Ottawa lancia un fondo sovrano per investire nel futuro, Seul valuta un “dividendo AI” per redistribuire i profitti della tecnologia, mentre Nuova Delhi alza i dazi sull’oro con effetti su settore della gioielleria.
Il Canada di Carney lancia un fondo sovrano
Il Canada ha annunciato la creazione del suo primo fondo sovrano, una svolta storica nella politica economica del Paese. Il primo ministro Mark Carney ha presentato il nuovo strumento, denominato Canada Strong Fund, pensato per finanziare grandi progetti infrastrutturali e di sviluppo strategico.
Il fondo, di proprietà pubblica, partirà con una dotazione iniziale di 25 miliardi di dollari canadesi e investirà in settori chiave come energia, infrastrutture, miniere, agricoltura e tecnologia. L’obiettivo dichiarato è sostenere quelli che il governo definisce “progetti di costruzione della nazione”, tra cui l’ammodernamento dei porti e lo sviluppo delle risorse naturali.
Una delle novità del modello canadese è la possibilità per i cittadini di investire direttamente nel fondo con risparmi personali, una caratteristica insolita rispetto ai tradizionali fondi sovrani internazionali.
L’iniziativa si inserisce nella strategia del governo Carney per rafforzare la crescita economica in un contesto di crescente tensione commerciale con gli Stati Uniti. Secondo il primo ministro, il rapporto con Washington è cambiato e il Canada deve adattarsi rapidamente, accelerando gli investimenti strategici. Carney ha sottolineato che il Paese sta registrando un aumento degli investimenti esteri, superiore a quello delle altre grandi economie.
Il progetto ha però suscitato critiche. Come riporta BBC, l’Institut économique de Montréal ha avvertito che il fondo potrebbe comportare costi elevati per i contribuenti a fronte di rendimenti limitati. Anche l’opposizione conservatrice ha attaccato la misura, definendola un “fondo del debito”. Il leader Pierre Poilievre ha evidenziato come Paesi come Norvegia, Singapore e Arabia Saudita alimentino i propri fondi sovrani grazie a consistenti avanzi di bilancio, mentre il Canada si trova in deficit e quindi non disporrebbe di vere eccedenze da investire.
Il governo replica che la situazione finanziaria del Paese è migliore delle attese e che il deficit è in riduzione, creando margini per nuove iniziative di investimento pubblico. Nei prossimi mesi verranno avviate consultazioni per definire nel dettaglio la struttura del fondo.
Il modello si ispira ai grandi fondi sovrani internazionali, come quello della Norvegia, tra i più grandi al mondo con oltre 2.000 miliardi di dollari di attivi, alimentato dai proventi del petrolio e investito sui mercati globali. A differenza del caso norvegese, però, il fondo canadese non sarà finanziato da surplus energetici ma anche da debito pubblico e capitale privato.
Il Canada, ricco di risorse naturali come le terze maggiori riserve petrolifere mondiali, si avvicina così a una pratica già diffusa in economie come Cina, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, che dispongono di fondi sovrani di grandi dimensioni. Anche gli Stati Uniti hanno recentemente valutato la creazione di un proprio fondo nazionale.
Il Canada Strong Fund rappresenta dunque un cambio di paradigma: da economia basata principalmente su investimenti privati a un modello in cui lo Stato diventa attore diretto e strategico nello sviluppo industriale e infrastrutturale del Paese.
Seul valuta un “dividendo AI” per i cittadini: i mercati reagiscono con forte volatilità
La Corea del Sud sta valutando l’ipotesi di distribuire ai cittadini parte dei benefici economici generati dal boom dell’intelligenza artificiale attraverso un cosiddetto “dividendo AI”. La proposta, avanzata da Kim Yong-beom, capo delle politiche presidenziali e consigliere del presidente Lee Jae Myung, ha provocato forti oscillazioni sui mercati finanziari e acceso il dibattito sulla redistribuzione dei profitti tecnologici, secondo quanto riportato da Bloomberg.
In un messaggio pubblicato sui social, Kim ha suggerito che le entrate fiscali aggiuntive derivanti dalla crescita del settore AI potrebbero essere utilizzate per finanziare trasferimenti diretti ai cittadini. Le sue parole hanno innescato una reazione immediata sulla Borsa di Seul: l’indice Kospi è arrivato a perdere fino al 5,1% nella seduta di martedì, per poi recuperare parte delle perdite dopo chiarimenti successivi.
Il consigliere presidenziale ha poi precisato che non si tratta dell’introduzione di una nuova tassa straordinaria sui profitti delle imprese, ma dell’eventuale utilizzo di “entrate fiscali in eccesso” generate dal ciclo economico positivo legato all’AI.
L’episodio ha coinvolto direttamente i principali protagonisti del settore tecnologico sudcoreano, tra cui Samsung Electronics e SK Hynix, entrambi al centro del boom globale dei semiconduttori. Samsung, in particolare, ha registrato un aumento degli utili operativi di circa 48 volte nel trimestre di marzo ed è oggi proiettata tra le aziende tecnologiche più redditizie al mondo, subito dietro Nvidia, secondo le stime di mercato citate da Bloomberg.
La forte reazione degli investitori riflette anche la crescente concentrazione del mercato sudcoreano su pochi titoli guida, che hanno sostenuto gran parte del rally dell’indice Kospi negli ultimi mesi. Nonostante il forte rialzo registrato dall’inizio dell’anno, la sensibilità agli annunci politici resta elevata.
Il governo del presidente Lee Jae Myung ha più volte ribadito la volontà di promuovere una crescita “inclusiva”, ma la proposta ha riacceso le preoccupazioni degli investitori su possibili interventi redistributivi sui profitti del settore tecnologico.
Sul fronte industriale, restano inoltre tensioni sindacali. I lavoratori di Samsung chiedono una quota più ampia degli utili legati all’AI e non escludono uno sciopero nelle prossime settimane. Anche SK Hynix ha già introdotto sistemi di bonus collegati ai profitti, alimentando ulteriori richieste salariali.
Secondo analisti citati da Bloomberg, l’idea di un dividendo AI evidenzia un tema più ampio: la concentrazione dei guadagni dell’intelligenza artificiale in poche grandi aziende e la crescente pressione politica per una loro redistribuzione più ampia nella società.
L’India alza i dazi sull’oro: nuova “aritmetica” fiscale, chi pagherà davvero il conto?
L’India ha aumentato in modo significativo i dazi sull’importazione di oro e argento, portandoli complessivamente dal 6% al 15%, in quella che il governo descrive come una misura per ridurre le importazioni, sostenere la rupia e contenere il deficit delle partite correnti. Lo riporta The Economic Times.
La decisione arriva in un contesto di pressioni sui conti esterni del Paese, aggravate dall’aumento dei prezzi globali delle materie prime e dalle tensioni geopolitiche. Secondo le autorità indiane, il provvedimento mira a rendere meno conveniente l’acquisto di metalli preziosi all’estero, con l’obiettivo di limitare il deflusso di valuta estera e rafforzare le riserve valutarie.
Il governo ha quindi introdotto una nuova struttura fiscale sull’oro, che modifica profondamente la “matematica” del settore: l’aumento dei dazi rende immediatamente più costoso l’ingresso del metallo nel Paese, con effetti a catena lungo tutta la filiera.
Secondo analisi riportate da Business Standard e Reuters, la misura potrebbe però non ridurre in modo significativo la domanda complessiva, dato il ruolo culturale e finanziario dell’oro in India, dove rappresenta sia un bene di consumo sia una forma di risparmio diffusa.
Il settore della gioielleria è tra i più esposti. Le principali aziende del comparto, tra cui Kalyan Jewellers, Titan, Senco Gold e Malabar Gold, rischiano infatti una compressione dei margini, poiché l’aumento dei costi di importazione tende a essere trasferito sui prezzi finali. In un mercato sensibile alle variazioni di prezzo, ciò potrebbe tradursi in una domanda più debole nel breve periodo.
Al tempo stesso, alcuni analisti avvertono che la misura potrebbe incentivare il mercato informale e il contrabbando, storicamente presente nel settore dell’oro in India, proprio per aggirare l’elevata tassazione.
Il governo, tuttavia, difende la scelta come parte di una strategia più ampia per riequilibrare la bilancia commerciale e ridurre la dipendenza dalle importazioni non essenziali. In parallelo, l’aumento dei dazi potrebbe spingere una maggiore offerta di oro già in circolazione nel mercato interno, con le famiglie incentivate a rivendere riserve private per approfittare dei prezzi elevati.
In sintesi, la nuova politica sull’oro in India ridisegna gli equilibri del settore: l’impatto immediato è un aumento dei prezzi e della volatilità, mentre gli effetti strutturali dipenderanno da quanto la domanda interna saprà resistere al rincaro e da quanto crescerà il mercato informale.
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