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25/09/2026
Volkswagen, fuori dall’Euro Stoxx 50 dopo 28 anni: la crisi industriale arriva anche in Borsa

Volkswagen, fuori dall’Euro Stoxx 50 dopo 28 anni: la crisi industriale arriva anche in Borsa

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Dopo 28 anni, finisce un’era per Volkswagen in Borsa. Il gruppo automobilistico tedesco esce dall’Euro Stoxx 50, l’indice che riunisce cinquanta tra le maggiori società quotate dell’Eurozona, di cui faceva parte dal 1998, anno della sua nascita. Al suo posto entrerà la francese Engie, mentre Nokia sostituirà Wolters Kluwer. Per Volkswagen non è soltanto una modifica nella composizione di un indice: l’uscita arriva al termine di un lungo periodo di difficoltà industriali e finanziarie, tra caduta del titolo, margini sotto pressione, profit warning e una ristrutturazione che continua ad allargarsi. Quasi il sigillo borsistico sulla crisi di uno dei simboli dell’industria tedesca.

 

Da membro fondatore all’esclusione

Volkswagen era uno dei componenti originari dell’Euro Stoxx 50. Rimanervi per quasi tre decenni ha significato appartenere stabilmente al gruppo delle principali blue chip europee, cioè le grandi società considerate più rappresentative dei rispettivi mercati. L’esclusione riflette invece il ridimensionamento del peso raggiunto dal gruppo in Borsa. Nel corso del 2026 il titolo ha continuato a perdere terreno, arrivando recentemente sui livelli più bassi degli ultimi 16 anni. Ed è proprio l’andamento della capitalizzazione, cioè del valore complessivo delle azioni della società sul mercato, uno degli elementi che determinano la permanenza nell’indice. L’uscita ha anche una conseguenza concreta. I fondi che replicano automaticamente l’Euro Stoxx 50 devono adeguare i propri portafogli alla nuova composizione e quindi vendere Volkswagen per acquistare i titoli che prendono il suo posto. Non cambia da sola il valore industriale dell’azienda, ma può generare ulteriore pressione sul titolo nel momento del ribilanciamento. Volkswagen ha infatti minimizzato la decisione, sottolineando che “l’inclusione in un indice non altera la solidità fondamentale di un’azienda” e sostenendo di rimanere un investimento interessante. Ma ha anche riconosciuto di essere alle prese con “la trasformazione più significativa” nella storia dell’industria automobilistica.

 

Il profit warning fotografa le difficoltà

A rendere particolarmente simbolica l’esclusione è quanto accaduto soltanto pochi giorni prima. Venerdì 18 settembre Volkswagen ha tagliato le previsioni per il 2026, anche a causa di una svalutazione contabile di circa 6 miliardi di euro legata alla partecipazione in Porsche, destinata a pesare sull’utile operativo del terzo trimestre. Il gruppo prevede ora ricavi per circa 315 miliardi di euro, contro i 321,9 miliardi del 2025. Ancora più evidente è il deterioramento della redditività: il margine operativo sulle vendite, cioè la quota dei ricavi che rimane dopo aver sostenuto i costi dell’attività industriale, è atteso appena all’1%, contro il 2,8% dello scorso anno e soprattutto contro la precedente previsione compresa tra il 4% e il 5,5%. In altre parole, Volkswagen non deve affrontare soltanto una crescita debole: sta guadagnando molto meno su ciò che vende. E questo rende più urgente la riduzione dei costi.

 

La ristrutturazione diventa ancora più profonda

Il problema è infatti industriale prima ancora che borsistico. Thomas Schaefer, responsabile del marchio Volkswagen, ha ammesso che gli interventi concordati nel 2024 non sono stati sufficienti: “non abbiamo assolutamente tempo da perdere”, ha detto ai dipendenti di Wolfsburg annunciando un’ulteriore accelerazione del programma di ristrutturazione. Il gruppo ha previsto altri 50.000 tagli occupazionali nell’ambito del nuovo piano concordato con le parti sociali. Anche Porsche, controllata da Volkswagen, potrebbe intervenire ancora più pesantemente. Secondo Handelsblatt, sono allo studio altri 4.100 tagli per affrontare circa 700 milioni di euro di costi fissi in eccesso, dopo i 5.000 esuberi concordati a luglio e altri 4.000 precedentemente stabiliti. Dietro questi numeri ci sono le difficoltà più ampie dell’industria automobilistica europea: costi elevati, transizione verso l’elettrico e concorrenza sempre più aggressiva dei produttori cinesi, proprio mentre Volkswagen deve sostenere gli investimenti necessari per trasformare la propria gamma e recuperare competitività.

 

L’addio all’indice diventa il simbolo della crisi

È per questo che l’uscita dall’Euro Stoxx 50 pesa più del semplice ribilanciamento di un indice. Volkswagen non smette naturalmente di essere quotata e non scompare dai mercati, ma perde un posto che occupava ininterrottamente dalla nascita dell’indice. La sfida adesso è dimostrare che il ridimensionamento borsistico non sia permanente. Per riuscirci non basterà tagliare posti di lavoro: Volkswagen dovrà recuperare redditività, ridurre i costi e dimostrare di poter competere nella nuova industria dell’auto. Dopo 28 anni, l’addio all’Euro Stoxx 50 fotografa così il punto più delicato della trasformazione di Volkswagen: da simbolo indiscusso dell’industria europea a gruppo costretto a riconquistare anche in Borsa una posizione che per quasi tre decenni sembrava acquisita.



 

Credits: immagine da Pexels

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