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30/04/2026
Il petrolio balza a 123 dollari; Fed ferma sui tassi; oggi tocca alla Bce; Google batte le attese e Meta delude

Markets Today: Il petrolio balza a 123 dollari; Fed ferma sui tassi; oggi tocca alla Bce; Google batte le attese e Meta delude

Trump valuta nuove mosse militari in Iran alimentando il rischio escalation in Medio Oriente e mandando in rosso i mercati. Trimestrali: in Italia conti record per Prysmian

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La geopolitica continua a dominare il dibattito sui mercati. Nelle ultime ore Trump ha nuovamente bloccato lo stretto di Hormuz, mentre valuta nuove mosse militari, alimentando così l’incertezza su una crisi che appare tutt’altro che vicina a una soluzione. Il sollievo iniziale legato all’uscita degli Emirati dall’Opec è durato poco (ne abbiamo parlato qui): gli operatori sono tornati a temere un conflitto più lungo del previsto e un impatto diretto sulla filiera energetica globale. Non a caso il petrolio continua a correre: il Brent ha superato i 123 dollari al barile, sui massimi degli ultimi quattro anni, mentre le esportazioni attraverso Hormuz sarebbero scese fino al 4% dei livelli normali. Uno scenario che riporta il rischio energetico al centro dei mercati e che potrebbe tradursi in nuove pressioni inflazionistiche nelle prossime settimane. Con effetti a catena su trasporti, industria e consumi.

 

La Fed lascia invariati i tassi di interesse; oggi la parola passa alla Bce

La Fed, in un contesto così incerto, ha scelto la linea della prudenza lasciando i tassi invariati al 3,50%-3,75%. Una decisione presa con un livello di dissenso interno ai massimi dal 1992 e che segna anche l’ultima riunione da presidente per Jerome Powell, pronto a lasciare il posto a Kevin Warsh. Il messaggio è chiaro: c’è troppa incertezza per muoversi ora e serve attendere nuovi dati prima di cambiare rotta. Oggi toccherà alla Bce, con attese di tassi fermi, dopo la stessa scelta fatta anche dalla Bank of Japan. Le banche centrali si trovano strette tra inflazione energetica e crescita fragile.

 

Wall Street debole: pesano il rischio di un conflitto lungo in Iran e la scelta della Fed

Dopo la decisione della Fed, Wall Street ha chiuso contrastata ieri: Dow Jones -0,6%, S&P 500 -0,04% e Nasdaq +0,04%. Il Dow ha registrato il quinto ribasso consecutivo, zavorrato dal balzo del petrolio e dalle preoccupazioni sull’impatto dell’energia sui margini aziendali. Questa mattina i futures restano negativi: S&P 500 -0,22%, Nasdaq -0,23% e Dow in calo di circa 285 punti (-0,58%). Il mercato resta attendista, con il rischio energetico che pesa sulle prospettive e alimenta volatilità. Gli investitori guardano anche ai prossimi dati macro per capire se l’economia riuscirà a reggere l’urto di prezzi così elevati.

 

Big Tech sotto la lente: Alphabet batte le attese mentre non brillano gli utili di Meta

Come detto, solo il Nasdaq è riuscito a chiudere in positivo. È il riflesso della stagione delle trimestrali tech, entrante nel vivo proprio ieri. Alphabet ha battuto le attese con ricavi a 109,9 miliardi di dollari, mentre Amazon ha superato le stime con un cloud in forte crescita. Microsoft ha registrato ricavi a 82,9 miliardi (+18%) e utili in aumento del 23%, con Azure a +40%. Più debole Meta, penalizzata da investimenti sempre più elevati e da una crescita degli utenti meno brillante. Nel complesso, i colossi investiranno circa 600 miliardi nell’intelligenza artificiale nel 2026. Ora l’attenzione si sposta su Apple, i cui conti sono attesi per questa sera.

 

La corsa del petrolio pesa sul Nikkei; in Cina corre la manifattura ma rallenta la crescita

Quanto alle borse asiatiche, questa mattina hanno chiuso miste, influenzate dal petrolio e dalla debolezza di Wall Street. Il Nikkei ha perso l’1,3% e l’Hang Seng ha ceduto l’1,32%, mentre Shanghai, in controtendenza, ha chiuso in verde dello 0,15%. Dalla Cina arrivano segnali contrastanti: il Pmi manifatturiero ufficiale sale a 50,3, sopra le attese, mentre quello privato tocca 52,2, massimo da cinque anni. Tuttavia la crescita rallenta per il calo dei nuovi ordini e per una domanda interna ancora fragile. Sul fronte corporate, la coreana Samsung ha visto i propri utili crescere di otto volte sostenuti dalla domanda tecnologica.

 

Europa debole in attesa di Bce e inflazione; Volkswagen delude: utili in calo del 14,3%

Parlando delle borse europee, si preparano oggi a un avvio in calo, seguendo Wall Street e il rialzo del petrolio. I future sull’Eurostoxx 50 erano in rosso dell’1,2% alle 8.30 di questa mattina. Ieri la chiusura è stata negativa per tutti i listini del Vecchio Continente, con vendite diffuse su diversi settori, in particolare industria e auto. A pesare anche le trimestrali: il colosso automobilistico tedesco Volkswagen ha riportato un utile operativo di 2,5 miliardi nel primo trimestre 2026, in calo del 14,3% e sotto le attese, con ricavi a 75,66 miliardi (-2,5%). Oggi in Europa è tra l’altro prevista l’uscita del dato sull’inflazione, attesa in rialzo al 2,9%.

 

I titoli bancari ancora sotto la lente di Piazza Affari; Orcel non si ferma su Commerz

A Piazza Affari l’attenzione resta concentrata su energetici e bancari, in particolare su Banco Bpm con Credit Agricole salita al 22,9% del capitale. Mentre l’ad di Unicredit, Andrea Orcel, ha detto in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung che il processo di acquisizione di Commerzbank da parte della banca italiana non si può fermare e andrà a buon fine. Quanto a Nexi, Cassa depositi e prestiti ha fatto sapere che intende mantenere la propria quota in Nexi, opponendosi dunque a qualsiasi acquisizione da parte di Cvc Capital. La volatilità resta comunque elevata e il listino italiano si muove in linea con il resto d’Europa.

 

Nuova mossa nel risiko bancario italiano: Crédit Agricole scende in campo per BdM

Si è poi aperto un nuovo capitolo ieri nel risiko bancario italiano: Crédit Agricole è infatti scesa in campo per Banda del Mezzogiorno (BdM), rafforzando la propria presenza nel sistema creditizio nazionale. Secondo quanto risulta riportato da Milano Finanza, Crédit Agricole ha presentato una manifestazione d’interesse per l’ex Popolare di Bari, istituto salvato nel 2020 da Mediocredito Centrale. L’istituto francese è già fortemente radicato in Italia, solo negli ultimi anni ha comprato le Casse di Rimini, San Miniato e Cesena, e infine il Creval. E ora punta alla rete di 190 filiali di BdM.

 

Conti trimestrali oltre le attese per Prysmian: ricavi a 5,2 miliardi e utile +64%

Infine occhi su Prysmian, che questa mattina ha aperto la stagione delle trimestrali italiane con numeri solidi e in crescita su tutte le principali voci. Nel primo trimestre i ricavi sono saliti del 5% a 5,2 miliardi, mentre la marginalità è cresciuta del 14% a 601 milioni. Ancora più forte l’utile netto, balzato a 246 milioni (+64%). A sostenere le prospettive di Prysmian è stato soprattutto il business legato ai data center e alla fibra ottica, in forte espansione a livello globale. La divisione digital solutions è cresciuta del 9% a 451 milioni, con margini in forte aumento fino al 20,6%.

 

Credits: Foto Magnific

Tags:
bcefedgooglePetrolio

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