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27/08/2025
Le trimestrali spiegate facili: cosa sono, cosa indicano e perchè tutti ne parlano

Le trimestrali spiegate facili: cosa sono, cosa indicano e perchè tutti ne parlano

Ogni tre mesi le aziende quotate in Borsa pubblicano i loro  i conti trimestrali, o trimestrali. Ma cosa significano davvero quei numeri? E perché fanno muovere così tanto i mercati? Una guida chiara per capirci qualcosa.

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Se stai seguendo un po’ le notizie economiche in questi giorni, probabilmente hai sentito parlare di “trimestrali”. In questo periodo molte aziende quotate in Borsa pubblicano i risultati economici dei primi mesi dell’anno, rivelando quanto hanno venduto, guadagnato e investito. Questi numeri influenzano i mercati finanziari e sono seguiti con attenzione da investitori, analisti e media. Ma cosa sono davvero le trimestrali, e come si leggono? Cosa significa tutto questo? E perché questi numeri fanno salire o scendere i titoli in Borsa?

Siamo nella stagione in cui le grandi aziende quotate pubblicano i risultati del secondo trimestre dell’anno. È un appuntamento fisso: avviene quattro volte all’anno (da qui il nome “trimestrali”) e serve a informare il mercato sull’andamento recente dell’azienda.

Ma leggere una trimestrale può sembrare un esercizio da esperti. In realtà, con un po’ di chiavi di lettura, anche chi non lavora nella finanza può capire cosa succede davvero dentro un’azienda.

Che cosa sono le trimestrali

Le trimestrali sono documenti contabili che fotografano l’andamento di un’azienda nel corso di tre mesi: ricavi, costi, margini, utile. Servono a raccontare se l’azienda sta vendendo di più o di meno, se guadagna e quanto, se spende troppo o sta migliorando l’efficienza.

Sono importanti per vari motivi: permettono agli investitori di valutare la salute dell’azienda; influenzano le decisioni di acquisto o vendita di azioni; danno indicazioni sulle strategie future, grazie alle previsioni (le cosiddette “guidance”).

I termini da conoscere

Ricavi (o fatturato)
Sono tutti i soldi incassati grazie alle vendite. È il primo indicatore che si guarda: quanto vende l’azienda.

Esempio: “XYZ Spa ha registrato ricavi per 1,2 miliardi di euro (+7% rispetto all’anno scorso).”

Ebitda
Sta per Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization. In parole semplici, è il guadagno operativo lordo, cioè quanto rimane dopo aver pagato le spese di gestione “vive”: fornitori, stipendi, costi diretti. Non tiene conto di tasse, interessi sui debiti e dei costi contabili legati all’usura di macchinari, software, brevetti (ammortamenti). Ti dice: “Quanto è efficiente l’azienda nel fare il suo lavoro?”

Ebit
È l’Earnings Before Interest and Taxes. Rispetto all’Ebitda, includiamo anche ammortamenti e svalutazioni. Quindi: L’Ebitda mostra quanto l’attività è profittevole “a caldo”. L’Ebit mostra quanto rimane dopo aver considerato anche l’usura del capitale aziendale. È utile per capire se il modello di business regge anche nel medio-lungo periodo.

Utile netto
È il guadagno finale, dopo aver tolto tutto: costi operativi, ammortamenti, interessi, tasse. È l’indicatore più immediato per capire se l’azienda ha fatto profitti o perdite.

EPS (utile per azione)
Sta per Earnings Per Share: è l’utile netto diviso per il numero di azioni in circolazione. Serve a capire quanto guadagna ogni singola azione.

Guidance
È la previsione sull’andamento dei prossimi mesi. Viene rilasciata dalle stesse aziende: può essere confermata, rivista al rialzo o al ribasso. E spesso muove più la Borsa dei numeri già pubblicati. Può essere, infatti, meglio o peggio delle attese. Ogni trimestre, infatti, gli analisti prevedono i risultati delle aziende. Quando escono i conti reali, si confrontano con queste attese. Ecco perché: anche un utile in crescita può deludere (se era previsto più alto); anche una piccola perdita può piacere (se temevano andasse peggio).

Un esempio ( fittizio) concreto: il caso di ItalFood S.p.A.

Per rendere tutto più comprensibile, immaginiamo che un’azienda italiana del settore alimentare, ItalFood S.p.A., abbia appena pubblicato la sua trimestrale relativa al secondo trimestre del 2025.

Il comunicato stampa dice così:

“Ricavi: 500 milioni di euro (+6% rispetto al 2024).
Ebitda: 80 milioni (+8%).
Ebit: 65 milioni.
Utile netto: 45 milioni.
EPS (utile per azione): 0,90 euro.
Guidance confermata: ricavi attesi oltre 2 miliardi nel 2025.”.

Come si arriva a quel numero?

Ricavi significa che l’azienda ha venduto per un totale di 500 milioni di euro nel trimestre. Un +6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente indica una buona crescita delle vendite.

Poi si guarda all’Ebitda, che è il margine operativo lordo: in pratica, quanto guadagna l’azienda dalla sua attività principale prima di considerare ammortamenti, interessi e tasse. Nel caso di ItalFood, l’Ebitda è di 80 milioni: vuol dire che, tolti i costi “vivi” (come stipendi, materie prime, affitti, fornitori), l’attività core è solida e in miglioramento.

Quindi per esempio: Togliamo 420 milioni di costi operativi (stipendi, affitti, materie prime…).
→ Ci restano 80 milioni di Ebitda

Passando all’Ebit, cioè l’utile operativo dopo gli ammortamenti, scopriamo che ItalFood arriva a 65 milioni di euro. Significa che, una volta considerati i costi legati all’“usura” delle attrezzature, dei software o di altri beni aziendali (gli ammortamenti, appunto), restano 65 milioni. È un indicatore importante per valutare la redditività più strutturale dell’azienda.

Quindi per esempio: Togliamo 15 milioni di ammortamenti (costi non monetari ma contabilizzati).
→ Otteniamo 65 milioni di Ebit.

Poi togliamo 10 milioni di interessi passivi (magari per un finanziamento in corso).
→ Si scende a 55 milioni di utile ante imposte.

Infine, paghiamo 10 milioni di tasse.
→ Il risultato finale è un utile netto di 45 milioni di euro.

E’ la parte che tutti vogliono vedere: l’utile netto, cioè il guadagno “vero”, quello che rimane in tasca all’azienda dopo aver pagato anche gli interessi sul debito e le tasse. ItalFood chiude il trimestre con un utile netto di 45 milioni di euro.

Infine, l’azienda comunica il famoso “EPS” (utile per azione) pari a 0,90 euro. Questo numero si ottiene dividendo l’utile netto per il numero di azioni in circolazione, ed è utile per capire quanto ha guadagnato ogni singola azione.

Facciamo un esempio: se ItalFood ha un utile netto di 45 milioni di euro e in circolazione ci sono 50 milioni di azioni, si divide 45 milioni per 50 milioni, ottenendo proprio 0,90 euro per azione. In altre parole, ogni azione ha prodotto un guadagno di 90 centesimi nel trimestre.

Il comunicato si chiude con una nota sulla guidance, cioè la previsione per il futuro: ItalFood conferma l’obiettivo di superare i 2 miliardi di ricavi nell’intero 2025. Una notizia che spesso conta più dei numeri del trimestre, perché dice dove sta andando l’azienda, e non solo dove si trova ora.

Ora che conosci tutti i termini, prova a leggere uno dei Casi di Borsa per esercitarti qui.

Foto Credit: Foto di Dmitriy da Pixabay

Tags:
trimestrali

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