Alessandro Cicognani 26/06/2026
Markets Today: Nuovo sell-off sul tech; SoftBank fa -13%; Apple aumenta i prezzi; Unipol verso l’aumento di capitale
Non è durato nemmeno un giorno il sollievo dei mercati sul tech. I conti molto forti di Micron avevano riacceso ieri l’idea che il rally dell’intelligenza artificiale potesse ripartire subito. Poi, però, Wall Street ha cambiato direzione. Apple ha annunciato aumenti di prezzo su MacBook, iPad e Vision Pro per compensare il rincaro delle memorie, Microsoft ha fatto lo stesso sulle Xbox e il mercato ha letto il messaggio in modo semplice: l’AI continua a crescere, ma costa sempre di più. Il risultato è una nuova ondata di vendite sui titoli tecnologici, con il Nasdaq in calo per la quarta seduta consecutiva e la settimana che si avvia a chiudersi con il settore in rosso. Il tema non è solo la domanda di chip, ancora fortissima, ma il rischio che i costi delle infrastrutture AI inizino a mangiare margini e fiducia.
In Asia arriva il tonfo dell’AI: Kospi sospeso a Seul mentre a Tokyo SoftBank fa -13%
Il segnale più forte è arrivato questa mattina dall’Asia. Il Nikkei ha chiuso in calo di oltre il 4%, il Kospi coreano è arrivato a perdere più del 6% e la Borsa di Seul ha sospeso gli scambi per circa 20 minuti dopo un ribasso superiore all’8%. Anche la Cina ha chiuso in rosso, con Hong Kong e Shanghai in calo intorno all’1,5-2%. A pesare sono stati soprattutto i titoli simbolo dell’AI: SoftBank ha perso quasi il 13% a Tokyo, Advantest oltre il 10%, in Corea SK Hynix ha ceduto quasi il 10% e Samsung Electronics oltre l’8%. Dopo mesi di corsa, il mercato si chiede se l’entusiasmo sull’intelligenza artificiale abbia già prezzato troppa perfezione.
A Wall Street il tech manda in rosso il Nasdaq; cresce ancora l’inflazione negli Usa
La seduta americana di ieri ha fotografato bene il cambio di umore. Il Dow Jones ha chiuso in lieve rialzo dello 0,1%, l’S&P 500 è rimasto quasi fermo, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,5%. Micron ha guadagnato il 15,7% grazie a conti molto forti e a ricavi più che quadruplicati, ma il rally della singola azienda non è bastato a compensare il tonfo di Apple e delle altre big come Nvidia e Microsoft. A pesare anche il dato Pce, l’indicatore di inflazione preferito dalla Fed: a maggio +0,4% mensile e +4,1% annuo, con la componente core al 3,4%. Dati in linea con le stime, ma ancora troppo alti. Anche oggi Wall Street è data in rosso causa sell off sul tech, ma attenzione anche a JpMorgan, che ha ufficialmente avviato la corsa alla successione di Jamie Dimon.
Apple alza i prezzi e trasferisce sui consumatori il maggior costo dell’AI
E a proposito di Apple, la notizia che ha mandato in tilt il titolo è questa: il gruppo ha annunciato aumenti globali per gran parte della gamma Mac, per gli iPad, per i dispositivi domestici e per Vision Pro. Il MacBook Air sale da 1.099 a 1.299 dollari, il MacBook Pro da 14 pollici parte ora da 1.999 dollari e Vision Pro da 3.699 dollari. Restano invariati, almeno per ora, i prezzi di iPhone, Apple Watch e AirPods. La spiegazione è tutta nella corsa all’AI: data center e server stanno assorbendo enormi quantità di memorie a costi elevati. Apple ha assorbito i rincari per mesi, ora li trasferisce ai clienti.
Europa attesa in calo oggi dopo che ieri aveva tenuto chiudendo in verde
Anche le Borse europee si preparano a una partenza negativa, seguendo il sell-off tecnologico asiatico e i future deboli su Wall Street. Secondo le letture di questa mattina alle 8.30, Milano è attesa in calo dello 0,8%, Francoforte dello 0,9%, Parigi dello 0,5% e Londra dello 0,7%. Ieri, invece, l’Europa aveva chiuso con i listini tutti in positivo, sostenuti nella prima parte della giornata dall’effetto Micron. Oggi il clima è diverso. I mercati guardano meno ai ricavi dell’AI e più al costo della sua infrastruttura. Sullo sfondo restano Medio Oriente, petrolio e dati macro, con pochi appuntamenti rilevanti in agenda.
Piazza Affari guarda a Lottomatica e all’ipotesi di riforma del gioco d’azzardo
A Milano il Ftse Mib riparte da 51.782 punti, dopo il +0,3% di ieri. I riflettori sono su Lottomatica, finita sotto pressione per le ipotesi di riforma del gioco d’azzardo. Il titolo ieri ha perso fino al 4% in mattinata, prima di recuperare quasi tutto il calo e chiudere a -0,4%. Il Governo starebbe infatti valutando nuove gare per le concessioni, dopo anni di proroghe, e un possibile prelievo del 2% sulle scommesse calcistiche a favore della Figc. Gli analisti restano però cautamente positivi: per Banca Akros ed Equita, la riforma potrebbe aumentare i costi, ma anche favorire il consolidamento del settore.
Unipol prepara l’aumento di capitale da 2,5 miliardi per il dossier Mps-Intesa
Rimanendo a Milano, nel risiko bancario italiano torna in primo piano Unipol. Il cda ha convocato per il 30 luglio l’assemblea chiamata a deliberare un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro. Le risorse serviranno a finanziare l’acquisto delle filiali di Mps da Intesa Sanpaolo, una volta conclusa l’opas lanciata proprio su Montepaschi. L’operazione è parte dell’accordo costruito attorno al dossier Mps: Intesa punta sulla banca, Unipol rileverebbe una rete di sportelli utile a rafforzare la propria presenza distributiva. JPMorgan ha firmato un accordo di pre-underwriting e garantirà le azioni eventualmente non sottoscritte.
Hormuz resta fragile: attaccata un’imbarcazione ma il petrolio scende ancora
Sullo sfondo resta la geopolitica, ma per ora non spinge il petrolio. Una nave portacontainer di Evergreen, battente bandiera di Singapore, è stata colpita da un proiettile non identificato vicino alle coste dell’Oman. Secondo un funzionario Usa, dietro l’attacco ci sarebbe l’Iran. L’Organizzazione marittima internazionale ha sospeso temporaneamente il piano di evacuazione delle navi bloccate ad Hormuz per verificare le condizioni di sicurezza. Eppure il Brent scende intorno ai 74 dollari al barile e il Wti verso 70 dollari. Il mercato guarda più all’offerta e alla ripresa dei transiti che al rischio immediato di blocco dello Stretto.
Ue: via libero definitivo all’accordo sui dazi al 15% con gli Stati Uniti
E rimanendo sulla geopolitica, è arrivato il via libera definitivo del Consiglio Ue all’intesa sui dazi con gli Stati Uniti. I due regolamenti attuano gli impegni presi con Washington in Scozia nell’agosto 2025 e ora saranno firmati e pubblicati in Gazzetta ufficiale. L’accordo elimina i restanti dazi Ue sui prodotti industriali americani, introduce accessi preferenziali per alcuni prodotti agricoli e ittici non sensibili e conferma il quadro dei dazi al 15% per l’Europa, salvo eccezioni. Bruxelles ha però ottenuto clausole di salvaguardia e sospensione: se gli Usa non rispetteranno gli impegni, la Commissione potrà sospendere le preferenze tariffarie.
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