Bialetti ha archiviato la seduta di ieri in forte rialzo del 61,29% a 0,45 euro. Un balzo che ha attirato l’attenzione di tutti gli operatori finanziari, ma anche dei tanti italiani che associano il marchio Bialetti all’aroma di caffè al mattino. L’azienda della storica moka con il baffo, simbolo del made in Italy domestico, si prepara infatti a lasciare Piazza Affari dopo quasi 18 anni di presenza in Borsa. A guidare il cambiamento è il gruppo cinese Nuo Octagon, pronto ad acquisire la maggioranza del capitale.
Chi compra Bialetti? Il ruolo di Nuo Octagon
Il nuovo protagonista della vicenda è Nuo Octagon, un gruppo cinese intenzionato a diventare proprietario di oltre il 78% di Bialetti. Come ci riesce? Attraverso due contratti di compravendita con i principali azionisti. Il primo è stato siglato con Bialetti Investimenti e Bialetti Holding, società controllate da Francesco Ranzoni, presidente di Bialetti Industrie. In questo accordo, i cinesi acquistano 91,3 milioni di azioni, pari al 59% del capitale sociale, per una cifra di 47,3 milioni di euro. Una parte del pagamento (18 milioni) sarà però differita nel tempo: significa che i venditori finanziano temporaneamente gli acquirenti, attraverso uno strumento chiamato Vendor Loan. Il secondo contratto coinvolge un altro azionista, Sculptor Ristretto Investment, e riguarda l’acquisto di ulteriori 30,2 milioni di azioni, circa il 19,5% della società, per 5,7 milioni di euro. Con questi due accordi, Nuo Octagon sale sopra la soglia del 78% e diventa il socio di riferimento.
Cos’è un’OPA e perché si parla di delisting?
Quando un investitore acquista più del 30% di una società quotata, scatta l’obbligo di OPA (Offerta Pubblica di Acquisto): un meccanismo pensato per tutelare gli azionisti di minoranza. L’investitore è tenuto a offrire a tutti gli altri azionisti la possibilità di vendere le proprie azioni allo stesso prezzo offerto ai grandi azionisti. Nel caso di Bialetti, il prezzo dell’OPA sarà non inferiore a 0,467 euro per azione, in linea con quanto valutato nelle due acquisizioni. L’obiettivo dell’operazione è il delisting, cioè l’uscita di Bialetti dalla Borsa. Questo processo permette all’azienda di non essere più soggetta alle regole del mercato finanziario pubblico, operando così in modo più flessibile e riservato.
Il lungo viaggio di Bialetti in Borsa
Bialetti è arrivata a Piazza Affari nel luglio 2007, in un momento molto diverso per l’economia globale. All’epoca, le azioni valevano 2,298 euro, il punto più alto mai raggiunto. Ma il sogno non è durato: la crisi economica, l’aumento della concorrenza internazionale e problemi di gestione hanno spinto il valore del titolo verso il basso, fino a toccare i 0,099 euro nel 2020, uno dei momenti più difficili della sua storia. Negli ultimi anni, però, l’azienda ha tentato di risollevarsi attraverso un importante piano di ristrutturazione del debito, siglato nel 2021. Ed è proprio in questo contesto che arriva l’offerta di Nuo Octagon.
Come sarà finanziata l’operazione?
L’acquisizione da parte dei cinesi non è un evento isolato, ma rientra in un piano più ampio e articolato per rifinanziare Bialetti, ancora segnata dal peso dell’indebitamento ristrutturato nel 2021. Per rilanciare l’azienda, il piano prevede l’impiego di tre strumenti finanziari principali. Innanzitutto, un finanziamento “junior” fino a 30 milioni di euro, concesso in parte da Illimity e da Amco, due soggetti già coinvolti nella ristrutturazione precedente, e destinato a una holding controllata da Nuo Octagon. A questo si aggiunge un secondo finanziamento, di tipo “senior”, fino a 45 milioni di euro, che sarà erogato direttamente a Bialetti da un gruppo di banche: in testa c’è Banco BPM, che svolge il ruolo di banca agente, organizzatrice e finanziatrice, affiancata da BPER e Banca Ifis. Infine, il terzo elemento del piano riguarda un apporto diretto di capitale, detto equity, da parte di Nuo Octagon, per almeno 49,5 milioni di euro. La combinazione di queste risorse punta a garantire la stabilità finanziaria dell’azienda, favorendone la crescita futura e alleggerendola dal peso dei debiti accumulati negli anni.
Continuità nella leadership
Un cambiamento così grande nella proprietà potrebbe far pensare a rivoluzioni anche ai vertici aziendali. In realtà, non sarà così. Il CEO Egidio Cozzi resterà alla guida dell’azienda, anche dopo il passaggio di proprietà. Inoltre, tra i nuovi consiglieri e i sindaci della società ci saranno figure scelte da Nuo Octagon, ma il segnale è chiaro: valorizzare l’esperienza italiana, non cancellarla.
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