Nonostante l’incertezza politica negli Stati Uniti e le dichiarazioni aggressive del presidente Donald Trump, il gigante farmaceutico Johnson & Johnson (J&J) non solo tiene il passo, ma accelera. La multinazionale ha infatti alzato le previsioni di crescita per il 2025, segnalando fiducia nella propria solidità, indipendentemente dai possibili ostacoli commerciali in arrivo. Tra questi, spiccano i dazi che Trump vorrebbe applicare ai farmaci importati negli Stati Uniti, nel tentativo di rafforzare la produzione interna. Eppure, anziché preoccuparsi, J&J mostra risultati brillanti e guarda avanti con ottimismo.
Numeri da record nel secondo trimestre
Nel trimestre conclusosi a giugno, Johnson & Johnson ha registrato ricavi per 23,74 miliardi di dollari, in aumento del 5,8% rispetto allo stesso periodo del 2024. Ma è soprattutto il dato sull’utile netto a colpire: ben 5,54 miliardi di dollari, in crescita del 18,2%. In altre parole, non solo l’azienda ha venduto di più, ma ha anche guadagnato in misura maggiore rispetto all’anno precedente. Un altro indicatore molto seguito nel mondo della finanza è l’Eps, ovvero l’Earnings Per Share, che rappresenta l’utile per azione. Questo dato è salito a 2,29 dollari, contro gli 1,93 dell’anno prima. Anche se su base adjusted, cioè corretta per voci straordinarie, l’Eps ha avuto una lieve flessione, il bilancio complessivo resta più che positivo. Il mercato ha risposto in modo immediato: il titolo Johnson & Johnson ha guadagnato il 6,19% a Wall Street nella seduta del 16 luglio, segnale del fatto che gli investitori continuano a credere nella forza del gruppo.
Una multinazionale solida e ben diversificata
Ma perché J&J è così resiliente? Uno dei punti di forza principali dell’azienda è la diversificazione del suo business. Johnson & Johnson non è solo un nome noto per i cerotti, i disinfettanti o il famoso shampoo per bambini. È soprattutto un gruppo globale che opera in due settori cruciali: il MedTech, cioè la tecnologia medica (strumenti chirurgici, robot, protesi), e la medicina innovativa, che include farmaci altamente tecnologici per malattie complesse come il cancro o i disturbi psichiatrici. Il Ceo, Joaquin Duato, ha sottolineato proprio questo aspetto: la solidità dell’azienda deriva da un portafoglio ricco e da una pipeline, cioè un insieme di farmaci in fase di sviluppo, con un potenziale rivoluzionario. Alcuni dei trattamenti in arrivo puntano a migliorare radicalmente la qualità della vita in aree come il cancro ai polmoni, la psoriasi, le malattie cardiovascolari e la depressione.
Previsioni di crescita ancora più ambiziose
Sulla base degli ottimi risultati del secondo trimestre, Johnson & Johnson ha deciso di rivedere al rialzo le previsioni per il 2025. In particolare, ha alzato le stime sull’utile per azione rettificato portandolo a un punto medio di 10,85 dollari, rispetto alla stima precedente di 10,5-10,7 dollari. Anche le previsioni di fatturato sono state aumentate, con un intervallo tra 93,2 e 93,6 miliardi di dollari, contro i 91-91,8 miliardi previsti ad aprile. Questo tipo di revisione è significativa: mostra che l’azienda è fiduciosa nella capacità di crescere, anche in un contesto globale instabile. E quando una società come J&J alza la propria guidance, termine tecnico che indica le previsioni economiche ufficiali, gli investitori tendono ad apprezzare e a rafforzare la fiducia nel titolo.
Il rischio dei dazi e la risposta del mercato
Tuttavia, sullo sfondo resta un elemento potenzialmente destabilizzante: la politica protezionista del presidente Trump. L’inquilino della Casa Bianca ha rilanciato l’idea di imporre dazi sul settore farmaceutico, che colpirebbero soprattutto i farmaci importati. Ha dichiarato che si potrebbe partire con tasse basse per poi aumentarle drasticamente nel giro di un anno. Si parla addirittura di dazi fino al 200%. Il messaggio politico è chiaro: ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni farmaceutiche e rilanciare la produzione interna, ma l’applicazione di questi dazi non è semplice. Da un lato, molti farmaci sono prodotti all’estero per motivi di costo e specializzazione; dall’altro, misure così drastiche rischiano di aumentare i prezzi per i consumatori americani e di ostacolare la disponibilità di farmaci salvavita. Johnson & Johnson, tuttavia, sembra convinta di poter reggere anche questo scenario. La sua presenza globale, la forza dei brevetti, le produzioni strategicamente distribuite e il portafoglio diversificato la pongono in una posizione privilegiata per resistere a turbolenze politiche e commerciali.
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