Alessandro Cicognani 25/09/2026
Markets Today: Ultima chiamata per Poste-Tim; UniCredit riapre il dossier Bpm; Treasury al 5,2%; Trump-Xi senza svolta
L’ultimo giorno dell’Opas di Poste su Tim si apre con il traguardo del 90% ancora possibile. Alla chiusura di ieri le adesioni avevano portato Poste al 75,57% del capitale, dal 66,63% raggiunto al termine del periodo ordinario. Oggi alle 17.30 si chiude la riapertura dei termini: arrivare al 90% renderebbe più rapido il delisting di Tim, obiettivo dichiarato dell’operazione. L’offerta riconosce per ogni azione Tim 1,67 euro in contanti più 0,218 azioni Poste. Il mercato guarda quindi al fotofinish delle adesioni, perché la soglia raggiunta determinerà tempi e percorso della nuova fase del gruppo telefonico.
UniCredit torna su Banco Bpm: possibile mossa congiunta con Crédit Agricole
Un nuovo tassello riapre invece il risiko bancario italiano. Secondo Reuters, UniCredit e Crédit Agricole hanno valutato una possibile mossa congiunta su Banco Bpm, anche attraverso una divisione degli asset che lascerebbe ai francesi circa un terzo del capitale: Agricole possiede già il 29,3%. Per Andrea Orcel sarebbe un ritorno su Piazza Meda dopo l’Ops ritirata nel 2025, quando il Golden Power rese l’operazione troppo incerta. Intanto si avvicina anche il dossier tedesco: la ceo di Commerzbank Bettina Orlopp ha aperto a tre ipotesi, compresa una fusione con Hvb, mentre UniCredit può salire oltre il 47%.
Milano ha chiuso negativa e riparte da 51.543 punti; Trevi boccia l’Opa Webuild
Piazza Affari riparte dunque dai 51.543 punti del Ftse Mib, che ieri ha perso lo 0,85%, peggiore tra i principali listini europei. Oggi i riflettori restano su Tim e Poste per l’ultimo giorno dell’Opas, ma anche sulle banche dopo le nuove indiscrezioni su UniCredit, Crédit Agricole e Banco Bpm. Da seguire Mps, che ha integrato l’ordine del giorno dell’assemblea del 29 ottobre con la fusione di Mediobanca e le offerte su Bpm e Banca Generali. Trevi resta sotto osservazione dopo che il cda ha giudicato non congruo il prezzo dell’Opa Webuild, difendendo l’alternativa standalone. In agenda anche l’asta Bot da 7,5 miliardi.
Europa: oggi si attende il rimbalzo dopo una seduta tutta in rosso
L’Europa prova a rimbalzare dopo una seduta tutta in rosso. Ieri lo Stoxx 600 ha ceduto lo 0,55%, Francoforte lo 0,57%, Parigi lo 0,52% e Londra lo 0,24%, mentre Milano ha fatto peggio con -0,85%. Per questa mattina i future indicano invece un avvio positivo, nonostante i rendimenti obbligazionari restino elevati (+0,88% quelli sull’Eurostoxx50 alle 8.30). A sostenere il sentiment contribuisce il calo del petrolio sulle ipotesi di una soluzione graduale tra Usa e Iran. Sul fronte macro sono attesi la fiducia dei consumatori tedeschi e i dati monetari dell’Eurozona.
Non si ferma la salita dei rendimenti per i Treasury: decennale al 5,2%
L’asset da guardare resta comunque il Treasury americano. Il rendimento del decennale è salito fino al 5,225%, massimo dal 2007, mentre il trentennale ha toccato il 5,50%: livelli che aumentano il costo del denaro per famiglie e imprese e rendono più difficile la vita agli asset rischiosi. Il movimento è stato alimentato dai dati macro solidi, dai prezzi energetici ancora elevati e dai toni restrittivi della Fed. I future sui Fed Funds attribuiscono ora circa il 68% di probabilità a un nuovo rialzo a ottobre. Anche i mutui ne risentono: il trentennale fisso Usa è risalito al 7,45%. Ai massimi dal 2024.
Wall Street ferma con le tensioni sui Treasury; Dow verso la quarta settimana in calo
Wall Street arriva alla seduta di oggi con future quasi immobili e con i Treasury ancora in primo piano. Ieri il Dow Jones ha perso lo 0,31%, l’S&P 500 lo 0,02%, mentre il Nasdaq ha chiuso appena sopra la parità, +0,01%. Il Dow si avvia così verso la quarta settimana consecutiva in calo, mentre da lunedì S&P 500 e Nasdaq restano positivi. Oggi gli investitori guarderanno alla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan e agli ordini di beni durevoli. Sul tech, Oracle negli Usa ha perso oltre il 3% dopo una comunicazione di forza maggiore legata al progetto di data center in New Mexico.
Asia: Tokyo sale mentre Hong Kong perde l’1,7%; trimestre record per Oracle Japan
Seduta divisa in Asia, con il sell-off dei bond globali ancora sullo sfondo. Tokyo reagisce meglio: il Nikkei sale di circa l’1,1% e il Topix dell’1,2%. Hong Kong va invece in direzione opposta, con l’Hang Seng in calo dell’1,7%, penalizzato soprattutto da finanziari, materie prime e tecnologia. Corea del Sud e Cina continentale sono chiuse per festività: il Kospi aveva terminato l’ultima seduta a +0,9%. In evidenza Oracle Japan, che balza di oltre il 7% dopo un trimestre record: ricavi +13% e business cloud +31,7%, in netta controtendenza rispetto alla casa madre americana, scesa oltre il 3% a Wall Street.
Trump-Xi: nessuna svolta concreta su commercio, intelligenza artificiale e Iran
Usa e Cina restano al centro della giornata anche per un altro motivo: il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping che, tuttavia, non sembra aver prodotto svolte evidenti sui dossier più delicati: commercio, intelligenza artificiale, Taiwan e guerra con l’Iran. Xi ha però rilanciato la cooperazione sull’AI, proponendo più dialogo su rischi, benefici e usi impropri della tecnologia. Sul commercio resta centrale la tregua tariffaria in scadenza a novembre, insieme ad acquisti agricoli, terre rare e controlli tecnologici. Oggi la visita prosegue, ma i mercati cercano soprattutto segnali concreti.
Iran e Stati Uniti discutono un nuovo negoziato e il Brent scende sotto i 106 dollari
Il Medio Oriente chiude il quadro con segnali contrastanti. Usa e Iran discutono a New York un percorso graduale che prevederebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della fine del blocco navale americano, ma sul terreno la tensione resta alta: gli Houthi hanno lanciato nuovi missili e droni contro obiettivi sauditi. La Cina spinge per una de-escalation e l’Iran resta uno dei dossier tra Washington e Pechino. Il petrolio ritraccia dopo il balzo di ieri: Brent -0,8% a 105,7 dollari e Wti -1,6% a 93 dollari. Il premio geopolitico resta elevato, ma il mercato torna a prezzare uno spiraglio diplomatico.
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