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23/10/2026

Markets Today: Meta paga i costi dell’AI; attesa per Moody’s su rating Francia; Eni premia i soci; Volvo torna in perdita

Nasdaq quasi -3% e fuga sui Treasury dopo i conti Meta; Brent ai massimi da cinque mesi; Cina ancora in mercato orso; Volvo taglia altri 2.500 posti; SK Hynix ferma l’Ipo di Solidigm.

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Il conto della corsa all’intelligenza artificiale è arrivato a Meta e Wall Street non ha gradito. Il titolo della società di Mark Zuckerberg ha perso circa il 7%, cancellando 124 miliardi di dollari di capitalizzazione, nonostante risultati migliori delle attese. A spaventare gli investitori sono stati soprattutto i soldi necessari per sostenere lo sviluppo dell’AI: Meta ha registrato il primo trimestre con un assorbimento di cassa da oltre dieci anni e ha indicato che dovrà raccogliere centinaia di miliardi di dollari nei prossimi anni per finanziare data center, chip e altre infrastrutture. Il mercato sta quindi iniziando a chiedere non più soltanto quanto rapidamente crescerà l’intelligenza artificiale, ma quanto denaro servirà prima che quegli investimenti producano ritorni sufficienti.

Meta -7% trascina il Nasdaq; gli investitori tornano sui Treasury

Il timore che la corsa all’AI stia diventando troppo costosa si è rapidamente allargato al resto del settore tecnologico. Il Nasdaq ha perso quasi il 3%, con forti vendite sui semiconduttori e Nvidia in calo del 4,4%. La reazione è stata opposta sul mercato obbligazionario americano. Gli investitori hanno comprato Treasury, considerati un rifugio nelle fasi di maggiore avversione al rischio, facendo scendere il rendimento del decennale nuovamente sotto la soglia del 5%. Prezzi e rendimenti dei bond si muovono infatti in direzione opposta: quando aumenta la domanda e il prezzo dei titoli sale, il rendimento diminuisce. Il movimento ha inoltre ridotto leggermente le attese di nuovi rialzi dei tassi della Federal Reserve. Se una forte correzione del settore tecnologico dovesse rallentare gli investimenti nei data center e quindi anche l’economia americana, la Fed avrebbe meno necessità di continuare a stringere la politica monetaria.

Asia in rosso; la Cina resta in mercato orso

Le vendite si sono propagate questa mattina all’Asia. Il Nikkei giapponese e il Kospi sudcoreano hanno perso terreno, con le società maggiormente esposte all’intelligenza artificiale ancora sotto pressione. In Corea del Sud Samsung Electronics ha ceduto oltre il 4% e SK Hynix più del 2%. Le due società hanno un peso enorme sul listino di Seul e sono tra i maggiori beneficiari mondiali della domanda di chip generata dai data center per l’AI. La Cina resta invece nella situazione più delicata. Il CSI 300 è ancora in mercato orso, cioè ha perso almeno il 20% rispetto al massimo raggiunto a fine giugno. Alla debolezza dell’economia e alla crisi immobiliare si è aggiunta nelle ultime settimane anche la paura che le valutazioni raggiunte da alcune società legate all’intelligenza artificiale fossero eccessive.

SK Hynix ferma l’Ipo da 15 miliardi di Solidigm

Un altro segnale della maggiore prudenza degli investitori arriva proprio da SK Hynix, che ha sospeso il progetto di quotare negli Stati Uniti Solidigm, la società specializzata nelle memorie utilizzate anche nei data center. L’operazione avrebbe potuto raccogliere circa 15 miliardi di dollari e attribuire a Solidigm una valutazione di 150 miliardi. Il denaro avrebbe contribuito anche a finanziare un nuovo stabilimento americano per soddisfare la crescente richiesta di chip destinati all’AI. SK Hynix ha indicato tra le ragioni della decisione le condizioni dei mercati. Il messaggio è significativo: mentre fino a pochi mesi fa qualsiasi progetto collegato ai data center attirava facilmente capitali, l’aumento della volatilità e i dubbi sul costo della corsa all’AI stanno rendendo più difficile anche portare nuove società in Borsa.

Moody’s decide sulla Francia, Oat sopra la soglia del 5%

In Europa il principale appuntamento della giornata arriva questa sera, quando Moody’s aggiornerà il giudizio sul debito pubblico francese. L’agenzia assegna attualmente alla Francia un rating Aa3 con prospettive negative, una condizione che rende possibile un declassamento. Il mercato si è già mosso. Il rendimento dell’Oat decennale francese ha superato la soglia del 5%, ai massimi da circa 24 anni. In questo caso il livello è significativo perché segnala quanto sia aumentato il costo al quale Parigi deve finanziarsi rispetto agli ultimi decenni. Un rating misura la capacità di uno Stato di ripagare i propri debiti. Se Moody’s lo abbassasse, certificherebbe un aumento del rischio percepito e potrebbe spingere alcuni investitori a chiedere interessi ancora maggiori per comprare titoli francesi. A pesare sono soprattutto l’elevato deficit pubblico, le difficoltà nell’approvare il bilancio e l’incertezza politica. Il rendimento del Btp italiano resta a sua volta elevato, al 4,59%, ma per il momento il centro delle tensioni sul debito dell’Eurozona rimane la Francia.

Brent ai massimi da cinque mesi con nuovi rischi sulle forniture

Resta aperto anche il fronte energetico. Il Brent, il petrolio europeo, viaggia intorno a 114 dollari al barile, sui massimi degli ultimi cinque mesi, e si prepara a chiudere un’altra settimana in rialzo. A sostenere i prezzi sono soprattutto le tensioni tra Arabia Saudita e Houthi, gli attacchi alle rotte marittime della regione e il rischio che Stati Uniti e Israele possano tornare a colpire l’Iran dopo le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Il Presidente Trump sta cercando nel frattempo di aumentare la produzione americana di carburanti per contenere i prezzi alla pompa. Energia cara e inflazione sono diventate un tema centrale anche nella campagna elettorale statunitense. Per i mercati il problema resta però la sicurezza delle forniture. Anche quando i barili continuano ad arrivare, il rischio di attacchi fa aumentare i costi delle petroliere, delle assicurazioni e del trasporto, contribuendo a mantenere elevato il prezzo finale del petrolio.

Oggi indici Pmi di Europa e Usa

Sul fronte macroeconomico l’attenzione passa oggi agli indici Pmi di Francia, Germania, Eurozona e Stati Uniti. I Pmi sono indagini condotte tra le imprese e vengono utilizzati per capire in anticipo se l’attività economica sta accelerando o rallentando. Un valore superiore a 50 indica generalmente crescita, uno sotto 50 contrazione. In Europa sarà importante soprattutto la Francia, già sotto pressione sul fronte politico e del debito pubblico. Negli Stati Uniti, invece, gli investitori cercheranno indicazioni sulla tenuta dell’economia proprio mentre il rialzo del petrolio continua a mantenere alta l’inflazione e la Fed deve decidere quanto ancora alzare i tassi.

Utile in crescita del 120% per Eni e dividendo straordinario da 1,3 miliardi

A Piazza Affari la notizia principale arriva da Eni, che ha chiuso il terzo trimestre con un utile di 2,8 miliardi di euro, in aumento del 120%, sostenuto anche dagli elevati prezzi dell’energia e dalla crescita della produzione. Il gruppo ha migliorato le previsioni sui flussi di cassa dell’intero esercizio a 16,5 miliardi e ha deciso di restituire una parte maggiore delle risorse agli azionisti. A dicembre distribuirà un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione, per complessivi 1,3 miliardi, e aumenterà del 12% il programma di acquisto di azioni proprie, portandolo a 3,8 miliardi. Il riacquisto di azioni proprie, o buyback, significa che Eni utilizza parte della propria liquidità per comprare sul mercato le sue stesse azioni. In questo modo diminuisce il numero di titoli in circolazione e aumenta, a parità di utili complessivi, la quota di profitto attribuibile a ciascuna azione. Nel settore energetico da seguire anche Saipem, che ha firmato un accordo per valutare nuove opportunità nella perforazione offshore, mentre BlackRock ha aumentato la propria partecipazione nel gruppo all’8,63%.

Volvo torna in perdita e annuncia altri 2.500 tagli

Segnali di difficoltà arrivano invece dal settore automobilistico. Volvo Cars è tornata in perdita nel terzo trimestre e ha annunciato altri 2.500 tagli di posti di lavoro, in risposta alla pressione della concorrenza cinese, alla debolezza della domanda e ai dazi statunitensi. La notizia arriva dopo i dati di questa settimana che hanno mostrato un mercato europeo dell’auto in crescita, ma anche un’espansione molto più rapida dei produttori cinesi e delle vetture elettriche. A Milano resta quindi sotto osservazione anche Stellantis, sulla quale Hsbc ha ridotto il prezzo obiettivo da 4 a 3,3 euro, mantenendo una raccomandazione negativa. Nel comparto del lusso attenzione invece a Moncler, Brunello Cucinelli e Ferragamo dopo i risultati di Prada, che nel terzo trimestre ha registrato una crescita organica dei ricavi dell’1%, mostrando una maggiore tenuta rispetto a buona parte del settore.

Immagine: Pexels

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FranciametaPetroliotreasury

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