Il 9 luglio 2025 è una data destinata a rimanere negli annali di Wall Street: Nvidia ha superato la soglia dei 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, diventando la prima azienda della storia a raggiungere questo traguardo. In quella seduta, il titolo ha guadagnato l’1,93%, portando il prezzo delle azioni a 163 dollari. Solo un anno fa, Nvidia valeva meno della metà.
Dietro questo balzo c’è un fenomeno che va ben oltre la semplice moda tecnologica: il boom dell’intelligenza artificiale. Dall’uscita di ChatGPT nel 2022, le aziende di semiconduttori che alimentano i cervelli digitali dell’AI hanno vissuto una corsa straordinaria. E nessuno più di Nvidia ha saputo cogliere l’onda.
Fondata nel 1993 come produttore di schede grafiche per videogiochi, Nvidia è oggi l’azienda che più contribuisce ai rendimenti dei principali indici azionari USA. Nel solo 2025, ha rappresentato circa il 20% dell’intero guadagno dello S&P 500 e quasi un quarto di quello del Nasdaq 100, secondo l’analista Gabriel Debach di eToro. Un’azienda, insomma, che non si limita a partecipare al mercato: lo guida.
Investimenti globali, ma tensioni geopolitiche
Il Ceo Jensen Huang guarda all’Europa come prossima frontiera. Alla conferenza GTC 2025 a Parigi, ha annunciato piani per moltiplicare per dieci la potenza di calcolo AI nel continente entro due anni. Ma non tutto è semplice: le tensioni tra Stati Uniti e Cina stanno pesando sui conti. Le restrizioni americane sull’export di chip verso Pechino potrebbero costare all’azienda oltre 8 miliardi di dollari di vendite mancate. Questo contesto rende il successo di Nvidia ancora più rilevante: cresce nonostante venti contrari e rimane al centro di un’economia globale sempre più digitale.
Non solo chip, Ferrero compra WK Kellogg
Mentre Nvidia regna nel mondo dell’high-tech, un altro colosso, molto più legato alla vita quotidiana, si muove con decisione dall’Italia verso l’America. È Ferrero, il gruppo dolciario fondato ad Alba e conosciuto per Nutella, Kinder e Tic-tac. L’ultima mossa? L’acquisizione da 3,1 miliardi di dollari di WK Kellogg, il ramo cereali di Kellogg Company, attivo negli Stati Uniti, Canada e Caraibi.
La transazione, annunciata il 10 luglio, rafforza la presenza di Ferrero in Nord America, dove il gruppo impiega già oltre 14.000 persone e possiede marchi noti come Butterfinger, Keebler, Famous Amos e Jelly Belly.
WK Kellogg è diventata un’azienda indipendente solo nell’ottobre 2023, ma ora si prepara a un nuovo capitolo, all’interno di una realtà che ha saputo mescolare tradizione e crescita internazionale. “È più di una semplice acquisizione”, ha dichiarato Giovanni Ferrero, presidente esecutivo del gruppo. “È un’unione tra storie industriali importanti, con generazioni di consumatori alle spalle”.
Un’operazione industriale, ma anche di visione
Oltre a rafforzare Ferrero nel segmento dei cereali per la colazione, l’acquisizione le consente di entrare in maniera più incisiva in un mercato strategico come quello americano, dove il consumatore premia marchi forti ma cerca sempre più varietà e qualità.
Per WK Kellogg, invece, si tratta di una scommessa sul futuro. Nel secondo trimestre del 2025, la società ha registrato ricavi per circa 615 milioni di dollari e un Ebitda rettificato fino a 48 milioni. La notizia dell’accordo ha dato una scossa al titolo, che è salito di oltre il 30% a Wall Street.
Due mondi diversi, una visione comune
A prima vista, non potrebbe esserci maggiore distanza tra una azienda di semiconduttori californiana e un gruppo dolciario piemontese. Eppure, osservando bene, un filo conduttore esiste: entrambe stanno riplasmando la propria identità globale, investendo nel futuro in modi diversi ma complementari.
Nvidia lavora sul fronte dell’innovazione radicale, spingendo i limiti del calcolo e dell’intelligenza artificiale. Ferrero, invece, sceglie di consolidare la sua presenza nei mercati più maturi attraverso brand storici e amati, ma con un occhio al cambiamento delle abitudini alimentari e culturali.
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