Bucks 30/09/2026
Markets Today: settembre nero per obbligazionario; petrolio rallenta; Trump e Big Tech firmano patto; oggi deflatore Usa
I mercati arrivano all’ultima seduta di settembre con una tensione che ormai non riguarda più soltanto gli Stati Uniti: i rendimenti obbligazionari restano su livelli molto elevati in gran parte delle principali economie, mentre il ritorno dell’inflazione costringe gli investitori a rivedere le aspettative sui tassi. Ieri il rendimento del Treasury americano a 30 anni ha superato il 5,6%, sui massimi dal 2002, mentre il decennale resta intorno al 5,2%. A preoccupare è soprattutto il rischio che il rincaro dell’energia degli ultimi mesi abbia riacceso pressioni sui prezzi che sembravano sotto controllo. Oggi arriveranno due test importanti sulle due sponde dell’Atlantico. In Europa saranno pubblicati i dati preliminari sull’inflazione di Italia e Germania, dopo l’accelerazione registrata in Spagna e Belgio. Negli Stati Uniti l’attenzione sarà invece concentrata sul deflatore, l’indicatore dei prezzi preferito dalla Federal Reserve, insieme ai dati sul Pil. Numeri superiori alle attese potrebbero riaccendere le vendite sui bond e rafforzare l’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi.
Treasury sopra il 5%; settembre nero per i bond
Il mercato obbligazionario resta quindi il vero osservato speciale. Il Treasury decennale rende circa il 5,2%, dopo aver raggiunto ieri nuovi massimi pluriennali, mentre il trentennale ha superato il 5,6%. Il movimento non riguarda però soltanto gli Stati Uniti: settembre si avvia a essere uno dei mesi più difficili degli ultimi anni per il mercato globale dei titoli di Stato. Dietro il rialzo dei rendimenti ci sono più fattori. Il primo è l’inflazione, alimentata dal rincaro dell’energia seguito alla guerra con l’Iran. Il secondo è la prospettiva di tassi ufficiali più elevati più a lungo, dopo che diverse banche centrali hanno ripreso ad aumentare il costo del denaro. A questo si aggiungono le preoccupazioni per deficit e debito pubblico e quindi per la crescente quantità di obbligazioni che i governi devono collocare sul mercato. Per convincere gli investitori ad assorbire questa offerta servono rendimenti più elevati. La Fed, peraltro, non sembra avere fretta di intervenire nuovamente. John Williams, presidente della Federal Reserve Bank di New York, ha indicato che un altro rialzo potrebbe essere appropriato entro la fine dell’anno, contribuendo a ridimensionare le aspettative per una stretta già alla prossima riunione.
Petrolio sotto 100 dollari ma il rischio energia resta
Una piccola tregua arriva dal petrolio. Il Brent tratta intorno a 96-97 dollari al barile, mentre il Wti è sceso intorno a 90 dollari, dopo le forti oscillazioni delle ultime settimane. Le indicazioni secondo cui i flussi di greggio dal Medio Oriente stanno progressivamente tornando verso i livelli precedenti alla guerra hanno contribuito ad allentare la pressione. Il calo è importante soprattutto per le banche centrali. Un petrolio stabilmente sopra 100 dollari rischierebbe infatti di trasferirsi sui prezzi di carburanti, trasporti e produzione, rendendo più difficile riportare l’inflazione verso gli obiettivi. La discesa del greggio riduce quindi almeno uno dei fattori che nelle ultime settimane hanno spinto al rialzo le aspettative sui tassi e i rendimenti obbligazionari.
Asia mista; Tokyo corre con il calo del greggio
Le Borse asiatiche si muovono senza una direzione univoca. Tokyo guadagna circa il 2%, sostenuta soprattutto dalla discesa del petrolio, che riduce il peso delle importazioni energetiche sull’economia giapponese. Più contrastati gli altri listini, mentre i futures americani indicano un’apertura prudente a Wall Street. Ieri gli indici statunitensi hanno chiuso in calo per la seconda seduta consecutiva: Nasdaq -0,9%, S&P 500 -0,8% e Dow Jones -0,7%. Il problema resta soprattutto il rialzo dei rendimenti. Quando i Treasury offrono interessi superiori al 5%, infatti, diventano più competitivi rispetto alle azioni e aumentano contemporaneamente il costo del capitale per le imprese.
La Cina torna a crescere e Pechino prepara nuovi stimoli
Indicazioni migliori arrivano dalla Cina. Il Pmi manifatturiero ufficiale è salito a 50,1 punti a settembre dai 49,8 di agosto, tornando sopra quota 50, la soglia che separa crescita e contrazione dell’attività. Anche l’indice RatingDog ha accelerato a 52,1 punti. Pechino ha inoltre annunciato il più consistente pacchetto di sostegno all’economia dall’autunno 2024, con sussidi sui mutui e nuovi strumenti della banca centrale destinati a favorire il credito verso infrastrutture, tecnologia e piccole imprese. La People’s Bank of China ha anche ridotto di 25 punti base, all’1,5%, il tasso del Pledged Supplementary Lending, uno strumento con cui fornisce finanziamenti a basso costo alle banche pubbliche impegnate nel sostegno dell’economia. La risposta dei mercati è stata però contenuta: gli interventi vengono considerati sufficienti soprattutto a sostenere l’obiettivo governativo di crescita del 4,5-5%, ma non ancora tali da risolvere la debolezza strutturale della domanda interna.
Trump e Big Tech firmano il patto sulla sicurezza dell’AI
L’intelligenza artificiale resta intanto al centro dell’attenzione dopo gli allarmi sulla sicurezza emersi negli ultimi giorni. Ieri il Presidente Donald Trump ha firmato alla Casa Bianca insieme ai vertici delle principali società tecnologiche un accordo volontario sull’autoregolamentazione dell’AI. L’intesa prevede quattro livelli di controllo, dal monitoraggio interno dei modelli fino all’utilizzo di revisori esterni e alla supervisione dei consigli di amministrazione. Tra i firmatari figurano i vertici di Anthropic, Google, Meta, OpenAI, Nvidia e xAI. Trump ha definito l’accordo “moralmente vincolante”, ma non sono previste sanzioni né un controllo diretto delle autorità pubbliche. La questione è diventata particolarmente sensibile dopo gli avvertimenti contenuti nel prospetto per l’Ipo di Anthropic sui possibili rischi dei modelli più avanzati e dopo il rinvio da parte di OpenAI del lancio del suo nuovo modello per ragioni legate alla sicurezza.
OpenAI cerca altri 30 miliardi
Proprio OpenAI torna sotto i riflettori anche sul fronte finanziario. La società che sviluppa ChatGPT starebbe preparando un nuovo round di finanziamento da almeno 30 miliardi di dollari, dopo aver rinviato il progetto di quotazione. La valutazione ipotizzata sarebbe di circa 1.400 miliardi di dollari, prima dell’iniezione dei nuovi capitali. Le discussioni sono ancora in una fase iniziale, ma l’operazione mostra ancora una volta la quantità di denaro necessaria per sostenere la corsa all’intelligenza artificiale. OpenAI avrebbe ormai raggiunto ricavi annualizzati vicini a 70 miliardi di dollari, ma deve contemporaneamente finanziare investimenti enormi in chip, data center e capacità di calcolo.
Oggi deflatore e Pil Usa sono test decisivo per la Fed
Il momento centrale della giornata arriverà dagli Stati Uniti. Il mercato attende il deflatore di agosto, la misura dell’inflazione maggiormente osservata dalla Federal Reserve, insieme alla nuova lettura del Pil del secondo trimestre. L’importanza dei dati è aumentata dopo il violento movimento dei Treasury. Un deflatore superiore alle attese rafforzerebbe la possibilità di un nuovo rialzo dei tassi Fed entro fine anno e potrebbe riportare ulteriore pressione sui bond e sulle Borse. Un dato più moderato, al contrario, offrirebbe finalmente qualche argomento agli investitori che ritengono che la stretta monetaria possa fermarsi dopo il rialzo di settembre.
A Piazza Affari occhi su Unicredit, Banco Bpm, Stellantis e Juventus
A Milano attenzione a Unicredit, che resta fiduciosa sull’esito dei colloqui con il governo tedesco sulla partecipazione in Commerzbank, mentre S&P ha alzato il rating di Banco Bpm a BBB+ da BBB, mantenendo un outlook positivo. Nel settore automobilistico, Stellantis sospenderà per alcuni giorni la produzione negli stabilimenti francesi di Mulhouse, Sochaux e Rennes. Da seguire anche Juventus, che proporrà all’assemblea una delega per un aumento di capitale fino a 250 milioni di euro dopo aver chiuso l’esercizio al 30 giugno con una perdita di 66 milioni. Il socio di maggioranza Exor ha già annunciato un versamento immediato di 60 milioni in conto futuro aumento di capitale. Infine Eni, attraverso Plenitude, lancerà dal primo ottobre un’offerta con uno sconto del 30% su luce e gas rispetto alla propria principale tariffa a prezzo fisso, con prezzo bloccato per due anni.
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