Bucks 29/09/2026
Markets Today: corrono petrolio e rendimenti; Borse in rosso; Australia alza i tassi; Anthropic avverte su rischi AI
Petrolio e rendimenti obbligazionari continuano a salire e riportano l’inflazione al centro delle preoccupazioni dei mercati. Il quadro è delicato: un’energia più cara può alimentare nuovamente l’inflazione e costringere le banche centrali a mantenere i tassi elevati o ad aumentarli ancora. Non a caso oggi la Reserve Bank of Australia ha alzato il costo del denaro al 4,6%, massimo da 15 anni. Le Borse asiatiche arretrano dopo la seduta negativa di Wall Street.
Petrolio ancora in corsa sopra 106 dollari
Il greggio sale per la seconda seduta consecutiva, con il Brent, il greggio europeo, intorno a 106-107 dollari e il Wti, il greggio americano, vicino a 94 dollari al barile. A sostenere i prezzi restano i timori sulle forniture dal Medio Oriente e l’incertezza sui negoziati tra Stati Uniti e Iran. I flussi dalla regione stanno recuperando e le esportazioni dei principali produttori mediorientali sono aumentate, ma parte del greggio continua a viaggiare attraverso soluzioni alternative più costose e meno efficienti. Anche il ripristino dei flussi attraverso l’oleodotto saudita East-West non è bastato a tranquillizzare il mercato. Finché non emergerà una soluzione credibile sullo Stretto di Hormuz, sul prezzo del petrolio continuerà a pesare un premio per il rischio geopolitico.
Treasury al 5,26%; il selloff dei bond è globale
La seconda fonte di tensione arriva dall’obbligazionario. Il rendimento del Treasury americano decennale è salito intorno al 5,26%, dopo aver raggiunto ieri i massimi dal 2007, mentre quello del trentennale si è spinto intorno al 5,56%. Quando i rendimenti salgono significa che i prezzi delle obbligazioni stanno scendendo: gli investitori chiedono interessi maggiori per acquistare titoli in uno scenario nel quale temono più inflazione e tassi elevati più a lungo. E non è soltanto un problema americano. I rendimenti sovrani sono sotto pressione anche in Europa e Giappone: stamattina, per esempio, il decennale giapponese è salito al 3,09%. Il movimento riflette una revisione globale delle aspettative sulla politica monetaria dopo le strette già decise a settembre da Fed, Bce e Bank of Japan.
L’Australia alza i tassi al 4,6% sui massimi da 15 anni
Una conferma arriva proprio questa mattina dall’Australia. La Reserve Bank of Australia ha alzato all’unanimità i tassi di 25 punti base, portandoli al 4,6%, massimo dal 2011. È il quarto rialzo del 2026, per complessivi 100 punti base. La banca centrale ha spiegato che alcuni dei rischi di inflazione indicati nei mesi scorsi si stanno concretizzando, a partire dall’aumento dei costi energetici legato alla guerra in Medio Oriente. E ha lasciato aperta la porta a ulteriori strette. Il messaggio per i mercati va oltre l’Australia: lo shock petrolifero sta rendendo più difficile per le banche centrali dichiarare conclusa la battaglia contro l’inflazione.
Il mercato scommette su un altro rialzo dei tassi da parte della Fed
Lo stesso interrogativo riguarda soprattutto la Federal Reserve, dopo il primo aumento dei tassi in tre anni deciso a settembre. La governatrice Lisa Cook ha avvertito che le pressioni inflazionistiche potrebbero aumentare, non soltanto per petrolio e Medio Oriente, ma anche per gli enormi investimenti legati all’intelligenza artificiale, che stanno aumentando la domanda di energia, infrastrutture e manodopera. Il mercato guarda quindi ai prossimi dati per capire quanto spazio abbia ancora la Fed per inasprire: domani arriverà il deflatore, l’indicatore di inflazione preferito dalla banca centrale, mentre venerdì sarà la volta del rapporto sull’occupazione. Il forte rialzo dei rendimenti mostra che gli investitori stanno già incorporando il rischio di tassi più alti più a lungo.
Asia in rosso; pesa la corsa dei rendimenti
Il clima si riflette sulle Borse asiatiche, che questa mattina viaggiano prevalentemente in territorio negativo. A soffrire sono soprattutto i comparti più sensibili all’aumento dei rendimenti e del costo del denaro. Rendimenti obbligazionari più elevati rendono infatti i titoli di Stato più competitivi rispetto alle azioni e aumentano il costo dei finanziamenti per le imprese. Il meccanismo pesa in particolare sulle società tecnologiche e sui titoli con valutazioni elevate, il cui prezzo dipende maggiormente dagli utili attesi negli anni futuri. In Giappone il mercato risente inoltre della possibilità che il caro energia aumenti ulteriormente le pressioni sulla Bank of Japan. Il Nikkei ha perso lo 0,47%.
Wall Street arretra ma Nvidia resiste
La debolezza asiatica segue il calo di ieri a Wall Street. L’S&P 500 ha perso lo 0,8%, il Nasdaq lo 0,9% e il Dow Jones lo 0,7%, penalizzati dalla contemporanea risalita del petrolio e dei rendimenti dei Treasury. Tra i singoli titoli, Boeing ha ceduto il 6,9% dopo l’emergere di un problema software sui 737 Max. In controtendenza Nvidia, salita dell’1,7%, dopo che il consiglio di amministrazione ha autorizzato altri 150 miliardi di dollari di riacquisti di azioni proprie, portando a 235 miliardi la capacità residua del programma.
Anthropic avverte sui rischi dell’AI prima dell’Ipo
Proprio dall’intelligenza artificiale arriva però una delle notizie societarie più particolari. Anthropic si prepara alla quotazione al Nasdaq mettendo nero su bianco nel prospetto dell’Ipo che l’AI avanzata potrebbe comportare rischi “catastrofici o esistenziali per l’umanità”. Secondo il documento, la società cita persino la possibilità che modelli molto avanzati sviluppino comportamenti di autoconservazione, provino a resistere allo spegnimento o a nascondere e manipolare informazioni. Il passaggio è particolarmente significativo perché arriva mentre Anthropic punta a una delle quotazioni tecnologiche più importanti della storia. La società deve quindi convincere gli investitori del potenziale economico di Claude e dell’AI mentre, contemporaneamente, è obbligata a spiegare quanto possa essere difficile controllare la stessa tecnologia. Il tema della sicurezza non è nuovo: il ceo Dario Amodei aveva già chiesto questo mese di rallentare lo sviluppo delle capacità dei modelli, ricevendo sostegno anche da Sam Altman ed Elon Musk.
Oro sotto pressione con rendimenti ai massimi
Il nuovo scenario dei tassi sta colpendo anche l’oro, sceso ieri pesantemente e questa mattina ancora sotto pressione intorno a 4.150-4.160 dollari l’oncia. Il motivo è soprattutto finanziario: l’oro non paga interessi e quindi diventa relativamente meno attraente quando un Treasury americano offre rendimenti superiori al 5%. A pesare è anche il rafforzamento del dollaro, favorito dalle aspettative di una Federal Reserve più restrittiva.
A Piazza Affari focus su Mediobanca, Mps e Leonardo
A Milano attenzione innanzitutto a Mediobanca e Mps, dopo la convocazione per il 29 ottobre dell’assemblea chiamata a deliberare sulla fusione per incorporazione di Piazzetta Cuccia in Siena. Nel settore industriale da seguire Leonardo, mentre Airbus sta verificando un’anomalia che ha fatto scattare un allarme qualità su circa 500 A321neo. Tra i tecnologici attenzione anche a Stm, sullo sfondo dei nuovi investimenti nell’infrastruttura AI, mentre su Ferrari Jefferies ha confermato il giudizio buy e un target price di 400 euro. Tra i titoli minori, fari su Edison dopo l’estensione della forza maggiore di QatarEnergy sulle forniture di gas naturale liquefatto destinate all’Italia.
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