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12/10/2026
Gasolio russo, Trump sospende le sanzioni: le conseguenze per Europa e Italia

Gasolio russo, Trump sospende le sanzioni: le conseguenze per Europa e Italia

Washington sospende per sei mesi le sanzioni sul diesel di Mosca per frenare il caro energia. Un’intesa da milioni di tonnellate che porta nuove entrate al Cremlino e irrita l’Europa

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Per quattro anni gli Stati Uniti hanno chiesto agli alleati di ridurre gli acquisti di energia russa per indebolire economicamente Vladimir Putin. Ora Donald Trump cambia rotta. Dopo una telefonata con il presidente russo avvenuta venerdì scorso, 9 ottobre, Washington ha annunciato un accordo per riportare milioni di tonnellate di gasolio di Mosca sui mercati internazionali, sospendendo per sei mesi le relative sanzioni americane, fino ad aprile 2027. I numeri sono significativi: 300 mila tonnellate disponibili immediatamente, altre 500 mila a novembre, un milione successivamente e ulteriori tre milioni in base alla capacità delle raffinerie russe. Complessivamente, fino a 4,8 milioni di tonnellate, equivalenti a circa 36 milioni di barili. Si tratta di quantitativi annunciati, non di consegne già effettuate. Putin ha confermato l’intesa, prevedendo effetti positivi sull’economia mondiale. Per Trump l’obiettivo è soprattutto economico: aumentare l’offerta di carburante per ridurne il prezzo, in vista delle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Per Putin significa invece recuperare esportazioni e incassi in valuta estera proprio mentre le sanzioni occidentali cercano di limitarne le risorse finanziarie.

 

Petrolio sopra 100 dollari, diesel alle stelle

A spiegare l’improvvisa apertura americana è soprattutto la crisi energetica provocata dalla guerra contro l’Iran e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, attraverso cui normalmente transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il prezzo del greggio rimane saldamente sopra i 100 dollari al barile, ma è soprattutto il gasolio a preoccupare la Casa Bianca. Negli Stati Uniti il prezzo medio ha raggiunto circa 6,28 dollari al gallone, contro i 3,68 dollari di un anno prima: un aumento vicino al 70%. Convertito in litri, significa circa 1,66 dollari al litro. Un rincaro pesante per un carburante utilizzato da camion, agricoltura e industria, che rischia di alimentare ulteriormente l’inflazione. La situazione è ancora più onerosa in Europa. Secondo i dati della Commissione europea, nella settimana del 5 ottobre il diesel è costato mediamente 2,15 euro al litro nell’Unione, mentre in Italia ha raggiunto 2,27 euro, contro 2,07 euro della benzina (e questo nonostante il taglio applicato di Eni di cui abbiamo parlato qui). Rispetto a fine febbraio, prima della crisi di Hormuz, il gasolio italiano è rincarato del 33,5%: circa 57 centesimi al litro, equivalenti a quasi 29 euro in più per un pieno da 50 litri. L’accordo con Putin punta quindi ad aumentare l’offerta mondiale di diesel, spingendone al ribasso le quotazioni. Dopo l’annuncio, i futures europei sul gasolio (che tracciano le prospettive sull’andamento futuro del prezzo del gasolio) hanno perso circa il 3%. Gli analisti invitano comunque alla cautela: secondo il Financial Times, le difficoltà delle raffinerie russe e i quantitativi relativamente contenuti potrebbero limitare i benefici effettivi sui prezzi.

 

Il paradosso: sanzioni a Mosca, acquisti dagli Usa

La decisione americana apre una contraddizione nei rapporti transatlantici. Appena il 18 settembre Trump aveva firmato una legge che prevede dazi fino al 100% contro alcuni grandi acquirenti di petrolio e gas russi. Tre settimane dopo Washington alleggerisce le proprie restrizioni sul diesel di Mosca. L’Europa, invece, mantiene il divieto di importare prodotti petroliferi russi, pur continuando ad acquistare parte del gas naturale dalla Russia. Nel frattempo Bruxelles ha rafforzato il legame energetico con Washington. Nell’accordo commerciale raggiunto nel 2025, l’Ue ha indicato l’obiettivo di acquistare 750 miliardi di dollari di energia americana entro il 2028, tra petrolio, gas liquefatto e prodotti nucleari. Una cifra enorme, pari a una media teorica di 250 miliardi l’anno, anche se gli acquisti dipenderanno dalle decisioni commerciali delle imprese e non costituiscono un obbligo diretto di spesa pubblica. Il Gnl americano richiede liquefazione, trasporto via nave e rigassificazione, costi che possono renderlo più oneroso del gas via tubo. Ma soprattutto l’Europa resta esposta a un divario strutturale: secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 l’elettricità all’ingrosso destinata alle industrie energivore europee costava mediamente oltre il doppio rispetto agli Stati Uniti. Una differenza che penalizza la competitività industriale. E ora Washington cerca di abbassare ulteriormente i propri costi, mentre Bruxelles resta vincolata alla scelta di ridurre la dipendenza da Mosca.

 

Italia, il caro energia pesa sulla manovra

Per l’Italia il problema è ancora più delicato. Secondo la Commissione europea, nel 2025 il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso ha raggiunto 116 euro per megawattora, contro una media europea di 85 euro. Circa il 36% in più, soprattutto per il forte peso del gas nella produzione elettrica. Significa maggiori costi per imprese e famiglie, con effetti sui prezzi dei prodotti, sui margini industriali e sulla capacità di competere all’estero. Ecco perché il caro energia entra direttamente nella prossima legge di Bilancio. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti deve confrontarsi con margini finanziari molto stretti. Bruxelles ha dato un primo via libera a una flessibilità complessiva di 14,4 miliardi per energia e difesa, di cui 7,2 miliardi riferiti all’energia. Non sono però fondi europei già disponibili, ma maggiore spazio di bilancio da utilizzare secondo le regole concordate.

 

Le bollette rimangono elevate

L’accordo Trump-Putin potrebbe alleggerire il prezzo del diesel e i costi dei trasporti italiani, ma non comporta automaticamente una riduzione delle bollette del gas o dell’elettricità. Intanto cresce anche la distanza politica tra Washington e Bruxelles. Volodymyr Zelensky ha accusato Trump di favorire il finanziamento della guerra russa, mentre Mosca continua a colpire le infrastrutture energetiche ucraine nonostante l’annuncio americano di una tregua. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito il pieno sostegno a Kiev e a un cessate il fuoco effettivo. Per l’Europa e l’Italia il nodo va dunque oltre il gasolio: come garantire energia a prezzi competitivi senza ricadere nella dipendenza dalla Russia e senza sostituirla con una dipendenza eccessiva dagli Stati Uniti? Una questione che riguarda la politica estera, ma soprattutto il futuro dell’industria e il potere d’acquisto delle famiglie.

 

 

Credits: Foto Magnific



Tags:
EuropaPetrolioRussiaUsa

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