Alessandro Cicognani 28/09/2026
Markets Today: Petrolio e Treasury in risalita; Usa-Cina è tregua sui dazi; Ip taglia i prezzi; Poste all’85% di Tim
Donald Trump ha respinto la proposta iraniana che prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa dei negoziati sul nucleare entro sette giorni, a determinate condizioni. Ma la porta diplomatica non appare chiusa: Trump si aspetta nuovi colloqui già questa settimana. Il mercato, intanto, torna a prezzare il rischio geopolitico: il Brent sale di circa il 2,7% a 106,96 dollari e il Wti dell’1,7% a 94,10. Anche il Treasury decennale ha risentito delle nuove incertezze, con il rendimento che ora vale il 5,21%. Chi non beneficia delle tensioni è invece l’oro. Dopo essere rimasto per settimane intorno a quota 4.300 dollari l’oncia, il metallo prezioso ha accelerato al ribasso: questa mattina perde oltre il 2% e tratta intorno a 4.188 dollari, portando a quasi il 4% il calo nell’ultima settimana.
Trump-Xi è tregua sui dazi: concordate agevolazioni su 60 miliardi di scambi
Ad avere prodotto una distensione, anche se non una svolta, è invece stato il vertice tra Donald Trump e il leader cinese Xi. Usa e Cina hanno concordato agevolazioni tariffarie su 60 miliardi di dollari di scambi, 30 miliardi per parte, concentrate sui beni non sensibili. Pechino ridurrà i dazi su 1.619 prodotti americani, molti agricoli, mentre Washington farà altrettanto su 77 prodotti cinesi. La tregua commerciale è stata prorogata di due mesi, fino al 10 gennaio. Il dialogo tra Washington e Pechino dovrebbe proseguire già a novembre, quando Trump e Xi sono attesi nuovamente al forum Apec di Shenzhen, dove tra l’altro circola anche l’ipotesi (non confermata) di un trilaterale Trump-Xi-Putin.
Borse: da Wall Street all’Asia passando per l’Europa una settimana tutta in rosso
La geopolitica resta il grande filo conduttore dei mercati dunque. E il peso delle incertezze si vede nei numeri. Nonostante i buoni risultati dell’Ai, Wall Street ha archiviato la settimana in rosso: S&P 500 -0,27%, Nasdaq -0,2% e Dow Jones -0,42%. In Europa il recupero di venerdì – Francoforte +0,55%, Milano+0,63%, Londra +0,15% e Parigi quasi invariata – ha attenuato le perdite, ma non ha impedito la chiusura in negativo della settimana: -0,65% per Francoforte, -0,96% Milano, -0,41% Londra e -0,75% Parigi. Fragile il quadro anche in Asia, dove Seul ha ceduto l’1,33% settimanale, Hong Kong l’1,68% e Shanghai è stata affossata del 3,4%.
Wall Street attesa negativa; venerdì i Nonfarm payrolls; Trump incontra i ceo dell’AI
Passando alla settimana odierna, Wall Street si prepara a partire nuovamente in calo: i futures indicano Dow e S&P 500 intorno a -0,4% e Nasdaq 100 a -0,7%, appesantiti dal nuovo rialzo del petrolio e dei Treasury. Sarà una settimana decisiva per il mercato del lavoro americano: domani arrivano le offerte di lavoro Jolts, mentre venerdì toccherà ai Nonfarm payrolls (buste paga non agricole) e al tasso di disoccupazione di settembre. Dati cruciali per la Fed. Intanto occhi sull’Ai, visto che va avanti il tema della regolamentazione. Nella notte Trump ha incontrato il ceo di Anthropic e martedì ha convocato alla Casa Bianca i principali ceo della Silicon Valley per un confronto proprio su questo tema.
Trump allenta i consumi delle auto: atteso per oggi il testo definitivo
Occhi anche sull’auto americana. Trump ha approvato la revisione degli standard Cafe (Corporate Average Fuel Economy) sui consumi medi delle flotte: se il testo definitivo confermerà la proposta, per i modelli 2031 l’obiettivo scenderà dalle 50,4 miglia per gallone fissate nell’era Biden a 34,5, circa 14,7 chilometri al litro. «Ogni casa automobilistica, da General Motors a Ford a Stellantis, mi ha contattato esprimendo il desiderio di produrre qui. Bene, ora possono farlo» ha scritto Trump sui social. Non è tecnicamente uno stop all’auto elettrica: requisiti meno severi, però, riducono la necessità per le case di aumentare rapidamente la quota di modelli a zero emissioni. Il testo definitivo è atteso per oggi.
Asia in rosso con il petrolio in risalita; Cina: rallenta la crescita degli utili industriali
Seduta difficile in Asia. Il Nikkei è sostanzialmente piatto, mentre il Kospi perde oltre il 2%; sulla Cina pesa soprattutto l’andamento del listino di Shanghai, che dopo aver archiviato una settimana in profondo rosso, oggi continua a cedere l’-1,7%. Hong Kong va invece in controtendenza e guadagna intorno allo 0,6%. A pesare su Pechino sono soprattutto gli utili industriali: ad agosto sono cresciuti appena del 4,2% annuo, contro l’11,2% di luglio, il ritmo più debole da novembre 2025. Domani attenzione anche alla Reserve Bank of Australia, chiamata a decidere sui tassi.
Italia, Francia e Germania alla prova dell’inflazione; Europa attesa in verde oggi
L’Europa prova a resistere al petrolio: il future sull’EuroStoxx 50 saliva di circa lo 0,4% alle 8.30, nonostante Wall Street sia indicata in calo. Ma il vero appuntamento della settimana sarà l’inflazione, perché il nuovo shock energetico rischia di riaccendere i prezzi proprio mentre le banche centrali valutano la prossima mossa sui tassi. Mercoledì arriveranno le letture preliminari di Francia, Germania e Italia, venerdì quella dell’Eurozona. Numeri particolarmente importanti perché un Brent stabilmente sopra 100 dollari può trasferirsi dai carburanti ai trasporti e quindi, progressivamente, al resto dell’economia.
Ip taglia i prezzi dei suoi carburanti; oggi scatta il price cup deciso da Eni
Passando all’Italia, dopo Eni anche Ip prova a frenare il caro-carburanti. Da oggi parte progressivamente il meccanismo deciso da Socar, proprietaria di Italiana Petroli: non un tetto fisso come quello Eni, ma l’impegno a limitare benzina e gasolio partendo dalle circa 2 mila stazioni di proprietà, per poi estenderlo alla rete Ip, che conta complessivamente 4.575 impianti. Eni applica invece da oggi al self service un vero price cap: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il diesel, inizialmente per 30 giorni. Ip studierà inoltre l’estensione del meccanismo alla rete Esso.
Piazza Affari: Poste arriva all’85,82% di Tim e rimane il progetto delisting
Milano riparte dai 51.867 punti dopo il +0,63% di venerdì, sostenuto da banche e tecnologia. Oggi uno dei dossier principali è Tim: l’Opas di Poste si è chiusa portando il gruppo guidato da Matteo Del Fante all’85,82%, sotto il 90% necessario per procedere allo squeeze-out, cioè obbligare i soci residui a vendere. Il progetto di delisting però resta in piedi: Poste dispone ormai dei voti necessari nell’assemblea straordinaria e può puntare alla fusione. L’offerta riconosceva per ogni Tim 1,97 euro cash più 0,218 nuove azioni Poste, per un valore venerdì di circa 7,50 euro.
Armani apre alla vendita del 15%: Lvmh, L’Oréal ed EssilorLuxottica in pista
Si muove anche uno dei nomi simbolo del made in Italy. Armani si prepara ad avviare colloqui per la possibile cessione di una quota di minoranza, come previsto dal testamento di Giorgio Armani. Sul tavolo c’è un primo 15% e tra i potenziali interlocutori figurano Lvmh, L’Oréal ed EssilorLuxottica; non è escluso che la partecipazione venga suddivisa fra più investitori. La prima vendita dovrebbe avvenire entro 12-18 mesi. In assenza di un acquirente ritenuto adeguato, resta prevista anche l’alternativa di una futura quotazione in Borsa, mentre la Fondazione Armani dovrebbe mantenere almeno il 30%.
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