusto, tanto che in chiusura ieri 15 giugno gli ordini hanno già superato quota 3,18 miliardi di euro, per un totale di 95.571 mila contratti sottoscritti.
Credits: Foto Magnific






