Tesla è ancora una casa automobilistica o è già una società tecnologica? È questa la domanda che divide gli investitori dopo la reazione negativa del mercato ai conti del secondo trimestre. I numeri mostrano infatti una realtà a due facce: da una parte la società guidata da Elon Musk ha registrato ricavi superiori alle attese e il miglior trimestre della sua storia per consegne di veicoli; dall’altra la redditività continua a indebolirsi mentre gli investimenti nelle nuove tecnologie aumentano rapidamente. Il risultato è stato un violento riposizionamento del titolo a Wall Street: nella seduta del 14 luglio Tesla è crollata del 14,52%, passando da circa 374 a 319 dollari per azione. Una reazione che non riguarda soltanto i risultati trimestrali, ma soprattutto i dubbi del mercato sulla capacità dell’azienda di trasformare le grandi promesse legate all’intelligenza artificiale, alla guida autonoma e alla robotica in profitti concreti.
La scommessa di Musk: trasformare Tesla oltre l’auto
Per anni Tesla è stata valutata dagli investitori come una società automobilistica con caratteristiche particolari, grazie alla forte crescita delle vendite di veicoli elettrici e alla capacità di innovare rispetto ai produttori tradizionali. Negli ultimi anni, però, Elon Musk ha spinto sempre di più una nuova narrativa: Tesla non sarebbe soltanto un produttore di automobili, ma una piattaforma tecnologica che punta a rivoluzionare il settore della mobilità attraverso l’intelligenza artificiale. Il cuore della scommessa è rappresentato dalla guida autonoma e dal servizio Robotaxi, cioè una flotta di automobili in grado di trasportare passeggeri senza un conducente umano. Tesla ha comunicato che il servizio è ormai operativo in sette grandi aree metropolitane statunitensi e che le sottoscrizioni attive al software Full Self-Driving (FSD), il sistema di assistenza avanzata alla guida sviluppato dalla società, hanno raggiunto 1,48 milioni, in aumento del 56% rispetto allo scorso anno. Accanto al Robotaxi c’è il progetto Cybercab, il veicolo progettato specificamente per la guida autonoma, la cui produzione è iniziata nella Gigafactory in Texas. Tesla punta, inoltre, sul camion elettrico Tesla Semi e sul robot umanoide Optimus, che secondo la società entreranno nelle prime fasi produttive nel corso del 2026. Proprio questa trasformazione spiega perché il titolo Tesla abbia avuto per anni una valutazione molto più elevata rispetto a quella dei produttori automobilistici tradizionali. Gli investitori non stanno pagando soltanto i risultati attuali, ma anche la possibilità che l’azienda riesca a conquistare nuovi mercati legati all’intelligenza artificiale e all’automazione.
Ricavi record, ma profitti sotto pressione
La trimestrale ha però mostrato che il percorso verso questa trasformazione ha ancora molti ostacoli. Nel secondo trimestre Tesla ha registrato ricavi pari a 28,24 miliardi di dollari, in aumento del 26% rispetto allo stesso periodo precedente e superiori alle attese degli analisti, ferme a 27,58 miliardi. Il settore automobilistico ha generato 20,52 miliardi di dollari di ricavi, oltre il consensus di mercato di 20,05 miliardi, mentre la divisione servizi ha raggiunto il record di 4,58 miliardi. Più debole invece il business dell’energia, con ricavi pari a 3,14 miliardi contro i circa 3,77 miliardi attesi. Il problema principale è stato però la redditività. Il margine lordo, cioè la quota di ricavi che resta all’azienda dopo aver sottratto i costi direttamente legati alla produzione, si è fermato al 16,8%, molto al di sotto del 19,5% previsto dagli analisti. Anche il margine operativo, che misura quanto profitto genera l’attività caratteristica dell’azienda dopo tutti i costi operativi, è sceso all’1,4%, contro il 5,4% atteso dal mercato. L’utile operativo è stato di appena 398 milioni di dollari, circa un quarto rispetto agli 1,5 miliardi previsti dal consensus, cioè dalla media delle stime degli analisti. Anche l’utile per azione, uno degli indicatori più osservati dagli investitori perché misura il profitto attribuibile a ogni singola azione, è risultato inferiore alle aspettative: 0,32 dollari su base Gaap contro i 0,36 stimati. A pesare sui profitti sono soprattutto la pressione sui prezzi delle automobili e la crescente concorrenza nel mercato delle auto elettriche. Per difendere le vendite, Tesla ha ridotto in più occasioni i prezzi dei propri modelli, una strategia che però comprime i margini.
La grande sfida: investire oggi per guadagnare domani
Il mercato si trova quindi davanti a un dilemma. Gli investimenti di Tesla nelle nuove tecnologie possono essere interpretati come un segnale di forza, perché l’azienda sta costruendo le basi per una futura leadership nell’intelligenza artificiale applicata al mondo fisico. Ma allo stesso tempo rappresentano un costo significativo nel presente (dei dubbi del mercato sulla scommessa relativa all’AI abbiamo parlato anche qui). Nel trimestre il free cash flow, cioè la liquidità generata dall’azienda dopo aver effettuato gli investimenti necessari per il proprio sviluppo, è risultato negativo per 1,09 miliardi di dollari. In altre parole, Tesla ha prodotto meno cassa di quella utilizzata per finanziare la crescita. La cifra è comunque migliore rispetto ai -3,25 miliardi di dollari previsti dagli analisti, mentre la liquidità complessiva è rimasta elevata a 43,5 miliardi.
Il giudizio di Morgan Stanley
Secondo Morgan Stanley, la maggiore spesa in conto capitale, cioè gli investimenti destinati a fabbriche, tecnologie e capacità produttiva, rappresenta un passaggio necessario per consolidare la posizione di Tesla nei settori della guida autonoma e della robotica. Gli analisti hanno però ridotto il prezzo obiettivo (il valore che gli analisti stimano possa raggiungere un’azione in un determinato periodo, solitamente nei successivi 12 mesi) sul titolo da 417 a 400 dollari, confermando il giudizio equal-weight, cioè una valutazione neutrale che indica un potenziale di crescita in linea con il mercato. “L’accelerazione della spesa in conto capitale della società rappresenta un investimento necessario per consolidare la leadership del gruppo nei settori della guida autonoma e della robotica, anche se l’aumento degli esborsi sta aggravando il consumo di cassa”, hanno osservato gli analisti di Morgan Stanley. Secondo la banca d’affari, Tesla resta ben posizionata per guidare quella che definisce la rivoluzione dell’“AI fisica”, cioè l’applicazione dell’intelligenza artificiale a oggetti e macchine che operano nel mondo reale, ma il ritorno economico degli investimenti richiederà “pazienza e un’esecuzione costante”.
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