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23/10/2026
Ipo dell’AI, debutto choc in Corea del Sud: Elice perde il 32% in Borsa

Ipo dell’AI, debutto choc in Corea del Sud: Elice perde il 32% in Borsa

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Prima della quotazione gli investitori facevano a gara per ottenere le azioni. Martedì 20 ottobre, quando Elice Group è arrivata per la prima volta sul Kosdaq, il listino sudcoreano dedicato soprattutto alle società tecnologiche e in crescita, è successo il contrario: sono partite le vendite. La società specializzata in infrastrutture per l’intelligenza artificiale e servizi informatici ha chiuso la prima seduta a 61.500 won, il 32% sotto il prezzo dell’offerta pubblica iniziale di 90.500 won, dopo essere scesa durante la giornata fino a circa 61.000 won. Un risultato ancora più significativo perché nei giorni precedenti l’Ipo, cioè la vendita iniziale delle azioni agli investitori prima dell’ingresso in Borsa, era stata accolta da una domanda enorme. Elice aveva fissato il prezzo proprio a 90.500 won, il limite massimo della fascia prevista, raccogliendo circa 201,1 miliardi di won, pari a 150 milioni di dollari. Martedì il titolo ha però aperto già molto più in basso, intorno a 75.700 won, per poi accentuare rapidamente le perdite. Mercoledì 21 ottobre è arrivato un rimbalzo vicino al 30%, confermando l’estrema volatilità del titolo. Ma il recupero non cancella il segnale arrivato dalla prima giornata: entusiasmo quasi euforico prima dell’Ipo e improvvisa prudenza quando il mercato ha dovuto stabilire liberamente quanto valesse davvero la società.

 

Per ogni azione disponibile quasi 389 richieste degli investitori

I numeri dell’offerta sembravano raccontare una storia completamente diversa. Prima del debutto del 20 ottobre, gli ordini degli investitori istituzionali, cioè fondi, banche, assicurazioni e altri grandi operatori professionali, erano stati pari a 388,84 volte le azioni messe a loro disposizione. Anche tra i piccoli investitori la domanda era stata molto elevata: per partecipare all’offerta erano stati versati circa 10.260 miliardi di won. Non significa che Elice abbia raccolto tutta quella cifra. Si tratta delle somme impegnate dagli investitori per prenotare le azioni, delle quali solo una parte poteva essere effettivamente assegnata visto che le richieste superavano di molte volte i titoli disponibili. Proprio per questo il crollo di martedì è importante. Una Ipo molto richiesta non garantisce infatti che il titolo salga una volta iniziati gli scambi. Prima della quotazione il numero di azioni disponibili è limitato e il prezzo viene stabilito nell’ambito dell’offerta; dal primo giorno di Borsa, invece, sono compratori e venditori a determinare continuamente il valore del titolo. Nel caso di Elice il primo verdetto del mercato è stato molto più severo.

 

Il problema non è l’AI, ma quanto costa costruirla

Elice opera in uno dei settori che negli ultimi anni hanno attirato più capitale: le infrastrutture necessarie per far funzionare l’intelligenza artificiale. La società, nata nel 2015 come piattaforma per la formazione, si è progressivamente espansa nei servizi cloud e nei data center, mettendo a disposizione delle aziende la potenza di calcolo necessaria per sviluppare ed eseguire modelli di AI. È un mercato in forte crescita, ma anche estremamente costoso. Servono chip avanzati, data center, energia e grandi quantità di capitale prima ancora che arrivino i ricavi. Ed è proprio questo che gli investitori stanno iniziando a guardare con maggiore attenzione. Per molto tempo il mercato ha premiato quasi automaticamente le società legate all’intelligenza artificiale, scommettendo sulla crescita futura. Ora la domanda sta cambiando: chi finanzierà tutti questi investimenti e quanto tempo servirà prima che producano profitti sufficienti? Ke Yan, responsabile della ricerca di Shenton Research, ha riassunto il cambiamento spiegando che il settore è passato dalla filosofia del “costruire a qualsiasi costo” alla domanda “chi paga e per quanto tempo?”.

 

Gli investitori vogliono vedere i ricavi dietro i data center

Il dubbio riguarda soprattutto le aziende che affittano capacità di calcolo ai laboratori e alle società che sviluppano intelligenza artificiale. Il modello può sembrare semplice: si costruiscono o si affittano infrastrutture informatiche, si acquistano chip e poi quella potenza viene venduta ai clienti. Ma gli investimenti devono essere sostenuti subito, mentre i ricavi arrivano nel corso degli anni. Se la domanda futura sarà inferiore alle attese, oppure i clienti non riusciranno a pagare abbastanza per utilizzare quella capacità, il rischio è ritrovarsi con infrastrutture molto costose che rendono meno del previsto. Kim Hak-joon, analista di Kiwoom Securities, ha sottolineato proprio questa incertezza: nessuno sa ancora con precisione quanto grande sarà la domanda di intelligenza artificiale e quanto rapidamente crescerà. Il problema non è quindi stabilire se l’AI continuerà a espandersi. Il mercato sta cercando di capire quali aziende riusciranno davvero a trasformare quella crescita in utili e cassa.

 

Elice diventa un test per le prossime Ipo dell’AI

Il debutto del 20 ottobre conta quindi anche oltre i confini della Corea del Sud. Il crollo di Elice è stato il peggior debutto mai registrato nel Paese per una società che aveva raccolto più di 100 milioni di dollari con una Ipo, diventando rapidamente un nuovo segnale della maggiore cautela verso le infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Negli ultimi anni numerose società legate a data center, cloud e chip hanno raccolto capitali sfruttando l’enorme entusiasmo per l’AI. Adesso quella fase sembra diventare più selettiva. Il forte interesse raccolto da Elice prima della quotazione dimostra che gli investitori continuano a cercare esposizione al settore (come dimostra il debutto da record di Enflame, la rivale cinese di Nvidia, di cui abbiamo parlato qui). Il tonfo di martedì, seguito dal violento rimbalzo di mercoledì, mostra però quanto il mercato sia diventato incerto sulle valutazioni da attribuire a queste aziende. Per le prossime società del settore che arriveranno in Borsa, Elice rappresenta quindi un precedente importante. La domanda potrà anche essere elevata, ma sarà sempre più difficile ottenere valutazioni aggressive senza dimostrare quanto capitale servirà, quanto saranno solidi i clienti e soprattutto quando gli investimenti inizieranno a produrre ritorni.



 

Credits: immagine da Pexels

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