Alessandro Cicognani 16/07/2025
Markets Today: Su l’inflazione in Usa e UK; I titoli tech volano in Asia; Dazi del 19% all’Indonesia; Unicredit prepara il cda
Le previsioni sono state azzeccate: i dazi di Trump hanno fatto accelerare l’inflazione negli Stati Uniti a giugno. I prezzi al consumo su base mensile hanno segnato un più 0,3%, portando il tasso di inflazione a 12 mesi al 2,7%, sopra l’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve. Secondo l’inquilino della Casa Bianca l’inflazione è bassa e negli ultimi giorni ha riacceso lo scontro col governatore della Fed, Jerome Powell, da cui vorrebbe un taglio dei tassi. Il mandato di Powell scade nel 2028, ma l’auspicio del Tycoon è che possa fare un passo indietro prima. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto a Bloomberg che il processo formale per scegliere il nuovo presidente della Fed è stato avviato. L’intenzione di licenziare Powell per ora, però, non c’è.
Cresce l’inflazione del Regno Unito a giugno, attestandosi al 3,6%
Questa mattina l’altra notizia sull’inflazione è arrivata dal Regno Unito. Secondo i dati dell’ufficio nazionale di statistica, il tasso annuale UK ha raggiunto un livello superiore alle aspettative, attestandosi al 3,6% a giugno. Gli economisti intervistati da Reuters avevano previsto che l’inflazione avrebbe raggiunto il 3,4% nei dodici mesi fino a giugno, dopo aver toccato il 3,4% a maggio. L’inflazione di fondo (quella che esclude i prezzi più volatili di energia, generi alimentari, alcolici e tabacco), è aumentata del 3,7% annuo, rispetto al 3,5% registrato nei dodici mesi fino a maggio.
Trimestrali Usa in chiaroscuro, bene gli utili bancari negativi gli outlook
Intanto ieri a Wall Street si è aperta ufficialmente la stagione delle trimestrali. JPMorgan Chase ha registrato un utile trimestrale superiore alle attese a 14,9 miliardi di dollari, l’utile di Citigroup è aumentato del 25% e anche Wells Fargo ha battuto le previsioni. BlackRock è invece diventato il primo gestore patrimoniale al mondo a superare i 12 mila miliardi di dollari di asset. I buoni risultati non bastano però a coprire le nubi sugli outlook futuri, che il mercato ha giudicato meno convincenti, mettendo un punto interrogativo sulla crescita futura. Oggi Morgan Stanley e Bank of America.
Chiusura in negativo per Wall Street; Stabile il dollaro; Meno 4,13% per Bitcoin
Dopo il rialzo sopra le stime dell’inflazione e le trimestrali in chiaroscuro, alcuni tra i principali indici mondiali stanno mostrando qualche crepa nella fiducia degli investitori, che sembrano aver scelto la prudenza. Wall Street ha chiuso mista, con il Dow Jones e l’S&P 500 in negativo e il Nasdaq col segno più. Sotto pressione anche i rendimenti del decennale a stelle e strisce. Rimane stabile il dollaro a quasi 0,86 euro, mentre ha ceduto il Bitcoin (meno 4,13% a 116.884 dollari) dopo il balzo della vigilia su nuovi massimi. Fiacco l’oro, sceso a 3.354,7 dollari l’oncia (-0,2%).
L’Europa parte negativa; Milano sotto la parità; Probabile un cda di Unicredit
Come negli Stati Uniti, così in Europa la prudenza non sembra essere mai troppa. In mattinata i dati sui future suggerivano che quella di oggi poteva essere una giornata al ribasso e le aperture dei listini lo hanno confermato, con Francoforte negativa in avvio di seduta (meno 0,2%). Piazza Affari ha aperto sotto la parità a 39.886 punti, con l’attenzione ancora una volta tutta rivolta ai titoli bancari. In particolare verso Unicredit, visto che l’amministratore delegato Andrea Orcel oggi potrebbe convocare un cda straordinario sull’operazione Banco Bpm.
L’accordo Nvidia mette il turbo ai titoli tech asiatici; Oggi AMD in Cina per un’intesa
Chi torna ad essere grande protagonista della scena mondiale sono ancora una volta i titoli tecnologici. Che sia stato dato un nuovo calcio d’inizio lo si vede dall’andamento delle azioni del settore tecnologico in Asia, in particolare quelle legate ai semiconduttori, che hanno beneficiato dell’annuncio fatto da Nvidia sull’imminente ripresa delle vendite dei suoi processori di intelligenza artificiale in Cina. Frutto di un accordo sulle esportazioni fatti dagli Usa. Oggi a Pechino ci sarà l’amministratore delegato dell’altra big statunitense AMD, per stringere anche lui un’intesa col Dragone.
ASML segnala che non potrà confermare la crescita anche per il 2026
Se la possibile ripresa del commercio dei chip in Cina ha dato un ulteriore spinta al titolo di Nvidia – che dopo aver rotto il muro dei 4 mila miliardi di capitalizzazione, ora ha raggiunto i 4160 miliardi – non è però tutto oro quello che luccica nel mondo del tech. Il colosso olandese delle apparecchiature per chip ASML ha sì dichiarato di aspettarsi una crescita del 15% delle vendite nette per l’intero anno 2025, ma ha comunque ridotto le previsioni da 30 a 35 miliardi di euro, mettendo un punto interrogativo sul domani. Dato il contesto macroeconomico e geopolitico, la società ha dichiarato di non poter confermare la sua crescita anche nel 2026.
Dazi Usa al 19% per l’Indonesia; Pronte tariffe al 10% per tutti gli altri Paesi
Sul tavolo rimane sempre aperto il tema dazi. Donald Trump ha fatto sapere in serata di aver raggiunto un accordo con l’Indonesia per dazi al 19% (dal prospettato 32%). Come parte dell’intesa, Giacarta si sarebbe “impegnata ad acquistare 15 miliardi di dollari in energia statunitense, 4,5 miliardi di dollari in prodotti agricoli americani e 50 Boeing Jet, molti dei quali 777”. I listini asiatici hanno accolto con cautela la notizia, muovendosi intorno alla parità. Sempre martedì il Tycoon ha inoltre dichiarato che a breve partiranno le lettere destinate ai Paesi più piccoli, con le tariffe previste intorno al 10% per cento.
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