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18/09/2026
Pininfarina vola del 17,65%, ma per dire addio alla Borsa

Pininfarina vola del 17,65%, ma per dire addio alla Borsa

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Un balzo del 17,65% in una sola seduta, con il titolo arrivato esattamente a 1 euro. Per Pininfarina, però, il rally di giovedì 17 settembre potrebbe rappresentare uno degli ultimi fuochi d’artificio a Piazza Affari. PF Holdings, la società attraverso cui gli indiani di Mahindra controllano già il 78,823% dello storico gruppo torinese, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto a 1 euro per azione sul restante capitale con un obiettivo dichiarato: togliere Pininfarina dalla Borsa. Il mercato ha fatto immediatamente i conti. Dopo non essere riuscita inizialmente a fare prezzo per eccesso di rialzo, l’azione ha chiuso proprio a 1 euro, adeguandosi praticamente al valore dell’offerta. Un’altra storica azienda italiana si prepara così ad abbandonare Piazza Affari.

 

Un euro per uscire dalla Borsa

L’Opa riguarda 16,66 milioni di azioni, pari al 21,177% del capitale ancora fuori dal controllo di PF Holdings. Se tutti gli azionisti aderissero, l’esborso massimo sarebbe quindi di circa 16,7 milioni di euro. Il prezzo di 1 euro incorpora un premio del 20% rispetto alla quotazione del 15 settembre, l’ultima precedente all’annuncio dell’operazione. Il vantaggio diventa ancora maggiore prendendo come riferimento periodi più lunghi: il premio è del 22% sulla media degli ultimi tre mesi e arriva al 26,9% rispetto a quella degli ultimi sei. È proprio questo che spiega il +17,65% di ieri. Quando viene annunciata un’Opa a un prezzo superiore a quello di Borsa, le azioni tendono rapidamente ad avvicinarsi al valore offerto, perché quello diventa il riferimento per chi le possiede. Il rialzo di Pininfarina non riflette quindi un improvviso miglioramento delle prospettive aziendali, ma il prezzo che Mahindra è disposto a pagare per completarne il controllo.

 

Una storia indiana iniziata dieci anni fa

L’operazione chiude idealmente un percorso iniziato nel 2015, quando Tech Mahindra e Mahindra & Mahindra raggiunsero l’accordo per acquistare il 76,06% di Pininfarina dalla famiglia fondatrice attraverso PF Holdings. Il passaggio effettivo del controllo si completò nel 2016. Allora gli indiani pagarono 1,10 euro per azione per la partecipazione di controllo. Dieci anni dopo offrono 1 euro per acquistare le azioni rimaste sul mercato e completare un’integrazione che nel frattempo è diventata sempre più profonda. Pininfarina non è più soltanto il nome legato alle carrozzerie che hanno disegnato alcune delle Ferrari, Maserati, Alfa Romeo e Peugeot più celebri. La società sta cercando di trasformarsi da tradizionale casa di design automobilistico in una piattaforma più ampia che comprende design, architettura, ingegneria e valorizzazione del marchio. Ed è proprio questa trasformazione che Mahindra utilizza per spiegare la scelta di lasciare Piazza Affari.

 

Perché Mahindra vuole il delisting

Secondo PF Holdings, il cambiamento richiederà diversi anni e nuovi investimenti, soprattutto per ridurre la dipendenza di Pininfarina dal tradizionale design automobilistico. Una maggiore integrazione con Tech Mahindra e Mahindra & Mahindra dovrebbe consentire alla società italiana di accedere a nuovi clienti, ampliare i servizi offerti e sfruttare le competenze tecnologiche e ingegneristiche del gruppo indiano. La quotazione, secondo l’azionista di controllo, rischia invece di diventare un vincolo. Pininfarina ha ormai poche azioni effettivamente scambiate sul mercato, mentre mantenere una società in Borsa comporta costi e obblighi. La trasformazione potrebbe inoltre richiedere nuovo capitale da parte degli azionisti. Da qui la scelta di procedere al delisting, cioè alla cancellazione delle azioni dal listino di Piazza Affari. L’obiettivo dell’Opa è superare il 90% del capitale. Ma Mahindra ha già chiarito che non intende ricostituire una quantità di azioni sul mercato sufficiente a garantire normali scambi. E se l’offerta non bastasse a ottenere il delisting, PF Holdings intende raggiungere lo stesso risultato attraverso la fusione di Pininfarina in una società non quotata.

 

Un altro nome storico lascia Piazza Affari

L’operazione assume così un significato che supera il movimento del titolo di ieri. Pininfarina si prepara ad aggiungersi alla lunga serie di società che negli ultimi anni hanno abbandonato Piazza Affari (della lunga serie di delisting abbiamo parlato anche qui). Tra i nomi più conosciuti ci sono Tod’s, Saras e UnipolSai, uscite dal listino nel 2024, mentre il fenomeno è proseguito anche quest’anno: soltanto il 9 settembre sono state revocate dalle negoziazioni Tinexta e Datalogic, entrambe dopo operazioni finalizzate al delisting. Per Piazza Affari significa perdere un altro marchio storico, mentre per gli azionisti di Pininfarina il punto centrale è adesso molto più concreto: decidere se consegnare i titoli a Mahindra incassando 1 euro per azione. Per il gruppo indiano, invece, l’Opa rappresenta l’ultimo passaggio di un’acquisizione iniziata oltre dieci anni fa. E il mercato sembra considerare l’esito molto probabile: la chiusura esattamente a 1 euro mostra che la Borsa si è già praticamente adeguata al prezzo dell’addio.

 


Credits: immagine da Pexels

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