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11/09/2024
Cosa attendersi dalla Fed dopo il dato sull’inflazione

Cosa attendersi dalla Fed dopo il dato sull’inflazione

Il costo della vita nella componente core è salito a sorpresa ad agosto. Così gli analisti si orientano verso un taglio dei tassi nella riunione del 18 settembre limitato a 25 punti base

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Adesso il quadro è più chiaro. Dopo la pubblicazione del dato relativo all’inflazione nel mese di agosto, La Federal Reserve dispone delle indicazioni chiave (soprattutto considerando anche gli indicatori sulla partecipazione al mercato del lavoro, diffusi la scorsa settimana) per decidere sui tassi nella riunione del 17-18 settembre.

 

Le mosse attese dagli analisti

 

Partendo dai numeri, lo scorso mese l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,2% rispetto a luglio e del 2,5% nel confronto annuo (un decimale in meno rispetto alle attese). Il percorso di normalizzazione verso l’obiettivo del 2% procede senza grandi sorprese e questo lascia immaginare la possibilità di un taglio nell’ordine di mezzo punto percentuale la prossima settimana. Tuttavia, la banca centrale americana guarda soprattutto alla componente di fondo dell’inflazione, quella al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari. Su questo fronte, la crescita mensile è stata superiore alle attese, attestandosi allo 0,3% rispetto allo 0,2% previsto alla vigilia. La reazione immediata del mercato è stato un calo dei future di Wall Street, mentre sono saliti i rendimenti dei Treasury.

 

L’impatto sui mercati finanziari

 

Sta di fatto che, dopo questi numeri, secondo gli analisti le possibilità di taglio di soli 25 basis point sono salite dal 65 all’88%.

 

Il rallentamento dell’inflazione in termini tendenziali e le notizie di brusco rallentamento della crescita cinese indicano che gli Usa sono alle prese con una “rolling recession”, secondo l’analisi di Rahul Bhushan, Global Head of Index di Ark Invest Europe. “La recessione è iniziata con l’edilizia abitativa e si è spostata successivamente verso l’automotive, la spesa in conto capitale e, più recentemente, i consumi, che hanno iniziato a rallentare a causa della perdita di pricing power da parte delle aziende e della resistenza dei consumatori all’aumento dei prezzi”, spiega. Questa recessione da settore a settore ha permesso ad alcune aree dell’economia di superare la tempesta meglio di altre. “Se dovessimo assistere a una flessione economica più ampia, prevediamo che sarà probabilmente più breve e meno grave di quanto si possa pensare”.

 

È l’ora delle small cap

 

Questo scenario spiega il recente calo di Nvidia, dopo i rialzi record messi a segno dal campione dell’intelligenza artificiale, con le small cap che si candidano ad attrarre l’attenzione degli investitori, dopo essere state trascurate nell’ultimo anno e mezzo, complice una maggiore sensibilità ai tassi.

 

Certo, siamo all’inizio dell’allentamento monetario e ci vorrà del tempo per tornare verso tassi “normali” dato che si parte dall’intervallo 5,25-5,50%. “A nostro avviso la Fed procederà con gradualità: ci attendiamo quattro tagli, tutti da un quarto di punto percentuale, da qui a fine anno”, commenta Geoffroy Lenoir, Co-CIO Mutual Funds di Ofi Invest Am. Il quale avverte che comunque lo scenario resta in evoluzione.

 

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