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18/09/2026
Il diesel negli Usa supera i 6 dollari al gallone, la Corea del Nord scopre il consumismo e Singapore paga i cittadini per leggere

Il diesel negli Usa supera i 6 dollari al gallone, la Corea del Nord scopre il consumismo e Singapore paga i cittadini per leggere

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Negli Usa il diesel supera per la prima volta i 6 dollari al gallone e il rincaro rischia di trasferirsi dai trasporti ai prezzi nei negozi; Pyongyang spinge consumi e svago; il governo di Singapore offre ricompense in denaro a chi legge almeno 15 minuti al giorno.

Usa, il diesel supera i 6 dollari al gallone

Negli Stati Uniti il prezzo medio del diesel ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone, circa 1,60 dollari al litro. A spingere i prezzi sono la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che hanno ridotto l’offerta.

Il diesel non riguarda solo camion e automobilisti: alimenta camion, treni, navi e macchinari agricoli e quindi attraversa buona parte della catena di approvvigionamento. Per questo il suo rincaro rischia di trasformarsi in un problema anche per i prezzi dei prodotti che arrivano nei negozi.

Secondo GasBuddy, nel giro di cinque mesi il prezzo del diesel è più che raddoppiato. «Ogni camion, ogni consegna, ogni pacco, ogni spesa al supermercato è appena diventata più costosa», ha commentato Patrick De Haan, analista della società.

A complicare il quadro c’è la scarsità di scorte: secondo la Energy Information Administration, le riserve di diesel negli Usa sono del 13% inferiori alla media degli ultimi cinque anni, a 106,3 milioni di barili. E anche sul mercato del greggio la pressione resta elevata: giovedì il Brent ha chiuso a 107,63 dollari al barile, mentre il WTI è arrivato a 102,48 dollari.

Il problema non è soltanto americano. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui prima del conflitto transitava circa un quinto del petrolio mondiale, resta al centro delle tensioni. A questo si aggiungono il divieto russo di esportare diesel e le restrizioni cinesi sulle esportazioni di carburanti.

Il risultato è un mercato del diesel sempre più sotto pressione: secondo Rapidan Energy, margini elevati e volatilità potrebbero proseguire fino all’inizio del 2027.

Corea del Nord, il boom dei consumi passa da centri commerciali, resort e parchi

Caffè, parchi acquatici, centri commerciali di lusso e resort sul mare. La Corea del Nord sta vivendo un inatteso aumento delle occasioni di svago e di consumo, promosso direttamente dallo Stato. A raccontarlo è un’inchiesta di Reuters, basata su dati doganali, media statali e interviste a visitatori e disertori.

I numeri mostrano il cambiamento: secondo i dati doganali cinesi, nell’ultimo decennio le importazioni nordcoreane di apparecchiature per massaggi sono aumentate di 40 volte, mentre quelle di tapis roulant sono cresciute di oltre il 600%. Dalla Cina arrivano anche pianoforti e persino autoscontri.

La spinta ai consumi si riflette nella nascita di nuovi mall, località sciistiche e strutture turistiche. A Wonsan, per esempio, è stato realizzato un grande complesso balneare, mentre a Pyongyang si moltiplicano ristoranti, palestre, sale giochi e negozi di fascia alta.

Dietro questa trasformazione c’è anche una precisa strategia economica. Reuters osserva che il governo vuole convogliare la ricchezza dei cittadini verso canali di consumo controllati dallo Stato, riducendo così il peso dei mercati informali che hanno sostenuto l’economia nordcoreana per decenni.

La spinta arriva mentre l’economia cerca nuove fonti di crescita nonostante le sanzioni internazionali. Secondo stime citate da Reuters, nel 2025 il Pil nordcoreano sarebbe cresciuto del 3,5%, il ritmo più sostenuto degli ultimi anni.

Non è però un nuovo benessere diffuso a tutta la popolazione: le nuove opportunità di consumo restano soprattutto accessibili alla classe media urbana e a chi dispone di risparmi. Ma per Pyongyang il messaggio è chiaro: far spendere di più, e soprattutto farlo attraverso strutture controllate dallo Stato, può diventare una leva economica e sociale.

Singapore paga per leggere: 15 minuti al giorno contro il doomscrolling

A Singapore per combattere il doomscrolling si prova anche con un incentivo economico: leggere almeno 15 minuti al giorno può far guadagnare ai cittadini monete virtuali convertibili in denaro.

L’iniziativa, lanciata questo mese dal National Library Board, punta a trasformare la lettura in un’abitudine quotidiana attraverso la gamification. Come riporta The Guardian, il meccanismo è semplice: chi registra sul sito del governo una sessione di lettura di almeno 15 minuti riceve 20 monete virtuali. Servono 1.000 monete per ottenere 1 dollaro di Singapore, circa 80 centesimi di euro. È consentita una sola sessione al giorno: per arrivare a un dollaro occorrono quindi 50 giorni di lettura.

La somma è volutamente simbolica. L’obiettivo, spiegano le autorità, è soprattutto riportare l’attenzione su un’attività che richiede tempo e concentrazione, in un ambiente digitale dominato da notifiche, video brevi e un flusso continuo di informazioni.

«Viviamo in un mondo di straordinaria abbondanza di contenuti, informazioni e stimoli», ha spiegato Melissa Tam, direttrice del National Library Board, al Straits Times. Da qui l’idea di partire da un obiettivo facilmente raggiungibile: 15 minuti al giorno, sull’autobus, durante il pranzo o prima di andare a dormire.

Il tema è particolarmente sentito a Singapore, dove il governo sta valutando anche misure per ridurre i possibili effetti negativi dei social sui più giovani, compreso un eventuale limite al tempo quotidiano trascorso online.

Curiosamente, però, gli studenti quindicenni di Singapore sono risultati primi al mondo nella lettura nell’edizione 2025 dei test PISA, davanti a Cina e Taiwan.

Foto Credits: Foto di Chickenonline da Pixabay

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