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18/05/2026

Markets Today: Trump “il tempo stringe” per l’Iran; sell off globale dei bond; oggi Warsh alla Fed; D-Day a Piazza Affari

Il presidente Usa torna ad attaccare l’Iran mettendo sotto pressione i mercati: Europa e Wall Street sono attese in rosso e il prezzo del petrolio schizza sopra i 110 dollari

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La settimana si apre con il Medio Oriente ancora al centro dei mercati. Donald Trump ha avvertito l’Iran che “il tempo stringe” e gli investitori temono ormai che la chiusura dello Stretto di Hormuz possa durare più del previsto. Il Brent è salito sopra 111 dollari al barile, prezzo che non si vedeva da due settimana, riportando in primo piano il rischio inflazione. Il tema sarà anche sul tavolo del G7 finanziario di oggi a Parigi, dove ministri delle Finanze e banchieri centrali discuteranno le conseguenze economiche della crisi energetica. Tutto questo avviene dopo una settimana turbolenta per i mercati. Venerdì Wall Street ha chiuso la settimana in rosso, con S&P 500 a -0,06%, Nasdaq -0,19% e Dow Jones -0,36%; in Europa il Ftse Mib ha perso l’1,1%, il Dax l’1,6% e Parigi l’1,3%. In perdita di oltre il 2% tutti i principali listini asiatici. Il messaggio è chiaro: dopo settimane dominate dall’ottimismo sull’AI e dai record di Borsa, il mercato torna a pesare il rischio geopolitico.

 

Fed: oggi il passaggio di consegne tra Jerome Powell e Kevin Warsh

Intanto a Washington è tutto pronto per il cambio della guardia alla Federal Reserve: Jerome Powell lascerà oggi il testimone a Kevin Warsh in una fase tutt’altro che comoda. I mercati non scommettono più su tagli rapidi dei tassi, perché petrolio e rendimenti stanno risalendo insieme, e lo stesso vale per l’inflazione Usa. Trump spera in una politica accomodante sui tassi di Warsh, ma la nuova Fed dovrà scegliere se guardare oltre lo shock energetico o rispondere a un’inflazione che rischia di riaccendersi. Per ora Wall Street teme tassi alti più a lungo.

 

Sell-off dei bond: rendimenti record dal Giappone agli Stati Uniti passando per l’Europa

La paura sull’inflazione più alta si vede in modo chiaro nella fuga globale dai bond, che sta via via allargando a livello globale. Negli Usa il Treasury a 10 anni è salito al 4,631%, massimo da febbraio 2025; il due anni ha toccato il 4,102% e il trentennale il 5,159%. Ma la tensione è ancora più evidente in Giappone: il rendimento trentennale è balzato oltre 10 punti base al record del 4,20%, mentre il decennale è salito al 2,80%, massimo da ottobre 1996. In Europa i future sul Bund tedesco segnano -0,4% e sugli Oat francesi -0,45%, mentre i Gilt britannici la scorsa settimana hanno toccato i livelli più alti da decenni. A pesare è il timore che l’inflazione costringa Fed, Bce e Bank of England a nuove strette.

 

Wall Street riparte debole dopo un venerdì in rosso; mercoledì i conti di Nvidia

È in questo contesto che Wall Street riparte debole dopo una settimana da record finita però male. I futures indicano un avvio in calo: Dow Jones -0,84%, S&P 500 -0,67% e Nasdaq 100 -0,74%. Venerdì i listini avevano corretto con forza: S&P 500 -1,24%, Nasdaq -1,54% e Dow -1,07%, appesantiti da rendimenti in salita e prese di profitto sul tech. Gli occhi del mercato sono puntati sulla nomina di Warsh e sulla giornata di mercoledì, quando arriverà la trimestrale più attesa: Nvidia, regina dei chip per l’intelligenza artificiale, che oggi vale oltre 5.700 miliardi di dollari.

 

La paura per il perdurare delle tensioni dà slancio ai beni rifugio dollaro e oro

La situazione complicata sta dando forza al dollaro, che resta forte perché il mercato sta rivedendo le attese sulla Fed: non solo meno tagli, ma persino la possibilità che i tassi restino fermi o salgano nel corso dell’anno. L’euro-dollaro è sceso a 1,1632 e la situazione tecnica si è indebolita. In questo quadro anche l’oro resta sostenuto dalla domanda di protezione legata al Medio Oriente (oltre i 4.500 dollari l’oncia), ma deve fare i conti con rendimenti reali più alti, che aumentano il costo opportunità di detenere metallo senza cedola. Dollaro e oro si muovono così entrambi da asset rifugio.

 

Asia tutta in rosso questa mattina; la Cina frena su consumi e investimenti

Intanto questa mattina le borse asiatiche hanno chiuso quasi tutte in calo. Il Nikkei ha perso lo 0,72%, Hong Kong l’1,17% e Shanghai lo 0,15%. In controtendenza il Kospi, salito dello 0,82% grazie a Samsung, rimbalzata del 4,8% sui progressi nei negoziati sindacali. A pesare è stata soprattutto la Cina: la produzione industriale di aprile è salita solo del 4,1%, sotto le attese e al ritmo più lento da luglio 2023; le vendite al dettaglio sono cresciute appena dello 0,2%, minimo dal 2022, mentre gli investimenti fissi sono scesi dell’1,6%. Il dato conferma che la ripresa cinese resta sbilanciata: produce molto, ma consuma poco.

 

Giornata di dividendi oggi a Piazza Affari; Europa attesa negativa in apertura

L’Europa si prepara a un avvio pesante, con il future sull’Eurostoxx 50 in calo dell’1,10% alle 8.30. Venerdì era già stata una seduta difficile: Ftse Mib -1,9% a 49.116 punti, Dax -2% e Cac 40 -1,6%. A Milano avevano pesato Buzzi e Stm, entrambe a -4,2%, Bper -3,7% e Stellantis -3,5%; meglio Avio +2%, Diasorin +1,4% e Amplifon +0,46%. Oggi il listino italiano deve fare i conti anche con il D-Day delle cedole: 22 blue chip staccano il dividendo, con un impatto tecnico stimato dell’1,5% sul Ftse Mib. Tra i colossi in previsione oggi: Intesa Sanpaolo, Eni e Mps.

 

Eni investe nella canadese Nouveau Monde Graphite; Stellantis si rafforza in Algeria

A Piazza Affari i titoli da seguire sono prima di tutto quelli legati al petrolio: Eni, Saipem e Tenaris beneficiano del Brent sopra 111 dollari, anche se il rialzo dell’energia aumenta i rischi macro. Eni ha perfezionato un investimento da 70 milioni di dollari nella canadese Nouveau Monde Graphite, con una quota dell’11,6%. Occhi anche su Generali, dopo che BlackRock è salita appena sopra il 5% della compagnia, e su Stellantis, che rafforza l’asse con l’Algeria sulla componentistica italiana. Attenzione anche a Recordati, con Barclays che ha alzato il target price da 48 a 50 euro.

 

Bitcoin sotto 77 mila dollari: torna l’avversione al rischio con lo scontro Usa-Iran

Infine il ritorno delle tensioni in Medio Oriente colpisce anche le criptovalute. Bitcoin è sceso sotto 77 mila dollari, a 76.946 dollari, perdendo circa l’1,5% e toccando il livello più basso dal primo maggio. La settimana la cripto era riuscita a riportarsi sopra 80 mila dollari, ma il rialzo non ha retto davanti a petrolio oltre 110 dollari e rendimenti obbligazionari in aumento. Ethereum perde circa il 3% a 2.122 dollari, XRP l’1,5%, Solana il 2% e Dogecoin il 2,8%. Il messaggio del mercato è chiaro: quando sale il rischio geopolitico, gli asset più speculativi sono i primi a essere venduti.

 

Credits: Foto Magnific

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