Alessandro Cicognani 17/07/2026
Markets Today: L’AI affonda i mercati; SoftBank perde il 9%; Netflix delude; Mps boccia Intesa; oro sotto 4 mila dollari
Per il secondo giorno consecutivo l’intelligenza artificiale è protagonista in negativo sui listini globali. A cambiare è soprattutto la narrativa: agli investitori non bastano più conti record, nuovi modelli e piani miliardari. Ora chiedono ai colossi del settore di dimostrare che la crescita può proseguire con una spesa più disciplinata. Il rialzo delle stime sugli investimenti di Tsmc ha così finito per oscurare utili sopra le attese, innescando vendite sui chip dagli Stati Uniti all’Asia. Il VanEck Semiconductor Etf ha perso quasi il 4% ieri e il 6,9% nella settimana. Nvidia, Micron, Broadcom, SoftBank e Tokyo Electron sono finite nel mirino: il mercato non premia più automaticamente chi investe nell’AI, ma teme che i ritorni sul capitale arrivino troppo tardi. È una svolta che mette sotto esame l’intera filiera tecnologica e apre un venerdì ad alta tensione anche in Europa.
Asia travolta dal sell-off sull’AI: Nikkei -5,2%; Xi promette modelli low cost in arrivo
È così che l’Asia ha chiuso una settimana in rosso questa mattina, travolta dalle vendite su chip e AI. I titoli peggiori sono stati quelli giapponesi, con SoftBank che ha per il 9,2% oggi, seguita dal -9% di Tokyo Electron perde il 9% e Kioxia affondata oltre il 14%. Il Nikkei in generale ha perso il 5,2% oggi (-7,5% settimanale), Shanghai circa il 2,2% (-5% settimanale) e Hong Kong ha fatto -2,3% (la sola con performance settimanale positiva a +1%). Quanto a Seul, il listino è chiuso per festività, ma dopo il -11,5% di SK Hynix di giovedì il Kospi ha archiviato la settimana a -8,8%. Al World AI Conference, il leader cinese Xi ha parlato di modelli Ai low cost in arrivo, ma le promesse per il momento non bastano.
Anche Wall Street zavorrata dai chip; Alphabet rinvia il lancio di Gemini 3.5 Pro
Anche Wall Street ha archiviato una seduta negativa, zavorrata dalla tecnologia: Dow Jones -0,20%, S&P 500 -0,51% e Nasdaq -1,47%. Il selloff ha colpito in particolare i semiconduttori: Sandisk ha perso il 12% e Nvidia oltre il 2% nonostante il nuovo modello Cosmos 3 Edge. Alphabet è scivolata del 4% dopo il rinvio di mesi di Gemini 3.5 Pro. SpaceX ha invece oltre il 3% dopo lo stop al test di Starship e questa mattina il titolo tratta a circa 131 dollari, sotto i 135 dell’Ipo. Oggi i future indicano un’altra apertura difficile: Nasdaq -1%, S&P 500 -0,7% e Dow -0,6%, con la settimana avviata verso il rosso.
Netflix perde oltre l’8%: conti in linea ma deludono le prospettive sugli utili futuri
Da evidenziare è poi lo scivolone di Netflix, il cui titolo è sceso oltre l’8% nell’after-hours nonostante conti quasi in linea. Nel secondo trimestre l’utile per azione è stato di 0,80 dollari contro 0,79 attesi, mentre i ricavi, cresciuti del 13%, si sono fermati a 12,56 miliardi contro 12,59 miliardi stimati. L’utile netto è salito a 3,4 miliardi dai 3,13 miliardi di un anno fa, ma a deludere sono le prospettive sugli utili e una crescita dei ricavi attesa al 12% nel terzo trimestre. Il gruppo ha ristretto le stime 2026 a 51-51,4 miliardi. Inoltre ridurrà gli aggiornamenti sull’engagement da due a una volta l’anno. Una marcia indietro che secondo alcuni analisti potrebbe celare dubbi sulla reale capacità di Netflix di attrarre nuovi clienti.
Europa verso un venerdì nero tra chip e il perdurare delle tensioni in Medio Oriente
Si prospetta un venerdì molto complicato anche per l’Europa: il future sull’Eurostoxx 50 perdeva l’1% alle 8.30. I listini devono assorbire la crisi dei chip, il tonfo asiatico e le parole della presidente della Fed di Dallas, Lorie Logan, favorevole a tassi “moderatamente più elevati” per riportare l’inflazione al 2% in Usa. Ieri il Vecchio Continente aveva chiuso in ordine sparso: Francoforte -0,45%, Parigi -0,05%, Spagna +0,08% e Londra +0,5%. Sullo sfondo resta sempre il Medio Oriente, con le tensioni che continuano a spingere il petrolio riaccendendo i timori sull’inflazione.
Piazza Affari guarda a Poste: la Consob dice sì all’opas su Tim; nuovo stop di Mirafiori
A Piazza Affari il Ftse Mib riparte dai 52.373 punti, dopo il -0,07% di ieri. La seduta sarà guidata da Stm, reduce da un calo del 4,84%, e dai titoli energetici Eni, Saipem e Tenaris, sostenuti dal petrolio. Sotto i riflettori Poste e Tim: Consob ha approvato l’opas totalitaria da 13,4 miliardi, che partirà lunedì 20 luglio e riconosce per ogni azione Tim 1,67 euro più 0,218 azioni Poste. Attenzione anche a Stellantis: Mirafiori si ferma oggi e lunedì sulla linea della 500 ibrida. La Fiom ha parlato di “quasi collasso” senza un nuovo modello, mentre Urso ha ammesso che allo stabilimento potrebbe servirne un terzo.
Il cda di Montepaschi boccia l’offerta di Intesa Sanpaolo e apre a Banco Bpm
Attenzione poi a Mps, con il cda che ieri ha respinto l’opas da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo. Per Ubs e BofA, il premio del 12,5% è almeno il 30% inferiore a quello delle operazioni comparabili; ai prezzi attuali l’offerta incorpora uno sconto del 3,3%. Il board senese contesta anche i 2,9 miliardi di sinergie e il fatto che Mps, pur apportando circa un terzo del patrimonio tangibile, riceverebbe solo il 22% del nuovo gruppo. Criticità anche su antitrust, cessione di 635 sportelli e marchio a Unipol. Piace invece Banco Bpm perché non prevede lo spezzatino. La proposta di Piazza Meda dovrà però essere approfondita e non si è ancora trasformata in un’offerta concorrente formale.
Nuovi raid degli Stati Uniti in Iran; il ceo di Eni Descalzi avverte sui rischi del Gnl
In conclusione si torna a parlare di geopolitica, perché il conflitto tra Stati Uniti e Iran sembra essere ancora lontano dalla pace. Nella notte i raid americani hanno colpito un aeroporto e ponti nell’Iran meridionale, vicino allo Stretto di Hormuz, con almeno sette vittime. Teheran minaccia ritorsioni regionali se Trump attaccherà impianti critici iraniani; il traffico delle petroliere è già ai minimi da due mesi. Il Brent oltre 85 si avvia verso una risalita settimanale del +12%. Il ceo di Eni Descalzi ha avvertito che anche dopo la pace il rischio sui flussi del Golfo resterà più alto e che dal 2027 lo stop al gas russo renderà l’Europa più dipendente dal Gnl.
Logan (Fed) chiede tassi più alti: l’oro scivola sotto i 4 mila dollari e giù anche Bitcoin
In questo quadro anche i tradizionali beni rifugio diventano vulnerabili. Specie dopo le parole di ieri di Lorie Logan, presidente della Fed di Dallas, che ha chiesto tassi “moderatamente più elevati” per riportare l’inflazione al 2%. L’eco della richiesta si è ripercosso sull’oro, il cui prezzo è scivolato sotto i 4 mila dollari, a 3.984 l’oncia. Secondo Bank of America sarebbe solo l’inizio e stima il metallo giallo a 3.315 dollari entro la fine dell’anno. Non è da meno Bitcoin, che nelle ultime ventiquattro ore ha ceduto il 2,47% portandosi a 63.301 dollari. Da ricordare che a inizio settimana aveva toccato i 65 mila dollari.
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