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Finanza in Page

30/03/2026

Markets Today: Petrolio vola a 115 dollari; Treasury Usa ai massimi da 10 anni; Nikkei in rosso; la lettera ai soci di Mps

I mercati temono una nuova escalation dopo che Trump ha ipotizzato l’invio di truppe in Iran. Il greggio ha reagito tornando a salire, mentre Asia ed Europa sono negative

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Cresce la paura sui mercati globali, con una domanda che torna questa mattina: fino a che punto può salire il petrolio? Il conflitto in Medio Oriente è entrato in una nuova fase, con Donald Trump che ha aperto esplicitamente alla possibilità di un’azione via terra e addirittura al controllo diretto del petrolio iraniano. Secondo diverse ricostruzioni, Washington starebbe valutando l’invio di truppe e il controllo dell’isola di Kharg, snodo chiave per l’export energetico. La reazione dei mercati è immediata: il petrolio è tornato a correre rapido questa mattina, con il Brent oltre i 115 dollari e il Wti sopra quota 100. Se confermati, sarebbero le crescite mensili più alte di sempre per il greggio, vicino al +60%. Ma secondo Jp Morgan non è finita qui, perché il petrolio potrebbe arrivare anche a 150 dollari se lo stretto di Hormuz rimarrà chiuso per un altro mese. Uno scenario che riaccende i timori di stagflazione globale e spinge gli investitori verso asset rifugio. Attualmente la guerra in Iran è costata 12 mila miliardi di dollari ai mercarti globali.

 

Wall Street reduce da una settimana in rosso apre lunedì con i future ancora negativi

Wall Street arriva da una seduta pesante, con i principali indici in calo di circa il 2% venerdì, zavorrati dall’escalation geopolitica e dal balzo del petrolio. Il Dow Jones ha perso l’1,7% (-2,25% settimanale), l’S&P 500 l’1,7% (-3,22% settimanale) e il Nasdaq l’1,9% (-4,55% settimanale), con i titoli tecnologici tra i più colpiti. Nvidia, Microsoft e Alphabet hanno ceduto oltre il 2%, mentre Meta ha perso circa il 4%. Per quanto riguarda la giornata di oggi i future sono tutti in negativo. Dopo la risalita del petrolio e l’ipotesi di invasione via terra di Trump, il mercato teme che il conflitto possa trasformarsi in qualcosa di più duraturo.

 

Treasury sotto pressione: i rendimenti salgono al 4,5% vicino ai massimi da 10 anni

Sale la tensione anche sul mercato obbligazionario a stelle e strisce. Il rendimento del Treasury decennale ha toccato il 4,48% venerdì, il livello più alto da luglio 2025 e vicino ai massimi dell’ultimo decennio, prima di ritracciare al 4,42%. Il mercato sta prezzando uno scenario di inflazione più persistente, alimentata dall’energia, e minori margini di intervento per la Fed. Il mix tra guerra, petrolio alto e crescita incerta riporta al centro il rischio stagflazione, con gli investitori che chiedono rendimenti più elevati per detenere debito Usa.

 

Guerra e petrolio pesano sui listini asiatici con Nikkei e Hong Kong col segno meno

Quanto all’Asia, le tensioni di queste ore hanno spinto i listini a chiudere questo lunedì in negativo. Gli investitori valutano un conflitto sempre più ampio, dopo l’ingresso diretto degli Houthi e i nuovi attacchi nella regione. E le conseguenze si sono appunto viste questa mattina sull’Asia, dove il Nikkei ha chiuso in perdita del 2,92% (dopo una performance settimanale positiva dello 0,58%), Hong Kong ha contenuto a -0,62% (dopo un +1,8% settimanale), mentre Shanghai è salita dello 0,24% (+2,88% settimanale). Occhi anche sull’India, che ha segnalato una crescita più lenta con la guerra in Iran.

 

Europa attesa negativa sulla scia dei cali sui listini asiatici e dei timori geopolitici

Anche le borse europee si preparano a seguire il flusso negativo asiatico e statunitense. I future questa mattina alle 8.30 parlavano di un Ftse Mib a quota -0,2% e di un Dax tedesco a -0,6%. In generale, i future sull’Eurostoxx 50 sono a -0,17%. Gli investitori continuano a monitorare il conflitto e i prezzi energetici, mentre i dati macro passano in secondo piano. Nella seduta di venerdì, tuttavia, Piazza Affari ha mostrato una certa resilienza, sostenuta dai titoli energetici, e chiudendo con un rosso contenuto dello 0,74% (+0,44% settimanale). Il quadro resta però fragile e dipendente dalla geopolitica.

 

Mps: il presidente invia una lettera ai soci per votare Palermo; Tim rompe con Inwit

Parlando ora di Piazza Affari, oggi gli occhi sono tutti puntati su Siena, dove il presidente di Mps, Nicola Maione, ha inviato una lettera ai soci della banca per convincerli a votare la lista del cda che vorrebbe Fabrizio Palermo, attuale ad di Acea, alla guida della “nuova” Montepaschi. Nella lettera si legge che Lovaglio “non è l’uomo giusto” per la fase che si apre dopo la fusione con Mediobanca, mentre Palermo sarebbe più adatto. Attenzione anche a Inwit, che proprio questa mattina ha dovuto incassare la disdetta del contratto da parte di Tim, che vuole puntare maggiore flessibilità.

 

Trevi approva un aumento di capitale da 100 milioni con la garanzia di Mediobanca

Focus anche su Trevi, che prosegue nel percorso di rilancio dopo gli anni complessi segnati dalla crisi finanziaria. Il gruppo ha approvato i conti relativi al 2025, chiusi con ricavi per 624 milioni di euro, in calo rispetto ai 663,3 milioni del 2024. La società resta impegnata nella ristrutturazione del debito e nel rafforzamento della struttura operativa. Il cda ha inoltre approvato il piano industriale 2026-2029 e le linee guida della manovra finanziaria, che prevedono il rifinanziamento del debito e un aumento di capitale in opzione fino a 100 milioni di euro con la garanzia di Mediobanca per sostenere la crescita.

 

Eli Lilly accelera sull’AI nel farmaceutico e stringe accordo da 2,75 miliardi con Insilico

Infine un ritorno negli Stati Uniti per parlare del colosso farmaceutico Eli Lilly, che ha deciso di spingere sull’intelligenza artificiale per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci. L’uso dell’AI nella ricerca promette di ridurre tempi e costi, aprendo nuove prospettive per il settore healthcare. Una strategia che potrebbe cambiare gli equilibri dell’industria e che conferma come tecnologia e biotech siano sempre più interconnessi. Il partner scelto da Lilly per questa “avventura” è Insilico Medicine, società quotata alla borsa di Hong Kong, con cui è stato un accordo che vale 2,75 miliardi di dollari.

 

Credits: Foto Freepik

Tags:
mpsPetroliotreasury

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