Alessandro Cicognani 31/08/2026
Markets Today: Gli Usa tornano a colpire l’Iran; petrolio a 90 dollari; Borse tutte in rosso; Shein debutta a Hong Kong
Gli Stati Uniti sono tornati a colpire l’Iran dopo oltre un mese di stop: l’ultimo raid risaliva al 29 luglio e la pausa non era frutto di un cessate il fuoco scritto. Domenica il Centcom ha attaccato due lanciarazzi delle Guardie rivoluzionarie sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, accusando Teheran di preparare razzi con mine marine. L’Iran ha risposto contro basi Usa in Giordania e negli Emirati. Trump ha poi minacciato il terminal petrolifero di Kharg, da cui passa gran parte dell’export iraniano, mentre il Tesoro prepara nuove sanzioni settimanali, partendo dalle banche e arrivando a shipping, oro, crypto e tecnologia. Una nuova strategia di “asfissia economica” che punta a isolare Teheran anche dal sistema finanziario internazionale. Il Brent è così tornato sopra 90 dollari (+3%), mentre l’oro ha ripreso a scendere dopo settimane di forte corsa: da 4.600 a 4.400 dollari l’oncia.
Wall Street negativa con le tensioni in Iran; venerdì arrivano i Nonfarm payroll
In questo contesto Wall Street si prepara a partire in rosso: i future sul Dow Jones cedono circa lo 0,3%, quelli sull’S&P 500 lo 0,3-0,4% e il Nasdaq lo 0,4%, frenati dal nuovo scontro Usa-Iran e dai rendimenti elevati. Venerdì Dow (-0,02%), S&P 500 (-0,25%) e Nasdaq (-0,52%) avevano chiuso deboli dopo il discorso da “falco” di Kevin Warsh a Jackson Hole, ma la settimana è rimasta positiva: +0,5% per Dow e S&P e +0,8% per il Nasdaq. Ora parte la settimana del lavoro: domani, 1° settembre, arrivano i Jolts e venerdì i nonfarm payrolls, due test decisivi prima della riunione Fed del 16 settembre.
Tutti i listini asiatici in rosso; Cina: ancora in contrazione l’industria e scivola BYD
Anche l’Asia è in rosso con la tensione nel Golfo e i timori per nuovi rialzi dei tassi Usa. Il Nikkei perde circa lo 0,4%, il Kospi lo 0,3%, mentre l’Hang Seng cede lo 0,5% e Shanghai lo 0,4%. La scorsa settimana era stata più positiva per Nikkei e Shanghai, mentre Hong Kong aveva perso terreno. In Cina il Pmi manifatturiero è salito a 49,8 da 49,2, meglio delle attese, ma resta sotto quota 50 e quindi in contrazione per il secondo mese consecutivo. Tra i titoli da mo intortare: quello di HDFC Bank in India sale dopo l’uscita a sorpresa del ceo Jagdishan; BYD perde invece oltre il 5% con conti frenati dalla forte concorrenza interna.
Shein debutta a Hong Kong: Ipo da 1,7 miliardi di dollari alle 3.30 italiane di domani
La notizia più importante dall’Asia arriverà però nella notte italiana: alle 3.30 Shein debutterà alla Borsa di Hong Kong. Il colosso del fast fashion ha fissato il prezzo dell’Ipo a 48,56 dollari di Hong Kong per azione, circa 6,2 dollari Usa, con una raccolta prevista di circa 1,7 miliardi di dollari. La valutazione sarà intorno ai 26,5 miliardi, oltre il 70% sotto i quasi 100 miliardi raggiunti nel 2022. Il debutto sarà quindi anche un test importante per capire quanto gli investitori siano disposti a tornare a scommettere sulle grandi quotazioni asiatiche. L’arrivo a Hong Kong segue i tentativi falliti di ipo a New York e poi a Londra.
Anche l’Europa è attesa negativa; oggi e domani test inflazione prima della Bce
Come nel resto del mondo, così anche L’Europa si prepara a un avvio negativo dopo il ritorno delle tensioni in Medio Oriente, mentre venerdì il quadro era stato decisamente migliore: Francoforte +0,77%, Parigi +0,98% e Londra +0,3%, con i listini europei che hanno chiuso positivamente anche la settimana. Ora però il focus torna sui dati macro: oggi arriva il dato preliminare sull’inflazione tedesca, domani quelli di Eurozona e Italia. Saranno numeri particolarmente osservati dalla Banca centrale europea, che tornerà a riunirsi giovedì 10 settembre per decidere la nuova direzione dei tassi.
Piazza Affari: occhi al comparto energetico con il petrolio sopra i 90 dollari
Non è da meno Piazza Affari, attesa debole in avvio dopo il +0,67% di venerdì che aveva riportato il Ftse Mib a 52.616 punti (+0,14% la performance settimanale). Oggi i riflettori saranno soprattutto su Eni, sostenuta dal petrolio tornato sopra quota 90 dollari e dalle novità venezuelane: il gruppo ha confermato di lavorare con Caracas al rilancio del settore energetico e nel weekend ha rafforzato anche la presenza offshore in Uruguay. Il rialzo del greggio potrebbe sostenere più in generale tutto il comparto energetico. Attenzione poi alle banche, dopo la proposta del ministro Salvini di un “contributo” pari al 5% degli utili annuali.
Usa-Venezuela: storico accordo sul petrolio per 65 miliardi di barili
Infine si torna a parlare di geopolitica, perché nel fine settimana è stato stretto un importante accordo petrolifero tra Stati Uniti e Venezuela, definito da Trump “il più grande della storia”. Washington sostiene di essersi assicurata, attraverso una partnership con il settore privato, il controllo maggioritario di oltre 65 miliardi di barili di riserve accertate, circa un quinto del totale venezuelano. L’obiettivo è rilanciare una produzione oggi ferma intorno a 1,25 milioni di barili al giorno e riportare più greggio verso le raffinerie americane. Per Trump l’intesa avrebbe un doppio effetto: rafforzare la sicurezza energetica Usa e aumentare nel tempo l’offerta disponibile, contribuendo a calmierare i prezzi.
Credits: Foto Magnific






