Immagina di dover prendere una decisione che cambia la vita. “Ti è stata offerta un’opportunità lavorativa unica, all’estero, ma questo significa lasciare il tuo partner, che non può trasferirsi. Combattuto tra le tue aspirazioni di carriera e l’impegno nella relazione, ti chiedi quale sarebbe il modo più saggio per affrontare una scelta del genere: con mente fredda, in modo analitico e logico, o sarebbe più saggio assecondare i tuoi sentimenti? Inoltre, quale di questi due approcci i tuoi amici e familiari percepirebbero come saggio?”
L’umanità si è sempre chiesta dove stia la saggezza
La domanda su cosa costituisca la saggezza ha affascinato le grandi menti per secoli. Dai filosofi greci come Aristotele, che enfatizzava il valore della logica, ai saggi cinesi come Confucio, che poneva l’accento sul carattere morale e sull’armonia sociale, il cammino verso la saggezza è stato una sfida universale per l’umanità.
“Nel mondo complesso di oggi, per i problemi politici ,ambientali, economiche o sociali senza precedenti e le relative decisioni difficili, la ricerca della saggezza rimane più rilevante che mai.”
Questi sono stralci di un articolo, pubblicato su Psyche, che continua così: “Immagina un manager impopolare che è convinto , viceversa, di essere premuroso, solo perché ha una politica “della porta aperta”: anche se sente un paio di commenti negativi, finirà con l’ ignorarli o minimizzarli”. Cioè, rispetto alla nostra personale saggezza abbiamo distorsioni di percezione, spesso. Quando invece osserviamo la saggezza degli altri , più o meno abbiamo tutti le stesse aspettative e utilizziamo gli stessi parametri (a shared lens), trasversalmente, in ogni cultura. Cerchiamo, dunque, come collettività umana, gli stessi segni di “saggezza” soprattutto in chi ci guida.
Eppure siamo immersi in guerre, conflitti che nessuna istituzione internazionale sembra in grado di arginare e minacce globali. Questo si legge sulle “prime” e le “aperture” delle te-state intorno al mondo, senza eccezione alcuna.
Più conoscenza tecnologica coincide con maggiore saggezza?
Ecco allora che il magazine francese, L’Express va oltre il day by day per capire se si possa dare un senso a questo tempo buio. E scomoda lo storico israeliano Yuval Noah Ha-rari, immancabilmente fulminante. L’autorevolezza e l’impatto globale del pensatore non si discute. Le sue opere principali, Sapiens, Homo Deus e 21 lezioni per il XXI secolo, hanno venduto oltre 45 milioni di copie in tutto il mondo. Sono state tradotte in 65 lingue. Ecco la domanda a cui è chiamato a rispondere in questa vertiginosa intervista: Progrediamo tecnologicamente: avendo a disposizione più conoscenze, facciamo passi avanti come umanità?
“ Nos connaissances sont mises au service de mythologies parfois délirantes”. Certo, abbiamo più conoscenze, ma queste sono messe al servizio di ideologie e mitologie a volte deliranti. Gli uomini rimangono molto vulnerabili alle disillusioni di massa, al potere delle mitologie o delle ideologie – risponde Harari – Noterete che gli scienziati sono molto spesso comandati da esperti di mitologie, e non il contrario. In Iran come in Israele, i fisici nucleari ricevono ordini da esperti di teologia sciita o ebraica che detengono il potere”.
Ho preso questa intervista, l’ho incorniciata e l’ho anche mandata a una serie di brillanti giovani che conosco e passano notti a studiare Fisica. Chissà , magari un giorno finirà anche sul muro di casa loro.
I libri da campagna elettorale, criticati ma campioni di incassi
Una volta bastava essere una persona che leggeva tanti libri, per avere una scorciatoia sicura verso il riconoscimento di “saggio”. A proposito di libri, in cima alle classifiche di vendita e ai commenti delle testate, c’è il memoir di Kamala Harris, “The Truths We Hold“, centrato sui suoi valori e successi.
Secondo quanto si vi legge, il punto focale che ha deciso la carriera di Kamal Harris, è un episodio che risale agli anni del suo praticantato, fresca di laurea in Legge. La polizia aveva arrestato diverse persone in un raid e, tra queste, anche una donna innocente, che si trovava nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Sarebbe stata interrogata solo da lì a tre giorni, dal giudice. La giovanissima Kamala si tormenta all’dea dei figlioletti della donna a casa da soli – si legge nel libro – Magari i bambini verranno presi in affido dagli assistenti sociali. Non sia mai! Trova dunque il coraggio di chiedere al giudice incaricato di riaprire l’udienza , nonostante avesse terminato il turno del venerdì. Ottiene il rilascio della signora e capisce dunque che quella sarà la sua strada e la sua vocazione.
Avvincente, ma ai critici non basta, ovviamente. Da Newsweek, al New Yorker, alle maggiori testate: tutti parlano di eccesso di autoindulgenza.
I libri esistono per il piacere di essere letti. Un libro da campagna elettorale non è così. Serve a fornire qualcosa: co-struire il caso per il Candidato X. – è l’obiezione dominante. Intanto, al di là del risultato elettorale, il libro si piazza in cima alle classifiche di vendita.
Le scommesse politiche potrebbero influenzare le elezioni americane?
Al momento non è ancora chiaro chi vincerà le elezioni presidenziali del 2024, ma gli scommettitori sembrano avere le idee chiare. In vantaggio rimane sempre Trump, anche se, alla vigilia lo scarto si è ridotto. Le possibilità di vittoria di Trump si sono ridotte dal 65% (8/15) al 57% (4/5). Questo cambiamento è stato influenzato da un sondaggio che mostra Harris in vantaggio in Iowa, uno stato dove Trump aveva ottenuto una vittoria netta nelle ultime due elezioni.
Il dibattito sul possibile impatto delle scommesse politiche è accesissimo. Elon Musk lo ha infuocato, con un post su X (la piattaforma di social media che possiede), a seguire le previsioni dei siti di scommesse. Secondo Musk, questi mercati sarebbero più precisi dei sondaggi tradizionali poiché coinvolgono persone che mettono in gioco il proprio denaro. Could Political Betting Swing the US Election? Le scommesse politiche potrebbero influenzare le elezioni americane? Si chiede Bloomberg. Ma è una domanda retorica.
Musk ha promosso in particolare Polymarket, una piattaforma che utilizza criptovalute per le sue operazioni. Sebbene scommettere su eventi elettorali sia soggetto a restrizioni negli Stati Uniti, è emerso che diversi utenti americani hanno aggirato tali limitazioni usando VPN e altri espedienti. Polymarket, dopo il tweet di Musk, ha registrato un boom di visibilità.
“Le probabilità offerte da Polymarket hanno persino influenzato i mercati finanziari, portando a un aumento dei rendimenti del Tesoro e dei prezzi azionari, in quanto i trader hanno iniziato a considerare più probabile una vittoria di Trump, con le relative aspettative di tagli fiscali per le imprese”. Si legge su Bloomberg. Però questa preferenza per Trump, espressa in prevalenza dall’estero , potrebbe non riflettere davvero le preferenze degli elettori statunitensi.
“Il concetto di manipolazione e ancoraggio si basa su una tendenza psicologica esplorata dal premio Nobel per l’Economia. Nei suoi studi, Kahneman ha dimostrato che il bisogno umano di aggrapparsi a un punto di riferimento numerico può influenzare significativamente le scelte e i comportamenti.” continua Bloomberg. Questo fenomeno, chiamato anchoring-ancoraggio,può far sì che le persone diano più peso a un’informazione iniziale, un numero, anche se arbitrario, che diventa un’influenza decisiva nelle loro decisioni. “Se questi mercati venissero presi sul serio e mostrassero che un candidato ha maggiori probabilità di vincere, le persone potrebbero decidere di non andare a votare per il loro candidato preferito, pensando che la sua vittoria sia già improbabile”. A prescindere dal risultato , non è certo un meccanismo sano per un Paese che si fregia di voler esportare la democrazia nel globo , visto quanto potrebbe alterare l’affluenza alle urne e, di conseguenza, l’esito elettorale.
Il linguaggio di Trump è diverso da quello utilizzato…da Trump
Altro protagonista della campagna elettorale e della febbre dei media, è stato il linguaggio di Trump. In un recente editoriale di Nicolas Kristov, uno dei commentatori più seguiti, due volte Premio Pulitzer, si confrontano i discorsi di Trump di quest’anno con quelli del 2017. Un’analisi informatica ha rilevato rilevando che i più recenti sono caratterizzati da un ordine delle parole confuso, ripetizioni e digressioni; Trump usa parolacce il 69% più spesso rispetto a otto anni fa, e utilizza anche più parole assolute come “sempre” o “mai”. “Alcuni esperti vedono questo come un possibile indicatore di un declino, in lucidità mentale.
“Questo mese ha detto alle persone che avevano ancora un paio di mesi per votare, ha confuso Joe Biden con Barack Obama e Nikki Haley e Kamala Harris” – sentenzia il New York Times.
E la stampa ha scoperto il sane-washing
La questione del linguaggio estremizzato e radicalizzato di Trump, si è affacciata così prepotentemente che ha costretto i giornalisti a praticare delle contorsioni tali da generare un nuovo termine sane-washing. Un concetto nuovo per il giornalismo d’oltreoceano. In cosa consiste? Un esempio? Durante un comizio nello stato indeciso della Pennsylvania a fine ottobre, Donald Trump ha parlato della dimensione del pene di una leggenda del golf, Arnold Palmer. Il New York Times ha deciso di rimuovere il riferimento nell’articolo del corrispondente. Valanga di critiche dalle altre testate. Il motivo principale del “sanewashing” è la tendenza giornalistica a cercare equilibrio. Attenzione, qui non stiamo parlando di partigianeria o di testate favorevoli al candidato repubblicano. La questione è ben più sottile. Se un giornalista traduce in linguaggio masticabile il testo obliquo, oscuro o molto colorito di un politico, compie un’operazione di giornalismo o un’operazione di propaganda?
Mentre ci pensate, andiamo a ripescare la conclusione di Kristov: “Se uno di noi avesse un genitore anziano come Trump, gli toglieremmo delicatamente le chiavi della macchina. Come nazione, dovremmo impedirgli di avere accesso ai codici di lancio nucleari”.
If any of us had an aging parent like Trump, we would gently remove the car keys. As a nation, we should keep him from the nuclear launch codes”.
Ormai gli americani hanno “quasi” scelto, ma le critiche delle più autorevoli testate rimarranno nella storia di questa vorticosa compagna elettorale.
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