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06/05/2025

Import-export USA crollano ai livelli del Covid causa dazi: “Non vedevamo nulla del genere dal 2020”

Gli Stati Uniti stanno vivendo un déjà vu commerciale, tra costi in aumento, ordini in stallo e logistica in tilt. L’onda lunga dei dazi si sta abbattendo su interi settori

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Uno shock commerciale in piena regola. L’America torna a fare i conti con il blocco della logistica e la frenata degli scambi internazionali, come non accadeva dai mesi più bui della pandemia. A trascinare in basso porti, container e catene del valore è il ritorno aggressivo della politica dei dazi, rilanciata dalla presidenza Trump nei primi mesi del 2025.

Il conto è pesante. Secondo i dati raccolti da Vizion, società che monitora in tempo reale i flussi di traffico merci, le esportazioni USA sono crollate in quasi tutti i principali porti, con l’agricoltura come settore più colpito. Il tonfo riguarda tanto la soia quanto mais e carne bovina, prodotti chiave dell’export verso Asia e Sud America.

“I volumi in uscita sono calati ovunque. Non vedevamo nulla del genere dal 2020,” ha dichiarato Kyle Henderson, CEO di Vizion a Cnbc. A livello settimanale, nella settimana chiusa il 28 aprile, i container in arrivo negli Stati Uniti sono scesi del 43%.

Porti deserti, cargo vuoti

Il porto dell’Oregon registra il calo più netto: -51% delle esportazioni. Tacoma, hub strategico per l’export agricolo verso Cina, Giappone e Corea del Sud, perde il 28%. Calano anche Savannah (-13%), Norfolk (-12%), e Los Angeles (-17%). L’effetto domino è visibile anche nei porti di Houston e Seattle, che pur contenendo le perdite (rispettivamente -3% e -3,5%), confermano la tendenza.

Anche il porto di Oakland, riferimento per i prodotti agroalimentari refrigerati, soffre. A rendere la situazione ancora più critica è il simultaneo collasso delle importazioni: meno navi, meno traffico, meno lavoro.

La causa è chiara: i dazi introdotti da Trump ad aprile stanno spingendo le imprese statunitensi a tagliare gli ordini dall’estero. Le fabbriche cinesi rallentano, le navi restano a terra, e l’effetto a catena arriva a valle della filiera logistica americana.

“Con l’aumento dei costi, molte piccole imprese hanno interrotto gli acquisti. Merci che viaggiavano con regolarità ora costano il doppio e gli importatori devono fare scelte drastiche,” ha spiegato Henderson.

Allarme scorte nel retail

I retailer spingono i consumatori ad acquistare subito. Secondo Bank of America Global Research, gli arrivi di navi container al porto di Los Angeles scenderanno bruscamente a maggio, con un calo atteso del 15-20% delle importazioni containerizzate dall’Asia.

In una nota ai clienti, BofA segnala che il rapporto tra scorte e vendite mensili è basso. I consumatori stanno acquistando in anticipo temendo aumenti di prezzo e scarsità di scelta. I dati dei pagamenti del settore retail ai trasporti indicano che non ci sono state grandi ricostituzioni di magazzino dopo gli anticipi di inizio anno. Potrebbero esserci interruzioni nelle forniture.

“La nostra previsione è che gli inventari retail possano sembrare ‘leggeri’ nei prossimi mesi”, afferma BofA. Molti rivenditori hanno scorte per appena 1-2 mesi di vendite: qualunque variazione imprevista nella domanda o nell’offerta può avere impatti rapidi su disponibilità e prezzi.

Il test si chiama “Natale”

Il punto di rottura sarà giugno. È in questo mese che si decidono gli ordini per la stagione natalizia. “Chi blocca capacità ora, soprattutto nei settori veloci come giocattoli, elettronica e moda, potrà ottimizzare l’assortimento. Gli altri rischiano di rincorrere le scorte a novembre,” ha dichiarato Tim Robertson, CEO di DHL Global Forwarding.

La chiave non è aumentare i volumi, ma gestire i flussi: combinare trasporto marittimo, aereo e intermodale, creare buffer contro gli imprevisti e usare dati in tempo reale per reagire ai cambiamenti nella domanda.

Lavoratori a rischio nella logistica

Il crollo del traffico si riflette anche sull’occupazione. Il capitano Kipling Louttit, direttore esecutivo del Marine Exchange of Southern California, ha avvertito che il calo degli arrivi porterà a un eccesso di capacità nella logistica: manodopera, camion, treni e altri operatori rischiano di rimanere senza lavoro. Solo 14 navi sono arrivate negli ultimi tre giorni monitorati, e solo 10 sono previste nei prossimi tre. La norma sarebbe 17.

Matson taglia le previsioni per il 2025

Anche le aziende iniziano a ridimensionare le aspettative. La compagnia di navigazione Matson, con sede alle Hawaii, ha rivisto al ribasso le sue stime per il 2025, citando i dazi, le normative sul commercio globale, l’andamento dell’economia USA e fattori geopolitici. Da aprile, da quando sono entrati in vigore i dazi, i volumi containerizzati sono calati del 30% su base annua.

“Ci aspettiamo volumi e tariffe medie più bassi nel secondo trimestre”, ha detto l’AD Matt Cox  a Cnbc. “È difficile dire se i livelli attuali siano temporanei o destinati a durare. Dipenderà dai negoziati in corso nella supply chain e da eventuali modifiche ai dazi.”

Matson sta lavorando con partner asiatici per diversificare i punti di produzione dei clienti. “Molti nostri clienti avevano già adottato una strategia ‘China plus one’. Continueremo a seguirli nelle loro riorganizzazioni produttive in Asia,” ha concluso Cox.

 

Photo Credits:Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Tags:
bilancia commercialedaziexportUsa

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