Alessandro Cicognani 24/07/2026
Markets Today: Tornano i dazi Usa; petrolio sopra i 100 dollari; borse tutte in rosso; Stm perde il 18%; conti record di Poste
I timori alla fine sono diventati realtà: il petrolio è tornato questa mattina sopra quota 100 dollari al barile. È la conseguenza dell’attacco degli Houthi a due petroliere saudite nel Mar Rosso e del tredicesimo giorno consecutivo di raid americani sull’Iran. Trump ha detto di valutare un “attacco massiccio” e Washington sta rafforzando uomini e mezzi nella regione, alimentando l’ipotesi di un’operazione anche terrestre. Il conflitto si allarga così da Hormuz allo stretto di Bab el-Mandeb, mettendo sotto pressione due rotte decisive per l’energia mondiale. Le borse hanno reagito con vendite diffuse, mentre il greggio ha guadagnato circa il 7% in una sola seduta e quasi il 40% a luglio, riaccendendo il rischio inflazione.
Da oggi nuovi dazi statunitensi tra il 10% e il 12,5%: colpita anche l’Europa
Nel frattempo, Donald Trump ha deciso di ricostruire anche la sua barriera commerciale dopo lo stop della Corte Suprema. Da oggi entrano infatti in vigore dazi su 60 economie, Unione europea compresa: 10% per i Paesi che hanno adottato misure contro il lavoro forzato e 12,5% per gli altri. Le tariffe coprono il 99,4% delle importazioni Usa. Esclusi petrolio, gas, fertilizzanti e i beni già colpiti da dazi per sicurezza nazionale, come acciaio, alluminio e auto. Bruxelles contesta la motivazione, ritenuta da molti un espediente per ripristinare i dazi (bocciati dalla Corte) del Liberation Day di aprile.
Tech e petrolio: i due fattori che hanno spinto il Kospi al -5% e Tokyo al -2,8%
È in questo contesto che l’Asia questa mattina è stata colpita da un forte cell-off dei listini, appesantiti tra l’altro da una nuova ondata di svendite sul tech. Il Kospi di Seul ha ceduto oltre il 5% appesantito dai semiconduttori; a Tokyo il Nikkei ha perso il 2,79%. Male anche la Cina: Hang Seng -1,33% e Shanghai -1,4%. A spaventare i listini sono i dubbi sugli investimenti nell’AI, il petrolio sopra 100 dollari e l’escalation Usa-Iran. Con le ripercussioni di quest’ultima che si vedono nei numeri macro giapponesi, dove l’inflazione di base è risalita all’1,6% a giugno a causa dei rincari energetici.
Tonfo dell’AI a Wall Street: le Magnifiche 7 hanno perso 760 miliardi in un giorno
Le svendite sul tech sono partite ieri sera da Wall Street, dove in un giorno le Magnifiche 7 hanno bruciato circa 760 miliardi di dollari, con Tesla quasi -15% e Alphabet -7%, mentre il Treasury decennale è salito al 4,7%. Questi i risultati degli indici: Dow Jones -0,97%, S&P 500 -1,21% e Nasdaq -2,15%, la peggiore giornata dal 23 giugno. Oggi i future sono pochi mossi, ma il listino spera in un colpo di reni. Ad aiutare potrebbero essere i conti di Intel, che ha annunciato ricavi trimestrali a 16,13 miliardi, +25%. Oracle beneficia invece di un contratto col Pentagono da quasi 7 miliardi per unificare le licenze software e ridurre i costi.
Bce ferma sui tassi; auto: Volkswagen non cresce più e Porsche annuncia 5 mila tagli
Quanto all’Europa, i future sull’Eurostoxx 50 erano in leggero territorio negativo alle 8.30, indicando una possibile apertura negativa dopo che ieri la Bce ha sì lasciato invariato il costo del denaro, come previsto, ma Christine Lagarde ha lasciato aperta l’ipotesi di un nuovo rialzo a settembre. Notizia che ha spinto i listini in negativo ieri: Francoforte ha perso l’1,56%, Parigi l’1,6% e Londra lo 0,7%. A pesare oggi è anche l’auto. Volkswagen non prevede più crescita dei ricavi nel 2026 e stima una flessione fino al 3%, dopo utili trimestrali in calo del 9,5%. Intanto Porsche accelera la cura: altri 5 mila tagli di posti di lavoro annunciati in Germania per reagire alla debole domanda cinese e ai dazi Usa.
L’Europa multa Alphabet per 890 milioni: Google penalizza la concorrenza
A proposito di tech, invece, nuovo scontro tra Bruxelles e le Big Tech. La Commissione europea ieri ha inflitto ad Alphabet una sanzione complessiva da 890 milioni di euro per due violazioni del Digital markets act. La prima multa, da 460 milioni, riguarda il motore di ricerca: Google avrebbe favorito i propri servizi nei risultati, penalizzando i concorrenti. La seconda, da 430 milioni, colpisce Google Play, accusato di impedire agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso offerte più convenienti su siti o store alternativi. Google contesta la decisione e sostiene che le regole europee peggioreranno servizi e sicurezza nel continente.
Milano la peggiore d’Europa ieri con Stm che perde il 18% nonostante gli ottimi conti
Piazza Affari intanto riparte dal -2,8% di ieri, la peggiore chiusura europea, con il Ftse Mib a 51.315 punti. Oggi il petrolio sopra 100 dollari può sostenere Eni, Saipem e Tenaris. Ma il titolo da monitorare è StMicroelectronics, scivolata di un pesante -17,7% ieri nonostante ricavi trimestrali in aumento del 26% a 3,49 miliardi e il ritorno all’utile per 222 milioni. Al mercato non sono piaciuti il margine lordo sotto il consenso e le stime del terzo trimestre. Anche Moncler è finita in rosso. Il titolo ha perso il 7,9% dopo che la società ha diffuso ricavi semestrali a 1,29 miliardi, +9%, ma vendite in rallentamento e outlook prudente.
Poste mette a segno un semestre record: utile a 1,2 miliardi e stime 2026 confermate
Oggi attenzione poi a Poste Italiane che prima dell’apertura del mercati ha diffuso conti record. Nel primo semestre i ricavi sono saliti del 5,9% a 6,8 miliardi di euro, mentre il risultato operativo ha raggiunto 1,8 miliardi, +6,8%. L’utile netto è cresciuto del 3,5% a 1,2 miliardi. Assicurazioni e PostePay hanno aumentato i ricavi rispettivamente dell’8,6% e del 7,3%, mentre le attività finanziarie investite dei clienti sono salite a 613 miliardi. Il gruppo ha confermato stime e dividendi per il 2026 e rinnovato l’accordo con Cdp sul Risparmio Postale 2027-2030. Confermata anche l’Opas su Tim.
Trump lega il nucleare saudita a Israele: l’accordo con Riad vacilla dopo appena 24 ore
Infine si torna sulla geopolitica, perché dopo nemmeno un giorno dall’annuncio, l’accordo storico di Washington con Riad sul nucleare sta già vacillando. Trump ha infatti deciso ieri di cambiare le carte in tavola, stabilendo che la cooperazione sul nucleare civile con l’Arabia Saudita sarà subordinata all’adesione di Riad agli Accordi di Abramo e dunque alla normalizzazione con Israele. La Casa Bianca ha avvertito che, senza questa condizione, l’intesa salterà. Mohammed bin Salman ha però sempre escluso il riconoscimento di Israele senza un percorso concreto verso uno Stato palestinese. Il gelo saudita mette a rischio un patto miliardario e può riaprire spazio a Cina e Russia.
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