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16/05/2025
Usa e Gran Bretagna ferme sui tassi,Svizzera più espansiva del Giappone. Cosa indicano le ultime mosse delle Banche Centrali e quali effetti attendersi

Markets Today: La Fed verso tassi alti a lungo; Timori di recessione negli Usa; Bene l’economia Ue; Debito italiano a 3 mila

Il governatore Jerome Powell ha sottolineato la difficoltà di prevedere tagli ai tassi a fronte dell’incertezza generata dai tassi. Cresce, pur senza entusiasmare, il Vecchio Continente

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I tassi di interesse negli Stati Uniti probabilmente resteranno alti a lungo. Lo ha detto senza mezzi termini Jerome Powell, presidente della Fed. La causa principale, ha spiegato, è da rinvenirsi nei “cambiamenti economici e nelle politiche incerte”. Pur senza citarli direttamente, Powell punta dunque l’indice verso i dazi adottati dall’Amministrazione Trump. Intanto a Istanbul entrano nel vivo i colloqui sull’Ucraina. La mancanza di Putin, Trump e Zelensky non genera grandi aspettative tra gli analisti.

 

Wall Street sale con la Old Economy; Walmart pronta ad alzare i prezzi allo scaffale

La seduta di giovedì a Wall Street è stata caratterizzata da un apprezzamento dei settori più tradizionali dell’economia, con utility e beni di consumo di base in testa. Il Dow Jones che ha chiuso in rialzo dello 0,69%. Bene anche l’S&P 50 (+0,40%), mentre il Nasdaq è sceso dello 0,18%. Tra i singoli titoli, Cisco ha guadagnato il 5% dopo aver annunciato una trimestrale superiore alle attese, mentre UnitedHealth è crollato dell’11% dopo che il Wall Street Journal ha riportato notizie in merito a un’indagine sul colosso assicurativo per possibili frodi al Medicare, il servizio sanitario pubblico. Walmart ha chiuso sui livelli della vigilia, con la trimestrale superiore alle attese che è stata offuscata dall’annuncio di rialzi in arrivo sui prezzi allo scaffale.

 

Usa: vendite in leggera crescita

Dati in chiaroscuro dal fronte macro negli Stati Uniti. Le vendite dettaglio sono cresciute dello 0,1% rispetto al mese precedente, rispetto al +1,7% di marzo su febbraio. I prezzi alla produzione sono scesi dello 0,5% su base mensile, contro il +0,2% stimato dagli analisti. Si tratta del primo calo dell’indice dei prezzi alla produzione da ottobre 2023 e il calo più ripido da aprile 2020, subito dopo l’epidemia di Covid-19, trainato principalmente da una diminuzione dello 0,7% dei costi dei servizi. Questo dato crea preoccupazione tra gli analisti perché potrebbe anticipare un rallentamento dell’economia americana.

 

Dimon (JpMorgan) lancia l’allarme recessione

Sul tema vanno segnalate le parole di Jamie Dimon, ceo di JpMorgan. “Se ci dovesse essere una recessione, non so quanto sarà grande o quanto durerà. A questo punto non lo escluderei”, ha dichiarato il numero uno della più grande banca d’affari Usa. Per poi sottolineare come ci sia ancora “incertezza” sul fronte dei dazi, ma che le tregue tra gli Usa ed alcuni Paesi sono positive per l’economia e il mercato.

 

I dati macro sostengono i listini europei

Le principali Borse europee hanno aperto oggi in cauto rialzo,  in linea con la tendenza di ieri, sostenute da dati positivi sul fronte macro. Francoforte ha segnato un +0,79%, Parigi si è fermata a +0,21%, Londra a +0,53% e Madrid a +0,74%. Merito soprattutto delle buone notizie sul fronte macroeconomico. Tra gennaio e marzo il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,3% su base trimestrale sia nell’Eurozona, che in tutta l’Ue. Il progresso a un anno è stato dell’1,2% nel primo caso e dell’1,4% nel secondo. Tra le grandi economie, l’Italia ha segnato un +0,3%. Più limitata la crescita per la Germania (+0,2%) e la Francia (+0,1%). Intanto la produzione industriale a marzo ha fatto segnare un balzo del 2,6% nell’Eurozona rispetto a febbraio.
Si tratta del dato più alto dal 2020. Su base annuale il dato è salito del 3,6%, superando le stime degli analisti che prevedevano un aumento del 2,5%.

 

Piazza Affari ai massimi dal 2007; Debito pubblico oltre quota 3 mila

Chiusura in lieve progresso per Piazza Affari (+0,15%), che ha aggiornato i massimi dal 2007. Tra i singoli titoli, male Iveco, che ha perso il 2,71% dopo la presentazione dei conti. Il gruppo ha annunciato che sta procedendo con la separazione del business Defence tramite uno spin-off. Tra gli industriali brilla Leonardo a +4,02%, mentre Pirelli ha ceduto il 2,61% all’indomani dei conti e a fronte delle tensioni tra Camfin (Tronchetti Provera) e il socio cinese Sinochem. Resta sotto i riflettori UniCredit. Ieri il ceo Andrea Orcel ha avviato il confronto con il governo con l’obiettivo di ammorbidire i paletti posti dall’esecutivo alla scalata su Banco Bpm. Intanto, il debito pubblico italiano tocca un nuovo record a marzo: è aumentato di 9,5 miliardi rispetto al mese precedente, salendo a 3.033,9 miliardi.

 

I cripto-derivati sotto la lente della Consob

Sul mercato stanno arrivando prodotti come certificates (strumenti di investimento derivati, cioè il cui andamento è legato a quello di altre classi d’investimento) aventi per sottostanti futures sul Bitcoin. Prodotti estremamente complessi e per questo di difficile comprensione per molti piccoli investitori. Da qui la decisione della Consob di un supplemento di attenzione. L’autorità ricorda che le criptoattività sono strumenti speculativi. Derivati e certificates sulle cripto complicano ulteriormente il quadro.

 

Credits: Foto Pixabay

 

Tags:
debitofedRecessione

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