Alessandro Cicognani 17/09/2026
Markets Today: La Fed alza i tassi; Trump minaccia nuovi dazi all’Ue; Europa contro le auto cinesi; primo sì a Intesa-Mps
La Fed torna a stringere la politica monetaria. Per la prima volta dal luglio 2023, la banca centrale americana ha alzato i tassi di 25 punti base, portando i Fed Funds al 3,75%-4%, con una decisione unanime. Kevin Warsh ha spiegato che l’economia resta solida, il lavoro tiene e l’inflazione non è più riconducibile soltanto allo shock energetico: l’indice dell’inflazione Pce 2026 è ora visto al 3,7%, mentre il Pil è stato rivisto al 2,3%. Sedici membri su 18 indicano almeno un altro rialzo entro fine anno. Trump ha reagito chiedendo tassi all’1% o meno, mentre la Casa Bianca ha contestato la stretta sostenendo che l’inflazione dipende soprattutto dall’energia. I mercati hanno letto un orientamento rigido della Fed, reagendo in questo modo: Treasury decennale attorno al 5%, dollaro ai massimi da sette settimane e Wall Street in calo.
L’Ue apre al Canada come primo “membro associato” e Trump minaccia nuovi dazi
Si apre intanto un nuovo fronte tra Washington e Bruxelles. Ursula von der Leyen ha proposto al Canada di diventare il primo “membro associato” dell’Ue, formula che oggi non esiste nei trattati e richiederebbe un accordo specifico tra i Ventisette. Ottawa punta a ridurre la dipendenza dagli Usa dopo i dazi al 50% decisi da Trump su molte merci canadesi. Il presidente americano ha definito l’ipotesi “ridicola” e ha avvertito che, se la considererà un atto ostile, imporrà dazi molto pesanti all’Europa o fermerà gli scambi su diversi prodotti. Il dossier riapre così il fronte commerciale Usa-Ue. Sale la tensione Usa-Ue.
Wall Street tenta il rimbalzo dopo la Fed; accordo Generac-Amazon sui data center
In questo contesto, Wall Street prova a rimbalzare dopo la stretta della Fed. Questa mattina i future indicano un recupero di circa lo 0,6% per Dow Jones e S&P 500 e dello 0,7% per il Nasdaq 100. Ieri, dopo il rialzo dei tassi, il Dow ha perso l’1,21%, l’S&P 500 lo 0,45% e il Nasdaq lo 0,01%, con finanziari ed energia tra i settori più deboli. Il Treasury a dieci anni resta vicino al 5%. Tra i titoli da seguire Generac, balzata di oltre il 30% nell’after-hours dopo un accordo con Amazon sui generatori di emergenza per i data center. Oggi attesi anche sussidi e dati immobiliari.
Tokyo e Seul salgono mentre Cina in rosso; la BoJ verso un rialzo dei tassi domani
Asia divisa dopo la Fed: Tokyo e Seul salgono, la Cina arretra. Il Nikkei guadagna circa lo 0,5% e il Kospi lo 0,7%, mentre Hong Kong perde lo 0,7% e Shanghai lo 0,4%. Da ricordare che domani toccherà alla Bank of Japan, da cui il mercato si attende un rialzo di 25 punti base all’1,25%, massimo da 31 anni. Intanto cresce l’allarme sullo yen, tornato in area 155-156 per dollaro: anche manager di gruppi esportatori come Kawasaki e Inpex giudicano eccessiva la debolezza della valuta. Tokyo promette di contrastare movimenti disordinati. Il cambio resta così uno dei temi centrali per le imprese nipponiche.
Europa in rialzo mentre attende oggi le mosse della Bank of England sui tassi
Quanto all’Europa è attesa in rialzo dopo la Fed, ma oggi il vero test è la Bank of England. I future avanzano di circa lo 0,5% alle 8.30, dopo una seduta positiva: Francoforte ha guadagnato circa lo 0,5%, il Parigi lo 0,6% e Londra lo 0,3%. Alle 13 la BoE dovrebbe lasciare i tassi fermi al 3,75%, ma il mercato cercherà segnali su un possibile rialzo a novembre. L’inflazione britannica è salita al 3,1% ad agosto, mentre la componente core è rimasta al 2,6%. In agenda anche il dato finale sui prezzi dell’Eurozona e alcuni interventi Bce. Londra è quindi il principale market mover della mattinata.
L’Ue chiede alla Cina di frenare l’export di auto ibride per evitare nuovi dazi
Nel frattempo, Bruxelles ha deciso di alzare la voce e chiede alla Cina di limitare volontariamente al 15% del mercato Ue le vendite di auto ibride prodotte nel Paese, oggi oltre un terzo. Il nodo è la pressione sull’industria europea, alle prese con tagli e licenziamenti, mentre le importazioni di ibride cinesi sono salite da 3.800 unità dell’ottobre 2024 a 50 mila nel luglio 2026. Dopo i dazi fino al 45% sulle elettriche, l’Ue minaccia nuove misure se Pechino non collaborerà. Volkswagen chiede già dazi più severi anche sulle ibride, oggi gravate solo del 10%, mentre Bruxelles teme la deindustrializzazione.
Milano riparte da +0,8%: Stellantis verso il raddoppio della produzione a Mirafiori
Piazza Affari riparte intanto da 51.969 punti, dopo il +0,8% messo a segno ieri dal Ftse Mib, miglior listino tra i principali europei. Lo spread Btp-Bund ha chiuso a 87 punti, con il decennale italiano al 4,38%. Oggi riflettori su Stellantis, dopo l’annuncio che Mirafiori produrrà nel 2026 il doppio delle oltre 30 mila vetture del 2025. Ma attenzione anche a Mfe, che ha chiuso il semestre con un utile operativo di 145,7 milioni, e a Pininfarina, oggetto di un’opa a 1 euro per azione finalizzata al delisting, con un premio del 20%.
Risiko bancario: primo via libera a Intesa-Mps; Bettina Orlopp apre a Unicredit
Il risiko bancario aggiunge inoltre due tasselli. Intesa Sanpaolo ha ottenuto dall’Ivass il primo via libera preventivo all’opas su Mps: l’autorizzazione riguarda le partecipazioni indirette in Generali e nelle due joint venture Axa Mps. Restano però numerosi passaggi, da Bce e Banca d’Italia fino a Consob e Antitrust. In Germania, Bettina Orlopp apre invece a un percorso in due tempi con Unicredit: prima collaborazione mantenendo Commerzbank autonoma, poi possibile integrazione con Hvb. Per la fase due servirà l’intesa con Berlino, ancora secondo azionista. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di una fusione inversa.
Medio Oriente: Trump cerca un accordo; petrolio in calo grazie all’Arabia Saudita
Per concludere uno sguardo al Medio Oriente, visto che la guerra in Iran entra nel settimo mese e si allarga allo Yemen, con raid sauditi e nuovi attacchi Houthi contro infrastrutture del regno. Trump sostiene che Teheran voglia un accordo e, secondo Axios, martedì dovrebbe incontrare i leader del Golfo. Intanto il petrolio continua a scendere: Brent a circa 105,6 dollari e Wti a 102,1, dopo un calo di circa 3 dollari ieri. A raffreddare i prezzi è soprattutto l’offerta aggiuntiva saudita via Oman, con trasferimenti via nave che attenuano i timori per lo stop dell’oleodotto East-West e di Yanbu. Hormuz resta però quasi paralizzato.
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