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22/07/2026

Markets Today: Tech Usa alla prova dei conti; petrolio a 92 dollari; yen ai minimi dal 1986; Mps e Bpm al lavoro sulla fusione

Alphabet, Tesla e Ibm: le tre big che questa sera publicheranno le trimestrali. Intanto l’escalation in Iran ha fatto rialzare il greggio e così i rendimenti dei titoli di Stato

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Questa sera scatta il via alla stagione delle trimestrali tech a Wall Street. Dopo settimane di alti e bassi per il comparto, con gli investitori sempre più scettici difronte alle centinaia di miliardi di dollari spesi in AI, ora il mercato verrà messo davanti ai fatti. Si partirà appunto questa sera a mercati chiusi, con i conti di Alphabet, Tesla e Ibm. Al momento, però, Wall Street si prepara a una seduta prudente dopo il segno più di ieri. I futures indicano un avvio in lieve calo, in attesa proprio delle trimestrali. Ieri il Dow Jones ha guadagnato lo 0,74%, l’S&P 500 lo 0,89% e il Nasdaq l’1,29%, sostenuti soprattutto dai semiconduttori: Micron è balzata del 12,5% dopo aver annunciato ordini per 60 miliardi di dollari. Finora l’88% delle 66 società dell’S&P 500 che hanno pubblicato i conti ha battuto le stime sugli utili. SpaceX ha recuperato il 6,7% dopo sette sedute negative. Oggi, però, il rialzo del petrolio e il ritorno dei dazi potrebbero frenare l’entusiasmo. Il rendimento del Treasury decennale ha toccato il 4,6%.

 

Nuova escalation in Medio Oriente e il petrolio rimbalza a 92 dollari

Le speranze di una pausa nel conflitto in Medio Oriente non sono infatti durate nemmeno 24 ore. Ieri si parlava di una possibile tregua di dieci giorni; questa mattina, dopo l’undicesima notte consecutiva di raid americani, lo scenario è tornato quello di una possibile guerra totale. Marco Rubio ha accusato Teheran di non prendere sul serio i negoziati e di pretendere il controllo dello Stretto di Hormuz. I mercati hanno reagito subito: il Brent, sceso ieri verso 88 dollari, è risalito questa mattina oltre 92. Numeri che hanno fatto schizzare in alto i rendimenti dei titoli di Stato. A pesare sono anche la minaccia degli Houthi di bloccare le rotte legate all’Arabia Saudita.

 

Asia positiva: vola il Kospi e sale il Nikkei; collasso yen: è ai minimi dal 1986

L’Asia intanto ha chiuso positiva, trainata da chip e intelligenza artificiale. Il Nikkei è salito dello 0,2%, il Kospi ha guadagnato il 3%, Shanghai è rimasta piatta, mentre Hong Kong è arretrata dell’1%. In Giappone il deficit commerciale di giugno è salito a 406,9 miliardi di yen contro i 120 miliardi attesi: le esportazioni sono cresciute del 19,3%, ma le importazioni del 25,4%, spinte dal petrolio. La vera notizia a Tokyo arriva però dallo Yen, sceso oltre quota 163 per dollaro, toccando il livello più basso dall’ottobre 1986. A pesare sono il rialzo del petrolio, che aumenta i costi per un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, e il rafforzamento del dollaro.

 

Europa cauta in attesa della Bce; Londra prepara il listino aperto 24 ore su 24

L’Europa è invece attesa poco mossa in attesa domani della Bce, con il future sull’Eurostoxx 50 a +0,06% alle 8.30, dopo una seduta positiva sostenuta da banche e difesa. Ieri Francoforte ha infatti chiuso a +0,66%, mentre Piazza Affari ha fatto meglio con un rialzo dello 0,81%; oggi il petrolio sopra 92 dollari e la nuova offensiva sui dazi invitano però alla cautela. Dal Regno Unito proprio questa mattina è arrivata un’inflazione di giugno in aumento dello 0,1% mensile e del 2,6% annuo. Intanto la Borsa di Londra prepara LSE 24: il listino aperto 24 ore su 24 pensato per sfidare il trading continuo delle criptovalute.

 

Bce verso la pausa nella riunione di domani ma settembre può portare un nuovo rialzo

E a proposito di tassi di interesse, domani la Bce dovrebbe fermarsi. Dopo il rialzo di giugno, che ha portato il tasso di riferimento dal 2% al 2,25%, analisti e mercati non si aspettano una nuova stretta il 23 luglio. Il quadro è però diventato più delicato: l’inflazione dell’area euro è scesa al 2,8% dal 3,2% di maggio, ma il Brent oltre 92 dollari e il gas vicino a 60 euro per megawattora riaprono il rischio di effetti indiretti sui prezzi. La Bce resterà quindi dipendente dai dati. I mercati attribuiscono una probabilità del 90% a un rialzo a settembre, quando Francoforte avrà nuove previsioni e forse maggiore chiarezza sul conflitto.

 

Piazza Affari: oggi i conti di Unicredit e Moncler; Btp decennale vicino al 4%

Quanto a Piazza Affari riparte da 52.285 punti, dopo il +0,81% di ieri favorito da Stm, Prysmian, banche e industriali. Oggi il banco di prova è UniCredit, chiamata ad approvare i risultati del secondo trimestre dopo un avvio d’anno record: il mercato cercherà indicazioni sulle stime a fine anno e sul dossier Commerzbank. Appena ieri l’agenzia di rating Fitch ha confermato il rating di lungo termine ad A- con outlook stabile. Spazio anche al lusso, con l’uscita prevista dei conti di Moncler. Attenzione inoltre al Btp decennale, tornato vicino al 4% con il petrolio in rialzo, e allo spread con il Bund nell’area degli 84 punti.

 

Mps e Banco Bpm al lavoro sulla fusione per fermare Intesa

Infine Mps e Banco Bpm lavorano a una fusione che possa convincere Crédit Agricole e fermare l’offerta di Intesa Sanpaolo su Siena. Il gruppo francese, primo socio di Piazza Meda con il 29,3%, è l’ago della bilancia: senza il suo appoggio l’operazione difficilmente passerebbe in assemblea. Per rendere il progetto competitivo, il concambio potrebbe collocarsi tra 0,75 e 0,77 azioni Banco Bpm per ogni titolo Mps. Sul tavolo anche oltre 1,1 miliardi di sinergie annue, nuove partnership e possibili cessioni di sportelli. La partita potrebbe entrare nel vivo entro il 6 agosto, quando il cda di Mps esaminerà i conti semestrali.

 

Trump riapre la guerra dei dazi: dopo il Canada nel mirino ci sono altri 60 Paesi

Per finire si torna negli Usa, dove Donald Trump ha riaperto il fronte commerciale. Dopo aver annunciato lunedì dazi del 50% su alcuni prodotti canadesi, il presidente americano ha allargato il tiro ieri: nel mirino ci sarebbero ora fino a 60 Paesi, con nuove tariffe attese già questa settimana che varierebbero tra il 10% e il 12,5% per diversi prodotti, mentre sui farmaci generici Trump ha annunciato tariffe del 100% dal 2028. Al momento non è ancora tutto chiaro, ma la guerra commerciale sembra ripartire proprio mentre le imprese stavano cercando di stabilizzare le catene di fornitura dopo le tensioni dello scorso anno.

 

Credits: Foto Magnific

Tags:
Big Techmpsyen

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