Alessandro Cicognani 07/08/2026
Oltre Bitcoin: Tether, Solana e la nuova geografia del mercato cripto
Per anni criptovalute e Bitcoin sono sembrati quasi sinonimi. Nel 2026, però, questa identificazione ha cominciato a incrinarsi. A inizio giugno la valuta digitale più famosa aveva perso circa un terzo del proprio valore dall’inizio dell’anno, registrando il peggior avvio da almeno un decennio. La sua quota sul mercato cripto è scesa dal 63% al 56% in dodici mesi, mentre stablecoin e valute alternative hanno guadagnato spazio (sul perché delle svendite di Bitcoin ne abbiamo parlato qui). “È istruttivo vedere come un’attività possa passare dall’essere la moda del momento a diventare improvvisamente fuori moda” ha osservato Mark Dowding, chief investment officer della società di investimenti di Rbc BlueBay. Bitcoin resta la maggiore criptovaluta e continua a essere considerato da molti una sorta di “oro digitale”. Ma il comparto non ruota più soltanto attorno alla scommessa sul rialzo del suo prezzo. Si stanno affermando strumenti con funzioni differenti: pagamenti, trasferimenti internazionali, applicazioni finanziarie e infrastrutture digitali. Il mondo cripto, insomma, assomiglia sempre meno a una singola azione e sempre più a un intero settore economico.
Tether, il dollaro digitale a guida italiana
Il caso più evidente è Tether, società con sede in El Salvador ma guidata dagli italiani Paolo Ardoino e Giancarlo Devasini. Il suo prodotto principale, Usdt, è una stablecoin: una criptovaluta progettata per mantenere un valore stabile, pari a circa un dollaro. Quando Tether riceve dollari, emette nuovi Usdt e costituisce riserve composte soprattutto da titoli di Stato americani a breve scadenza e altre attività liquide. A differenza di Bitcoin, quindi, Usdt non nasce per aumentare di prezzo, ma per facilitare i trasferimenti di denaro e gli scambi nel mercato delle criptovalute. La sua dimensione è ormai enorme: circa 184 miliardi di dollari in circolazione e oltre 550 milioni di utenti dichiarati. In Nigeria, dove inflazione, svalutazione della naira e costi elevati delle rimesse rendono difficile utilizzare i canali tradizionali, le stablecoin sono diventate un’alternativa concreta.
Il Fondo monetario internazionale stima che il Paese abbia ricevuto 59 miliardi di dollari di flussi in cripto-attività tra luglio 2023 e giugno 2024. Inviare stablecoin tramite uno smartphone può richiedere pochi minuti, mentre spedire 200 dollari nell’Africa subsahariana attraverso i canali convenzionali costa mediamente circa il 9% della somma. Tether guadagna trattenendo gli interessi generati dalle riserve che detiene a garanzia degli Usdt emessi: la società non riconosce un rendimento agli utenti, ma incassa i proventi delle attività in cui investe le proprie riserve. Con poco più di 300 dipendenti, ha dichiarato oltre 29 miliardi di utili tra il 2023 e il 2025 (una grande quantità di riserve investite genera interessi senza una struttura operativa paragonabile a una banca).Nel marzo 2026 ha affidato a una delle Big Four un percorso di maggiore trasparenza sulla revisione dei propri bilanci. “La fiducia si costruisce quando le istituzioni accettano di aprirsi pienamente al controllo”, ha dichiarato Ardoino. Le Big Four sono le quattro più grandi società di consulenza e revisione contabile al mondo: Deloitte,PwC(PricewaterhouseCoopers), EY (Ernst & Young),KPMG.
Dalle criptovalute ai robot
La vera sorpresa è ciò che Tether sta facendo con i suoi profitti. Il gruppo non investe più soltanto nell’universo digitale, ma anche nell’economia reale. Ha infatti impiegato almeno 5,4 miliardi di dollari in 46 partecipazioni: dall’11,5% della Juventus al 30,4% di Be Water, alla holding agroalimentare Adecoagro, all’oro, all’intelligenza artificiale e alla robotica. Ha inoltre finanziato Generative Bionics, startup nata dall’Istituto italiano di tecnologia, e la tedesca Neura, impegnate nello sviluppo di robot umanoidi per industria, logistica e sanità. È una trasformazione significativa: Tether usa i profitti generati da una moneta digitale per costruire una sorta di holding globale. Esiste però anche l’altra faccia della medaglia. Una parte crescente delle riserve è composta da attività più volatili, come Bitcoin, oro e prestiti garantiti. Tutto funziona finché gli utenti credono che un Usdt possa essere sempre riconvertito in un dollaro: più ancora della tecnologia, è la fiducia il vero motore del sistema.
Solana e le altre strade del mercato
Accanto alle stablecoin crescono blockchain come Solana ed Ethereum. La prima, in particolare, è progettata per elaborare rapidamente molte operazioni con commissioni contenute. Può essere immaginata come un’autostrada digitale sulla quale viaggiano pagamenti, applicazioni finanziarie, videogiochi e altri servizi. Anche durante le fasi più difficili per Bitcoin, alcuni investitori hanno continuato a puntare su queste reti. In una settimana di febbraio, secondo CoinShares, Solana aveva raccolto 31 milioni di dollari, mentre i prodotti legati a Bitcoin registravano deflussi per 133 milioni. Il punto è che “cripto” non indica più un’unica storia. Bitcoin è soprattutto una riserva di valore molto volatile; Tether vuole essere denaro digitale stabile; Solana ed Ethereum sono piattaforme sulle quali costruire servizi.
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