In Spagna gli affitti alimentano la protesta, nel Regno Unito il caro-fish & chips mette in crisi i chippies, mentre in Germania l’Oktoberfest sfiora i 16 euro a litro.
Spagna, il caro-affitti porta le tende in piazza
A Madrid la protesta contro il caro-affitti si è trasformata in un vero accampamento nel cuore della città. Da giorni centinaia di persone dormono in tende a Puerta del Sol, chiedendo al governo nuove misure contro l’emergenza abitativa.
A far esplodere la mobilitazione è stata la storia di María del Carmen Abascal, 87 anni, sfrattata dall’appartamento in cui viveva da oltre 70 anni. Le immagini del suo allontanamento hanno fatto il giro del Paese e trasformato il suo caso nel simbolo della protesta. Dopo le manifestazioni, la società immobiliare ha raggiunto un accordo che le permetterà di tornare nella sua casa.
Ma il problema va oltre il singolo caso. Gli affitti in Spagna sono quasi raddoppiati nell’ultimo decennio, mentre l’offerta di abitazioni non tiene il passo con la domanda. Migliaia di persone chiedono così maggiori tutele per gli inquilini e un intervento strutturale sul mercato della casa.
Il governo ha approvato misure per estendere fino al 2030 la protezione dagli sfratti degli inquilini vulnerabili e introdurre nuove garanzie sui contratti. Ora la parola passa al Parlamento.
In Gran Bretagna il fish & chips è sempre più caro: e i chippies sono in crisi
Il fish & chips rischia di diventare un lusso anche in Gran Bretagna. Il prezzo medio di una porzione da asporto è salito a 11,43 sterline, oltre il 60% in più rispetto a cinque anni fa. Per una famiglia di quattro persone il conto sfiora ormai le 50 sterline, e i clienti hanno iniziato a ridurre le visite.
A pesare sono soprattutto i costi delle materie prime. Il prezzo del merluzzo è aumentato drasticamente: per una confezione da 18 chili di filetti, racconta al Guardian Andrew Crook, presidente della National Federation of Fish Friers, si è passati da circa 160 a 330 sterline in tre anni. Nel frattempo sono aumentati anche energia, patate, olio, salari e costi fiscali.
Il risultato è che il 47% dei gestori dei chippies si dice estremamente preoccupato per il futuro e circa uno su cinque pensa di lasciare il settore entro un anno. Nel caso del Plaice Station, nel Cheshire, i margini sono diventati così ridotti che i proprietari hanno scelto di chiudere dopo 19 anni.
Ma il tradizionale negozio di fish & chips non è necessariamente destinato a scomparire: alcuni stanno cambiando menu, puntando su pesci meno costosi o su formule più moderne, mentre altri scommettono proprio sulla qualità per conquistare una nuova generazione di clienti.
Oktoberfest, la birra costa quasi 16 euro. E scoppia la “guerra” dei birrifici
All’Oktoberfest anche quest’anno il brindisi non è a buon mercato: una Maß, il tradizionale litro di birra, costa in media 15,61 euro, con prezzi che arrivano a 15,90 euro nei tendoni più cari. È un aumento rispetto ai 15,25 euro dello scorso anno e, secondo un’analisi citata da Deutsche Welle, il prezzo è ormai quasi cinque volte quello del 1985, ben oltre l’inflazione tedesca.
Ma dietro il boccale c’è anche una piccola battaglia economica. All’Oktoberfest possono essere servite soltanto le birre di sei storici birrifici di Monaco: Augustiner, Hacker-Pschorr, Hofbräu, Löwenbräu, Paulaner e Spaten. Il birrificio Giesinger Bräu, nato nel 2006, vorrebbe diventare il settimo e ha avviato una raccolta firme per arrivare a un referendum cittadino. Secondo il Wall Street Journal, a settembre aveva raccolto 21mila delle 35mila firme necessarie.
Il caso riapre così il confronto tra tradizione e concorrenza: per la città le regole servono a proteggere l’identità della festa; i critici contestano invece un sistema che limita l’ingresso di nuovi operatori. Intanto, quest’anno, il conto per brindare alla tradizione è arrivato a quasi 16 euro.
Foto Credits: Foto di Luke Lawreszuk da Pixabay








