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12/09/2025

Massimo storico per Oracle: Ellison conquista il trono dei miliardari

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Il 10 settembre le azioni Oracle hanno messo a segno una delle migliori performance di sempre, chiudendo a 328,33 dollari, in rialzo del 35,95%. Si tratta di un record assoluto per la società di software, che con questo movimento si è avvicinata alla soglia di un trilione di dollari di capitalizzazione. Il risultato non è soltanto un segnale di forza borsistica: riflette il cambio di passo della compagnia nel cloud e nell’intelligenza artificiale, due settori che stanno ridisegnando gli equilibri dell’industria tecnologica.

 

La spinta del cloud

 

A trainare la corsa del titolo è stato il comparto cloud, ormai motore di crescita imprescindibile per il gruppo. La società ha stimato per l’anno fiscale 2026 ricavi pari a 18 miliardi di dollari dalle infrastrutture cloud, in crescita del 77% rispetto ai 10 miliardi contabilizzati nel 2025. Le proiezioni diventano ancora più ambiziose negli anni successivi: 32 miliardi nel 2027, 73 miliardi nel 2028, 114 miliardi nel 2029 e 144 miliardi nel 2030. Questi numeri, che hanno sorpreso gli analisti per la loro aggressività, rafforzano l’idea che Oracle possa competere a pieno titolo con colossi come Amazon, Microsoft e Google. Fondamentale anche l’andamento degli Remaining Performance Obligations (Rpo), i ricavi futuri già assicurati da contratti in essere, che hanno raggiunto i 455 miliardi di dollari, segnando un balzo del 359% rispetto all’anno precedente. Questo dato, più di ogni altra cifra, indica che la crescita non è soltanto una promessa, ma un percorso già in parte garantito da clienti di primo piano. Non a caso, la società ha annunciato di aver firmato nel trimestre quattro contratti multimiliardari con tre diversi clienti, e prevede di superare presto i 500 miliardi di Rpo.

 

L’effetto intelligenza artificiale

 

La corsa di Oracle è strettamente legata al boom dell’intelligenza artificiale. L’azienda si è posizionata come fornitore privilegiato di infrastrutture cloud in grado di supportare carichi di lavoro massicci, grazie anche alla disponibilità di chip Nvidia, diventati ormai un bene raro e strategico per i colossi tecnologici. In questo contesto, Oracle ha deciso di spingersi oltre con l’annuncio di Oracle AI Database, un nuovo servizio che consentirà ai clienti di utilizzare modelli linguistici avanzati come Gemini di Google, ChatGPT di OpenAI o Grok di xAI direttamente sui database aziendali. Questa mossa posiziona il gruppo come ponte tra dati storici delle imprese e le nuove applicazioni di intelligenza artificiale, una combinazione che potrebbe rivelarsi decisiva nei prossimi anni.

 

Il paradosso dei conti trimestrali

 

Il boom in Borsa è arrivato nonostante un primo trimestre fiscale 2026 leggermente sotto le attese. L’utile netto è rimasto stabile a 2,93 miliardi di dollari, pari a 1,01 dollari per azione, mentre l’utile rettificato si è attestato a 1,47 dollari, contro gli 1,48 previsti dal consenso degli economisti. Anche il fatturato, cresciuto del 18% a 14,93 miliardi, è risultato leggermente inferiore alle attese di 15,04 miliardi. Eppure, il mercato ha scelto di guardare oltre i numeri immediati, premiando soprattutto le prospettive di crescita. È la dimostrazione che, in una fase di transizione tecnologica, i flussi futuri e la solidità del portafoglio ordini contano più dei margini di breve periodo.

 

Larry Ellison al vertice della ricchezza mondiale

 

L’impennata del titolo ha avuto un effetto diretto sulla fortuna personale di Larry Ellison, cofondatore e attuale presidente di Oracle. Il suo patrimonio è balzato a circa 393 miliardi di dollari, superando quello di Elon Musk, fermo a 385 miliardi secondo il Bloomberg Billionaires Index. Si tratta del più grande incremento giornaliero mai registrato dall’indice, con un guadagno di oltre 100 miliardi in poche ore. Per Ellison, 81 anni, non si tratta soltanto di un traguardo finanziario. È il coronamento di una carriera iniziata nel 1977 con la fondazione di Oracle e di una strategia di lungo termine che lo ha visto reinventare più volte la società, passando dai database tradizionali al cloud e oggi all’intelligenza artificiale. La sua ricchezza, legata quasi interamente alla quota azionaria nella compagnia, riflette in modo diretto l’ascesa della società sul mercato.

 

La sfida dei giganti

 

L’ascesa di Oracle segna una svolta nel panorama competitivo del settore. Fino a poco tempo fa, i protagonisti della corsa al cloud erano principalmente Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud. L’entrata di Oracle con contratti miliardari, data center in espansione e servizi AI innovativi sposta gli equilibri e apre a nuove dinamiche di concorrenza. Tuttavia, il rally in Borsa ha portato il titolo a valutazioni molto elevate, e resta da verificare se l’azienda sarà in grado di tradurre le aspettative in risultati concreti trimestre dopo trimestre. Il contesto macroeconomico rappresenta un ulteriore fattore di rischio: i costi energetici, l’approvvigionamento dei chip, la regolamentazione dei dati e l’evoluzione dei tassi d’interesse possono incidere in modo significativo su un business che richiede investimenti miliardari e infrastrutture sempre più complesse.

 

Nuovo capitolo per Oracle

 

La chiusura record a 328,33 dollari segna comunque un nuovo capitolo per Oracle. L’azienda, a lungo percepita come player consolidato ma non protagonista nella rivoluzione del cloud, si trova oggi al centro della trasformazione legata all’intelligenza artificiale. La forza del portafoglio ordini, la prospettiva di ricavi in forte crescita e l’innovazione di prodotto delineano un futuro in cui Oracle non è più un outsider, ma un attore destinato a dettare le regole del gioco. Allo stesso tempo, l’ascesa di Larry Ellison a uomo più ricco del mondo rende evidente quanto il destino del fondatore e quello della sua creatura siano intrecciati. La sfida ora sarà mantenere questo slancio in un settore in rapida evoluzione, dimostrando che l’exploit non è solo un fuoco di paglia, ma l’inizio di una nuova era per uno dei colossi storici della Silicon Valley.

 

 

Credits

Immagine: Pixabay

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