Adidas ha chiuso il quarto trimestre con risultati ben oltre le aspettative. Il colosso tedesco dell’abbigliamento sportivo ha registrato vendite in crescita del 19%, raggiungendo i 5,97 miliardi di euro, superando il consensus che prevedeva 5,72 miliardi. Questo risultato è stato trainato principalmente dalla forte domanda di calzature sportive, con un incremento del 26% nelle vendite di questo segmento. Ma il vero punto di svolta è stato il ritorno alla redditività: l’utile operativo del trimestre ha toccato 57 milioni di euro, ribaltando la perdita di 377 milioni dell’anno precedente. Su base annua, l’utile operativo ha superato 1,34 miliardi di euro, segnando un miglioramento di oltre un miliardo rispetto ai 268 milioni del 2023. Anche l’utile netto dalle attività continuative ha avuto una svolta significativa, passando da una perdita di 58 milioni nel 2023 a 824 milioni di euro nel 2024.
Mercati in ripresa: focus su Cina e Nord America
Adidas ha registrato una crescita generalizzata in quasi tutti i suoi mercati chiave. Le vendite sono aumentate del 19% in Europa, del 10% in Cina, del 19% nei mercati emergenti e del 28% in America Latina. Anche il Giappone e la Corea del Sud hanno segnato un +10%. Il Nord America, che ha sofferto una contrazione del 2% nel 2023, ha finalmente mostrato segnali di ripresa con una crescita del 15% nel quarto trimestre. Questo recupero è particolarmente significativo se si considera l’impatto negativo della fine della collaborazione con Kanye West e il marchio Yeezy, che aveva trascinato verso il basso le vendite nel 2023. Il rilancio in Cina, invece, si deve a un miglioramento delle condizioni di mercato e a una maggiore domanda di prodotti Adidas tra i consumatori locali.
Guidance 2025: obiettivi prudenziali
Nonostante i numeri incoraggianti, Adidas ha rilasciato delle previsioni per il 2025 che non hanno convinto del tutto gli investitori. L’azienda prevede un aumento delle vendite a una cifra percentuale elevata e un utile operativo compreso tra 1,7 e 1,8 miliardi di euro. Tuttavia, questa previsione è inferiore alle aspettative degli analisti: Barclays, ad esempio, si aspettava un utile operativo più vicino ai 2 miliardi di euro, mentre il consenso Bloomberg lo collocava a 2,2 miliardi. Questo ha portato a un calo iniziale del titolo Adidas in borsa nella seduta del 5 marzo, ma al termine delle contrattazioni l’azione è comunque riuscita a portare a casa un lieve rialzo dello 0,13% a 238 euro. Il titolo Adidas ha infine registrato una crescita del 32% nell’ultimo anno, superando i concorrenti Nike e Puma. Secondo Piral Dadhania di RBC Capital Markets, il titolo potrebbe essere un’opportunità d’acquisto in caso di flessione: “Compreremmo in caso di debolezza, poiché ci aspettiamo che Adidas raggiunga ricavi e utili ben al di sopra delle previsioni indicate”.
Il ritorno delle Sneakers Retrò e il focus sullo sport
Uno dei punti di forza della recente crescita di Adidas è la popolarità delle sneakers retrò. Modelli iconici come la Samba e la Campus sono tornati in voga, dando nuovo slancio al marchio. Per evitare di saturare il mercato, il CEO Bjorn Gulden ha scelto di ritardare il rilancio delle Superstar anni ‘70, preferendo concentrarsi su altre icone vintage come le SL72 e le Tokyo. Parallelamente, Adidas sta puntando sempre di più sull’attrezzatura sportiva. Le scarpe da calcio Predator e la linea da corsa Adizero stanno registrando vendite in crescita, consolidando la posizione dell’azienda nei settori più tecnici dello sportswear.
Le incognite per il futuro: dazi e costi di produzione
Nonostante la ripresa, Adidas si trova a fronteggiare nuove sfide globali. L’amministratore delegato, Bjorn Gulden, ha avvertito che un possibile aumento dei dazi statunitensi sulle importazioni potrebbe impattare negativamente sulla domanda e far salire i prezzi dei prodotti. Questo potrebbe ridurre la competitività del brand, specialmente in mercati chiave come quello nordamericano. Al momento, la produzione Adidas è concentrata in Vietnam (27%), Indonesia (19%) e Cina (16%), con la Cina che ha visto ridursi il suo peso negli ultimi anni a causa delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Se le tariffe dovessero aumentare, l’azienda potrebbe trovarsi costretta a rivedere la sua catena di approvvigionamento per evitare un impatto significativo sui margini di profitto.
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