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24/02/2026
Dazi Usa al 10-15%: Cina, Brasile e India tra i vincitori, Regno Unito il grande perdente

Dazi Usa al 10-15%: Cina, Brasile e India tra i vincitori, Regno Unito il grande perdente

Il nuovo dazio Usa favorisce secondo un report del FT i Paesi criticati da Trump e colpisce gli alleati storici, tra incertezze legali e tensioni globali.

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La sentenza della Corte Suprema americana che ha bocciato gran parte della politica commerciale della Casa Bianca non ha frenato le ambizioni protezioniste di Donald Trump. Il presidente americano ha subito reagito: ha annunciato un dazio globale del 10% (invece del 15% inizialmente minacciato) su tutti i beni importati, sostituendo le precedenti tariffe basate sull’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa). “D’ora in poi negli Stati Uniti si applica una tariffa generale del 10% sui beni importati. Poco dopo, questa sarà aumentata al 15%, come Trump ci ha promesso sabato” 21 febbraio. “L’introduzione di questa tariffa più alta richiede un po’ più di tempo, ma arriverà”, afferma Simon Wiersma, Investment Manager di Ing.

 

Questa mossa non è solo una risposta legale alla sentenza della Corte Suprema, ma un vero e proprio gioco strategico sul commercio mondiale. Paesi che Trump aveva criticato aspramente negli ultimi anni, come Brasile (di cui abbiamo parlato anche qui), Cina e India, possono ora trarne vantaggio. Al contrario, gli alleati storici degli Stati Uniti rischiano aumenti tariffari significativi. Il nuovo dazio è quindi molto più di una tassa: è un test globale di equilibri economici, politici e legali che ridefinisce le regole del commercio internazionale.

 

Il nuovo dazio: più che una tassa, un terremoto commerciale

 

Il dazio annunciato da Trump prevede un 10% su tutti i beni importati negli Stati Uniti, sostituendo la precedente politica commerciale basata sull’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa). Quest’ultima è stata recentemente dichiarata illegittima dalla Corte Suprema, costringendo l’amministrazione americana a trovare una nuova formula legale. Il nuovo dazio entrerà in vigore per 150 giorni e potrebbe essere prorogato solo con l’autorizzazione del Congresso. Pur offrendo meno flessibilità rispetto al passato, l’amministrazione ha assicurato continuità nella tutela contro pratiche commerciali scorrette, con possibilità di ulteriori dazi mirati su alcuni settori e Paesi.

 

I veri vincitori: Cina, Brasile e India

 

Paradossalmente, i principali beneficiari della misura non sono alleati storici degli Stati Uniti, ma i Paesi che Trump ha più volte criticato. Secondo i dati raccolti da Global Trade Alert e riportati dal Financial Times, ad esempio, nel caso di un dazio unico del 15% il Brasile godrà della maggiore riduzione dell’aliquota media dei dazi, con un calo di 13,6 punti percentuali, seguito dalla Cina con 7,1 punti. Anche l’India, pur non inclusa nel campione dei dati, è prevista tra i Paesi più competitivi grazie a questa nuova politica. Diversi Paesi asiatici, come Vietnam, Thailandia e Malesia, vedranno vantaggi simili, soprattutto nei settori manifatturieri come abbigliamento, mobili, giocattoli e plastica. 

 

Chi paga il conto: Europa e alleati tradizionali

 

Se alcuni Paesi festeggiano, altri devono affrontare conseguenze pesanti. Il principale perdente, soprattutto se Trump dovesse riportare nuovamente il dazio dal 10% al 15%, sempre in base a quanto emerge dal Global Trade Alert, risulta il Regno Unito, che vedrà un aumento medio delle tariffe di 2,1 punti percentuali su molte categorie di beni, mentre l’Unione Europea subirà un incremento medio di 0,8 punti percentuali, con Italia e Francia tra i Paesi più esposti, soprattutto considerando circa 1.100 categorie di prodotti esentate. 

 

L’impatto per i consumatori e le imprese europee potrebbe essere significativo, soprattutto in settori già soggetti a tariffe su acciaio, alluminio e automobili. La Commissione Europea ha chiesto “piena chiarezza”, ricordando che relazioni commerciali eque e reciproche richiedono che gli accordi vengano rispettati.

 

L’incertezza legale e il ruolo del Congresso

 

Un punto cruciale riguarda la stabilità della nuova misura. Sebbene il dazio sia fissato al 15%, la sua permanenza dipenderà dall’approvazione del Congresso e dall’esito di eventuali cause legali che mettono in discussione i poteri del presidente di imporre tariffe senza consultare il Parlamento. In origine, Trump aveva applicato tariffe mirate attraverso l’Ieepa, ma la Corte Suprema ne ha limitato l’uso. Ora la nuova base legale garantisce maggiore sicurezza, ma riduce la flessibilità politica. Questo significa che il sistema tariffario potrebbe subire ulteriori cambiamenti, in particolare con strumenti come la Sezione 301 del Trade Act del 1974, già utilizzata per indagini mirate su Brasile e Cina.

 

Effetti sugli scambi e strategie future

 

Il dazio al 10% non agisce da solo: si somma a dazi di settore già esistenti, influenzando soprattutto i partner storici degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, l’amministrazione americana intende proseguire con indagini su pratiche commerciali scorrette, come sovvenzioni eccessive o surplus produttivi esteri, che potrebbero portare a nuovi interventi. Nonostante le tensioni, Washington assicura che la misura non comprometterà incontri diplomatici, come il prossimo vertice tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, finalizzato a stabilizzare gli acquisti di prodotti agricoli, aerei e terre rare.

 

Un gioco di equilibri globali

 

Il nuovo dazio globale al 10% è molto più di una semplice tassa: rappresenta un test di equilibrio commerciale, in cui vincitori e vinti non sempre coincidono con le aspettative politiche. Paesi un tempo criticati possono emergere più competitivi, mentre alleati storici affrontano nuove difficoltà. Il messaggio è chiaro: nel commercio internazionale, ogni mossa genera effetti a catena e l’incertezza rimane alta. Con il Congresso e la Corte Suprema pronti a intervenire, il mondo delle imprese resta a osservare come la politica americana ridefinirà le regole del gioco nei prossimi mesi.

 

 

 

Immagine generata da Sora

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