Alessandro Cicognani 21/07/2026
Markets Today: Tregua Usa-Iran; petrolio scende a 88 dollari; Eni lancia opas su BlueNord; Mps e la contromossa a Intesa
Il Medio Oriente continua a dettare il ritmo dei mercati, ma questa mattina alla nuova escalation si affianca uno spiraglio diplomatico. Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno dichiarato un embargo marittimo contro l’Arabia Saudita, minacciando anche la rotta di Bab el-Mandeb dopo che Riyadh aveva dirottato verso il Mar Rosso parte delle esportazioni bloccate a Hormuz. Intanto, però, Qatar e Pakistan avrebbero proposto a Stati Uniti e Iran una tregua di dieci giorni e Washington si è detta ancora aperta alla diplomazia. Il Brent ha reagito scendendo questa mattina verso 88 dollari, dagli oltre 90 toccati ieri. La geopolitica resta così il grande sorvegliato dei mercati, perché un nuovo shock energetico potrebbe riaccendere l’inflazione proprio alla vigilia della Bce di giovedì e della Fed della prossima settimana, rendendo più difficile il compito delle banche centrali.
Wall Street torna a vedere positivo sui chip e prova a tentare il rimbalzo oggi
Nel frattempo, Wall Street prova oggi a rialzare la testa: i future segnano +0,3% sul Dow Jones, +0,4% sull’S&P 500 e circa +1% sul Nasdaq, sostenuti dal calo del petrolio e dall’attesa per le trimestrali. Ieri, invece, i listini hanno chiuso deboli: Dow -0,59%, S&P 500 -0,19% e Nasdaq -0,05%. Apple ha perso oltre il 2%, mentre i semiconduttori hanno recuperato parte delle forti perdite della scorsa settimana. Micron, Sandisk e Amd sono salite, ma il rimbalzo tech si è affievolito nel finale. Oggi sono attesi i conti di General Motors e 3M; poi toccherà ad Alphabet, Tesla e IBM.
Nikkei e Kospi ripartono grazie all’AI; Pechino promette più spesa per rilanciare il Pil
L’Asia ha ritrovato gli acquisti grazie al calo del petrolio e al rimbalzo dei titoli AI. Il Nikkei di Tokyo è avanzato questa mattina di circa il 2,4%, mentre il Kospi di Seul ha guadagnato oltre il 3%, recuperando il sell-off della vigilia. Più contrastati i listini cinesi: Shanghai è salita intorno allo 0,8%, mentre Hong Kong ha oscillato per tutto il giorno poco sotto la parità. A sostenere il mercato è anche la promessa di Pechino di accelerare spesa pubblica e investimenti dopo che il Pil del secondo trimestre è cresciuto “solo” del 4,3%. Al centro c’è il piano infrastrutturale “Sei Reti” da 7 mila miliardi di yuan destinato a data center, reti sotterranee e altri progetti strategici.
Europa attesa cauta in vista della Bce di giovedì; i conti di Novartis battono le stime
Quanto alle borse europee sono attese oggi in lieve calo, con il future sull’Eurostoxx 50 in discesa dello 0,16% alle 8.30. Ieri il Vecchio Continente ha chiuso senza una direzione precisa: Francoforte ha guadagnato lo 0,04%, Parigi lo 0,02%, mentre Londra ha perso lo 0,75%, nel giorno dell’insediamento di Andy Burnham come nuovo primo ministro. Restano ora centrali il petrolio, l’inflazione e la riunione Bce di giovedì, con i tassi attesi fermi. Riflettori anche sulla svizzera Novartis: nel secondo trimestre i ricavi sono saliti del 3% a 14,4 miliardi di dollari e l’utile operativo core ha raggiunto 5,9 miliardi, sopra le attese.
Milano ferma in attesa delle trimestrali; Unicredit: 1,8 miliardi da Cdp per le Pmi
Piazza Affari riparte da 51.862 punti, dopo una seduta chiusa ieri in lieve calo dello 0,04%. A sostenere il listino sono state Moncler (+3,24%), Amplifon e Saipem (+2,6%), mentre Avio ha perso il 2,8% e Poste il 2,36%. Oggi l’attenzione resta sulle banche e soprattutto su UniCredit, che domani aprirà la stagione delle trimestrali dei grandi istituti italiani. Ieri la banca ha firmato con Cdp un’operazione da 1,8 miliardi, articolata in due tranche da 800 milioni e un miliardo: le risorse diventeranno nuovi prestiti fino a 20 milioni per Pmi e Mid-Cap, con particolare attenzione al Mezzogiorno.
Eni vuole BlueNord: sarà il maggiore produttore indipendente di energia d’Europa
Oggi occhi puntati su Eni, dopo che la controllata Var Energi ha lanciato un’opas su BlueNord da 12,8 miliardi di corone norvegesi, circa 1,1 miliardi di euro, per creare il maggiore produttore indipendente di petrolio e gas in Europa. L’offerta prevede 248,4 milioni di nuove azioni Var Energi e 1,96 miliardi di corone in contanti. Eni, oggi al 63%, resterà primo azionista con circa il 57% del gruppo. La produzione di lungo termine salirà a 450 mila barili equivalenti al giorno, con oltre 100 milioni di dollari di sinergie annue e più di 10 miliardi di cash flow operativo attesi tra 2026 e 2030. Il closing è previsto entro fine anno.
Mps e le voci di una contromossa per sfuggire all’opas lanciata da Intesa Sanpaolo
Attenzione poi a Mps che starebbe studiando una contromossa per sottrarsi all’opas di Intesa Sanpaolo da 30,6 miliardi. Dopo aver giudicato insufficiente il premio offerto dall’istituto, il cda di Siena ha aperto a una fusione alla pari con Banco Bpm. Secondo le indiscrezioni, il progetto sarebbe una fusione “a cascata”, con il coinvolgimento indiretto di Crédit Agricole, primo socio di Piazza Meda con circa il 30%. Nel nuovo gruppo i francesi avrebbero una quota tra l’11% e il 12%. Il tempo, però, favorisce Intesa: Mps e Bpm devono ancora definire concambio, governance e piano industriale, mentre l’opas ha già condizioni e calendario. Il prossimo cda di Mps è in calendario per il 6 agosto.
Crisi di The Italian Sea Group: si è dimesso il fondatore e ad Giovanni Costantino
Cambio al vertice nel pieno della crisi per The Italian Sea Group. Giovanni Costantino, fondatore e ad del gruppo degli yacht, si è dimesso insieme al figlio Gianmaria, facendo decadere l’intero cda. Il board resterà in prorogatio fino alla nomina del nuovo consiglio, attesa entro il 10 settembre. La società, che ieri ha chiuso a 1,02, segnando una performance negativa dell’81% in un anno, affronta tensioni finanziarie legate agli extra costi su diverse commesse e ha avviato il risanamento. Costantino resta comunque azionista di controllo con il 53,6%. La Regione Toscana punta a convocare un tavolo entro Ferragosto per tutelare il sito di Carrara e circa 1.500 lavoratori tra diretti e indotto.
Trump impone dazi del 50% sulle merci canadesi: entreranno in vigore tra 30 giorni
Infine si torna a parlare di Stati Uniti, perché ieri in serata Trump ha riaperto con forza il fronte commerciale, imponendo dazi aggiuntivi del 50% su alcune merci canadesi. Washington accusa Ottawa di discriminare i prodotti Usa in tre settori: auto, alcolici e latticini. I proclami colpiscono beni dal vino alle mazze da hockey e al cemento e varranno anche per le merci coperte dall’accordo di libero scambio. Le nuove tariffe entreranno in vigore tra 30 giorni. Doug Ford, premier dell’Ontario, ha chiesto una risposta “dollaro per dollaro”, alzando il rischio di una nuova guerra commerciale nordamericana.
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