Salta al contenuto principale

Finanza in Page

29/07/2026
Truth Social vende i post di Trump a Wall Street: è legale pagare per ricevere prima i post del presidente?

Truth Social vende i post di Trump a Wall Street: è legale pagare per ricevere prima i post del presidente?

Fino a 100mila dollari al mese per ricevere i post di Donald Trump con qualche secondo di vantaggio: dal 1° agosto debutta Truth API che riaccende il dibattito sull'insider trading.

Ascolta l'articolo Sintesi vocale browser

Centomila dollari al mese per sapere prima che cosa ha scritto Donald Trump. È il prezzo prospettato da Trump Media & Technology Group, la società proprietaria di Truth Social, per Truth API: un nuovo servizio destinato soprattutto a banche, fondi di investimento e vari attori finanziari. Per chi si impegna con un contratto triennale, la tariffa potrebbe scendere a 60mila dollari mensili. Il lancio è previsto il 1° agosto e almeno cinque società avrebbero già acquistato l’accesso. L’abbonamento non offre, almeno formalmente, notizie segrete. Fornisce però il canale più rapido per ricevere i post dei dieci account più influenti della piattaforma, compreso quello del presidente, oltre a un archivio dei messaggi pubblicati dal 2022. Per un normale utente qualche millisecondo non cambia nulla. Per un computer programmato per comprare o vendere migliaia di titoli può invece significare arrivare prima degli altri e incassare guadagni molto elevati. “I mercati si muovono già sui post di Truth” ha spiegato Kevin McGurn, amministratore delegato ad interim di Trump Media. Truth API, nella lettura della società, non farebbe quindi altro che trasformare in un prodotto ufficiale e regolato una corsa alla velocità già in atto: diversi fondi utilizzano infatti algoritmi che scandagliano Truth Social, cercano parole come “dazi”, “Iran” o il nome di una società quotata e impartiscono automaticamente ordini di Borsa.

 

Dieci secondi per spostare migliaia di azioni

Truth Social è ormai molto più di un social network politico. Trump lo usa per annunciare decisioni sui dazi, iniziative militari, trattative diplomatiche e giudizi su aziende e settori. Per questo investitori e analisti tengono la piattaforma costantemente sotto osservazione. Il 9 aprile 2025, per esempio, Wall Street accelerò bruscamente dopo che il presidente annunciò su Truth la sospensione per 90 giorni di gran parte delle nuove tariffe commerciali. In un episodio più recente, dopo un messaggio di Trump sull’abbattimento di un elicottero americano nello Stretto di Hormuz, in appena dieci secondi sono stati scambiati sul mercato fino a 30 mila azioni di gruppi energetici come ConocoPhillips, Chevron ed EOG Resources. Pochi giorni dopo, quando Trump ha parlato di negoziati e della cancellazione di alcuni raid, petrolio e titoli energetici si sono nella direzione opposta. 

 

Il meccanismo, in realtà, è più semplice di quanto sembri. Immaginiamo un grande investitore che abbia comprato azioni di società petrolifere perché si aspetta che il prezzo del petrolio salga ( e quindi guadagna se il petrolio sale). Se compare un post di Trump che lascia intendere una riduzione delle tensioni con l’Iran, il mercato può pensare che il petrolio scenderà. A quel punto i computer utilizzati dai grandi operatori finanziari possono reagire automaticamente: vendono quelle azioni in pochi istanti, spesso prima ancora che molti investitori abbiano letto il messaggio. È questa velocità di reazione che può far muovere i prezzi quasi in tempo reale, anche sulla base di un semplice post pubblicato su Truth Social.. Non è la qualità dell’analisi a fare la differenza, ma la velocità, appunto. La notizia non ha però provocato un entusiasmo duraturo sul titolo Trump Media. Nella seduta successiva alle prime indiscrezioni le azioni hanno chiuso sostanzialmente invariate a 9,66 dollari, dopo aver perso circa il 27% dall’inizio dell’anno. Il titolo resta comunque estremamente volatile: nella prima parte di luglio aveva ceduto circa l’11%, recuperandolo poi quasi interamente in una sola giornata.

 

È insider trading? Il confine non è così netto

La domanda che alcuni operatori si pongono è: tutto questo è legale? Partiamo dalla definizione di insider trading, che consiste nel comprare o vendere strumenti finanziari sfruttando un’informazione importante, precisa e (soprattutto) non ancora disponibile al pubblico. Chi la possiede ottiene così un vantaggio ingiusto rispetto agli altri investitori. Truth API entra però in una zona grigia. I post diventerebbero pubblici quasi immediatamente – l’anticipazione tramite il servizio a pagamento sarebbe infatti di pochi secondi – e l’accesso rapido sarebbe acquistabile da più clienti. Per questo, secondo diversi giuristi, potrebbe essere difficile applicare le tradizionali norme americane sull’insider trading. “Il Bloomberg Terminal lo vende da decenni” ha osservato Chester Spatt, ex capo economista della Sec, ricordando che pagare per dati più rapidi non è una novità. La differenza, però, è sostanziale: Bloomberg distribuisce notizie prodotte da altri, mentre in questo caso chi vende il flusso è una società legata allo stesso soggetto che può generare l’informazione capace di muovere il mercato. Da mesi i democratici accusano Trump di utilizzare il potere presidenziale e le crisi politiche da lui stesso aperte per favorire le proprie attività economiche o quelle della famiglia (di questo ne abbiamo parlato qui). Si tratta di accuse politiche e di sospetti, non della dimostrazione che il presidente abbia personalmente effettuato operazioni illecite. Ma il nuovo servizio rende il conflitto d’interessi ancora più visibile: il trust familiare riconducibile a Trump possiede circa il 41% di Trump Media, mentre il presidente resta il beneficiario dei redditi che vi confluiscono.

 

Il rischio di una Borsa a due velocità

Le reazioni più dure sono arrivate dal Congresso. Il democratico Ron Wyden, esponente di vertice della Commissione finanze del Senato, sostiene che l’operazione finirà per “arricchire i trader di Wall Street” e la famiglia Trump. Elizabeth Warren l’ha definita “un piano vergognoso per trarre profitto dalla presidenza e arricchire Wall Street senza fare nulla per aiutare gli americani”. Donald Sherman, presidente dell’organizzazione apartitica Citizens for responsibility and ethics in Washington, ha giudicato l’accordo “estremamente immorale”, pur riconoscendo che, sulla base delle informazioni disponibili, stabilirne l’illegalità non è semplice. “Non credo che il Congresso o qualsiasi altro organismo di regolamentazione abbia mai preso in considerazione l’ipotesi che un presidente potesse impegnarsi in questo tipo di accordo” ha osservato. Le perplessità non sono rimaste confinate ai democratici. Il senatore repubblicano Bill Cassidy ha parlato di “una forma di vendita degli accessi”, mentre Susan Collins ha dichiarato: “Non mi sembra appropriato”. Il nodo, però, va oltre la legalità formale. Truth API potrebbe consacrare una Borsa a due velocità: da una parte algoritmi e grandi fondi collegati direttamente al megafono del presidente; dall’altra investitori comuni che scoprono la notizia quando i prezzi hanno già iniziato a correre.

 

 

Credits: Foto Pixabay



Tags:
insider tradingtrumptruth

Scopri le soluzioni di investimento che potrebbero interessarti

Iscriviti alla Newsletter

Non perderti gli articoli più interessanti della settimana. Ricevili tutti direttamente via mail!

Altri approfondimenti che potrebbero interessarti

Tutte le notizie di attualità
che non devi perderti e…