Alessandro Cicognani 27/10/2025
Trump-Xi: il primo incontro dopo sei anni. Quello che c’è da sapere sul faccia a faccia in Corea del Sud
Malesia, Giappone e per finire Corea del Sud. Sono le tre punte che costituiscono il triangolo su cui dovrebbe fondarsi la nuova “pace” commerciale asiatica. Tre tappe scandite dal presidenziale Air Force One, che sta portando Donald Trump a incontrare vari leader delle nazioni orientali del mondo. Il tour è iniziato nel fine settimana, dalla Malesia. Oggi, 27 ottobre, l’inquilino della Casa Bianca si è spostato in Giappone e giovedì 30 sarà a Busan (cittadina portuale sudcoreana) per l’incontro senza dubbio più importante: il faccia a faccia con il presidente cinese Xi Jinping. I mercati sono in fermento per questa lista serrata di appuntamenti. Oggi il Nikkei giapponese ha superato per la prima volta la soglia dei 50 mila punti, l’indice sudcoreano Kospi è balzato oltre i 4 mila, nuovo massimo storico, e in Cina le borse di Shanghai e Hong Kong sono cresciute oltre un punto percentuale.
Gli occhi dei listini sono puntati soprattutto su giovedì. Trump e Xi non si incontrano di persona dal 2019, epoca del primo governo del Tycoon, e sul piatto c’è la possibilità di raggiungere una nuova intesa commerciale tra le due potenze globali. O quanto meno di rinnovare quella già in atto, che sta consentendo al Dragone una totale esenzione dai dazi trumpiani. Le lancette dell’orologio scadono il prossimo 10 novembre. Dal giorno successivo anche Pechino rientrerebbe ufficialmente tra i Paese soggetti a tariffe per le esportazioni negli Stati Uniti. Ma tutti, soprattutto Washington, sembrano voler scongiurare questa ipotesi.
Terre rare e soia le basi per l’accordo
Le “sparate” del presidente Trump, che all’inizio del mese aveva ipotizzato dazi del 100% alla Cina a partire dal primo novembre, si sono presto rivelate senza fondamento. Un modo come un altro per provare a far valere una sorta di peso nelle trattative commerciali. Tentativo risultato vano, vista la centralità di Pechino su alcuni argomenti fondamentali per il mondo e pure per l’industria tecnologia americana. Terre rare in primis.
Proprio la Malesia è stato il terreno per iniziare a gettare le basi di un’ipotetica intesa. Perché mentre Trump trovava il modo di co-firmare un accordo di cessate il fuoco tra Thailandia e Cambogia – ponendo fine a mesi di scontri lungo il confine che hanno causato diversi morti e migliaia di sfollati –, il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha incontrato alti funzionari commerciali cinesi, raggiungendo un accordo quadro che ora dovrà ricevere il nulla osta da parte dei due capi di stato. Appunto questo giovedì in Corea del Sud.
Le basi della trattativa includono quanto segue: un accordo definitivo sulle attività di TikTok negli Stati Uniti; il rinvio dei controlli più severi sulle esportazioni di terre rare da parte della Cina; la ripresa di acquisti di soia da parte di Pechino. Tre punti cardine che di fatto sembrano proprio mandare in panchina l’ipotesi dei dazi al 100%. Evitare l’escalation è interesse di tutti, evidentemente.
Cina: tra alti e bassi
È bene ricordare che il Dragone lavora circa il 90% di tutte le terre rare del mondo. Parliamo di elementi fondamentali per industrie come quella delle energie alternative (vedi l’elettrico) e degli smartphone. La loro fornitura è una merce di scambio di primaria importanza, talmente strategica da obbligare chiunque – pure gli Stati Uniti – a fare bene i conti prima di rompere i rapporti col governo di Xi. Quando all’inizio dell’anno Trump aveva inasprito i dazi sui prodotti cinesi, Pechino aveva risposto con maggiori controlli sulle esportazioni di terre rare. Tra le aziende del tech a stelle e strisce c’era stata una levata di scudi, che ha poi portato alle ben note esenzioni. Ora, dopo gli incontri nel weekend in Malesia, queste misure cesseranno di esistere.
C’è poi il grande nodo della soia. Con l’inasprirsi della guerra commerciale con Washington, l’esecutivo cinese aveva deciso di bloccare tutti gli ordini, danneggiando non poco gli agricoltori statunitensi. La Cina è infatti il maggiore acquirente di soia al mondo. Da adesso in poi, ha confermato Bessent, il boicottaggio potrebbe finire.
Anche Pechino, dal canto suo, deve comunque stare attenta. La forza per essere autonoma sui chip ad oggi non ce l’ha affatto e in generale l’economia cinese dal terzo trimestre in poi dell’anno ha iniziato a crescere meno velocemente del previsto, con l’immobiliare ancora in crisi e i consumi che faticano a riprendersi (ne abbiamo parlato qui).
Cessate il fuoco tra Thailandia e Cambogia
Intanto il presidente Trump, nella sua rinnovata veste da mediatore internazionale dei conflitti mondiali, nel fine settimana ha siglato il cessate il fuoco tra Thailandia e Cambogia. Atterrato a Kuala Lumpur, capitale della Malesia, domenica si è incontrato col il primo ministro thailandese Anutin Charnvirakul e il primo ministro cambogiano Hun Manet, che hanno firmato il documento di pace insieme al padrone di casa, il premier malese Anwar Ibrahim. La trattativa prevede il rilascio di 18 prigionieri di guerra cambogiani e l’impegno reciproco a “rinunciare alla minaccia o all’uso della forza”. Nello stesso contesto, The Donald ha poi annunciato un accordo commerciale con la Cambogia e un altro accordo con la Thailandia, in questo caso sui minerali.
Questa mattina Trump è poi partito alla volta di Tokyo, dove rimarrà per tre giorni. L’agenda prevede un incontro con l’imperatore Naruhito, già questa sera, cui seguirà domani un vertice a due con la neopremier Sanae Takaichi, con cui il presidente americano spera di costruire “un rapporto fantastico”.
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