Bucks 24/09/2026
Francia, spread Oat-Bund oltre 100 punti: la battaglia sul bilancio minaccia di far cadere un altro governo
La Francia torna sotto pressione sui mercati proprio mentre si prepara a una nuova battaglia sul bilancio. Venerdì 18 settembre il rendimento dei titoli di Stato francesi a dieci anni, gli OAT, ha superato il 4,5% per la prima volta dal 2008, mentre la differenza rispetto ai titoli tedeschi ha oltrepassato i 100 punti base, cioè un punto percentuale, per la prima volta dalla crisi del debito dell’Eurozona del 2012. Un segnale particolarmente delicato perché oggi gli investitori chiedono alla Francia un rendimento superiore persino a quello richiesto a Italia e Grecia. Il motivo è un intreccio di conti pubblici sempre più fragili e instabilità politica: il debito dovrebbe raggiungere il 119,3% del Pil nel 2026 e il 121,7% nel 2027, mentre il governo deve trovare 54 miliardi di euro per tentare di riportare sotto controllo il deficit.
Perché lo spread francese preoccupa
Il confronto più importante è quello con la Germania. I titoli tedeschi sono considerati il riferimento più sicuro dell’Eurozona e quindi la differenza tra il loro rendimento e quello degli Oat misura quanto premio aggiuntivo gli investitori chiedano per prestare denaro alla Francia. Il 18 settembre questo spread Oat/Bund ha superato i 100 punti base, arrivando durante la seduta oltre quota 105. In pratica, se la Germania deve offrire agli investitori un certo rendimento per finanziarsi per dieci anni, la Francia deve pagarne oltre un punto percentuale in più. Non significa che Parigi sia vicina a non ripagare il proprio debito. Significa però che il mercato percepisce un rischio maggiore e pretende di essere remunerato per assumerlo. Più a lungo i rendimenti restano elevati, inoltre, più aumenta gradualmente il costo per lo Stato quando deve emettere nuovi titoli o sostituire quelli arrivati a scadenza.
Un debito sempre più difficile da fermare
Alla base delle preoccupazioni ci sono numeri che continuano a peggiorare. Il ministero delle Finanze francese prevede che il debito pubblico salga dal 115,7% del Pil del 2025 al 119,3% quest’anno e al 121,7% nel 2027 (dei timori del mercato relativi al debito francese abbiamo parlato anche qui). Anche il deficit, cioè la differenza tra quanto lo Stato spende e quanto incassa in un anno, dovrebbe attestarsi al 5,4% del Pil nel 2026, contro l’obiettivo precedente del 5%. Il primo ministro Sébastien Lecornu vuole riportarlo verso il 5% nel 2027 e per farlo ha indicato la necessità di 54 miliardi di euro di risparmi. Il piano dovrebbe intervenire soprattutto sulla spesa pubblica e sociale e potrebbe comprendere anche misure sulle pensioni. Il problema è che correggere i conti richiede decisioni politicamente difficili proprio quando il governo dispone di margini parlamentari ridottissimi. Ed è qui che la crisi dei conti pubblici incontra quella politica.
Il bilancio può far cadere un altro governo
Dal voto anticipato del luglio 2024, l’Assemblea nazionale non dispone di una maggioranza assoluta stabile. Le divisioni sono già costate il posto a due governi e anche l’approvazione del bilancio 2026 è stata estremamente complessa. Il nuovo appuntamento è ormai vicino: il progetto di bilancio per il 2027 dovrebbe arrivare in Parlamento il 1° ottobre. Lecornu dovrà trovare un compromesso con almeno una parte delle opposizioni oppure cercare altre strade costituzionali per evitare che la legge finanziaria resti bloccata. Secondo Mujtaba Rahman, managing director per l’Europa di Eurasia Group, un bilancio particolarmente duro rischia di far cadere il governo, nonostante l’interesse delle diverse forze politiche a evitare un’altra crisi a pochi mesi dalle elezioni presidenziali del 2027. Tra i punti più difficili ci sono proprio eventuali interventi sulle pensioni. È il paradosso francese: per rassicurare i mercati il governo deve mostrare di essere disposto a ridurre il deficit, ma più severe diventano le misure, più difficile diventa trovare in Parlamento i voti necessari per approvarle.
Per i mercati il tempo gioca contro Parigi
Anche un’approvazione del bilancio potrebbe quindi non essere sufficiente a chiudere il problema. Benjamin Schroeder e Michiel Tukker, strategist sui tassi di Ing, ritengono che il tempo non giochi a favore dei titoli francesi. Dopo la legge finanziaria, infatti, l’attenzione si sposterà rapidamente sulle presidenziali del 2027 e sulle possibili successive elezioni legislative, con il rischio di un altro periodo complicato per la formazione di una maggioranza. Ing prevede per i prossimi mesi uno spread Oat/Bund compreso tra 100 e 125 punti base. In altre parole, il premio richiesto dagli investitori per comprare debito francese potrebbe rimanere molto più elevato rispetto agli ultimi anni. Chris Attfield, strategist sui tassi europei di Hsbc, osserva inoltre che oltre il 50% degli Oat è ormai detenuto da investitori esteri. Se questi ultimi diventassero meno disponibili a comprare debito francese, Parigi dovrebbe trovare altri acquirenti, probabilmente offrendo rendimenti ancora più elevati.
E la Bce potrebbe non arrivare subito in soccorso
Resta infine la domanda che accompagna ogni fase di tensione sul debito europeo: cosa potrebbe fare la Banca centrale europea? Secondo Ing, la soglia per un intervento della Bce rimane elevata, soprattutto mentre Francoforte è impegnata a contrastare le nuove pressioni inflazionistiche. Attfield ritiene che la banca centrale sarebbe probabilmente spinta ad agire soltanto davanti a movimenti di mercato realmente disordinati, non semplicemente perché lo spread francese è diventato più ampio. Per Parigi, quindi, le prossime settimane saranno decisive. La Francia deve convincere contemporaneamente il Parlamento che 54 miliardi di risparmi sono politicamente sostenibili e i mercati che sono sufficienti a frenare la crescita del debito. Se Lecornu alleggerirà troppo il piano rischierà di non rassicurare gli investitori; se manterrà una stretta molto severa, aumenterà invece il pericolo di perdere il sostegno necessario in Parlamento. Ed è proprio questo equilibrio sempre più difficile che ha riportato il rischio Francia al centro dell’attenzione dei mercati europei.
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