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28/11/2025

Bilancio in attivo del Vaticano, reato di femminicidio in Italia e Baby Shark video più visto ma pochi ricavi per Pinkfong

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Questa settimana si parte dal Vaticano dove il Bilancio 2024 torna in avanzo con 1,6 mln dopo anni di deficit; in Italia la Camera approva all’unanimità il nuovo reato di femminicidio; dalla Corea del Sud  arriva“Baby Shark”, video più visto nella storia di YouTube ma con ricavi sorprendentemente modesti

Santa Sede, il 2024 si chiude con un avanzo di 1,6 milioni

La Santa Sede chiude il 2024 con un avanzo di 1,6 milioni di euro, un risultato che segna un’inversione di tendenza rispetto al disavanzo di 51,2 milioni registrato l’anno precedente. Lo evidenzia il Bilancio Consolidato pubblicato dalla Segreteria per l’Economia, riportato da Vatican News, che sottolinea un miglioramento netto e una direzione finanziaria positiva, pur richiedendo prudenza in vista della piena sostenibilità di lungo periodo.

Il deficit operativo è stato quasi dimezzato, passando da 83 a 44 milioni grazie a un aumento delle entrate per 79 milioni, provenienti soprattutto da donazioni e dalla gestione ospedaliera, e agli sforzi di contenimento delle spese che hanno mitigato l’impatto di inflazione e costi del personale. Particolarmente rilevante la gestione finanziaria, che ha generato 46 milioni di risultati attivi, anche grazie alle plusvalenze legate alla vendita di investimenti storici nell’ambito delle attività avviate dal nuovo Comitato Investimenti. Il prefetto della Segreteria per l’Economia, Caballero, ha parlato di segnali positivi che tuttavia richiedono realismo e prudenza.

Escludendo gli enti ospedalieri, il bilancio mostra un avanzo di 18,7 milioni, dato che la Santa Sede invita a leggere con cautela poiché influenzato da donazioni in crescita e da effetti contabili non ricorrenti. Il rapporto dettaglia inoltre l’impiego dei 393,29 milioni destinati alla Missione Apostolica e ai Fondi Pontifici: l’83% delle risorse è concentrato in cinque aree chiave, con il 37% dedicato al sostegno delle Chiese locali, seguito da culto ed evangelizzazione (14%), comunicazione del messaggio (12%), Nunziature Apostoliche (10%) e servizio della carità (10%), mentre il restante 17% copre iniziative legate alla vita ecclesiale, ai beni storici e alle istituzioni accademiche.

 

L’Italia introduce il reato di femminicidio: voto unanime della Camera

La Camera dei deputati ha approvato all’unanimità la legge che introduce nel codice penale italiano il reato di femminicidio, definito come l’uccisione di una donna motivata dal genere. Il voto è arrivato nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, segnando un passaggio simbolico e politico raro per il Parlamento.

Il dibattito sul femminicidio era aperto da anni, ma la svolta è arrivata dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin, uccisa nel 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta. Le parole della sorella Elena, che indicò nella cultura patriarcale il contesto che permette questi crimini, portarono in piazza migliaia di persone e riaprirono il confronto nazionale.

La legge, proposta dal governo Meloni e sostenuta da tutte le forze politiche, prevede l’ergastolo automatico per i casi in cui l’omicidio sia motivato da odio, discriminazione, dominio o controllo sulla vittima in quanto donna, oppure quando avviene dopo la fine di una relazione o per limitarne la libertà. L’Italia entra così nel ristretto gruppo di paesi europei – come Cipro, Malta e Croazia – che hanno introdotto una definizione specifica di femminicidio.

Secondo la giudice Paola di Nicola, tra le autrici del testo e membro di una commissione che ha analizzato oltre 200 casi recenti, la norma permette finalmente di riconoscere la radice del fenomeno: una gerarchia di potere che va oltre la narrazione di “gelosia” o “delitto passionale”.

Nel 2024 le vittime donne sono state 116, di cui 106 uccise per motivi di genere. La nuova classificazione consentirà di studiare il fenomeno in modo più accurato e, nelle intenzioni del legislatore, avrà un effetto deterrente.

Non mancano tuttavia critiche. Per la giurista Valeria Torre, la definizione rischia di essere vaga e difficile da applicare, soprattutto perché la maggior parte dei femminicidi è commessa da partner o ex partner, rendendo complesso provare il movente di genere. Secondo questa posizione, l’Italia non soffre di un vuoto normativo ma di una carenza di investimenti concreti per contrastare le disuguaglianze che alimentano la violenza.

Il padre di Giulia, Gino Cecchettin, pur apprezzando il riconoscimento istituzionale, insiste sull’importanza dell’educazione affettiva. Da mesi incontra studenti e docenti per promuovere rispetto e gestione delle emozioni, convinto che la prevenzione passi soprattutto dalle scuole.

Il voto unanime rappresenta un momento storico, ma anche l’inizio di una sfida più ampia: affrontare le radici culturali della violenza di genere e trasformare la consapevolezza in cambiamento reale.

 

Baby Shark, il video più visto di YouTube, ma i ricavi restano modesti

Baby Shark Dance”, la canzoncina per bambini diventata un tormentone globale, è il video più visto nella storia di YouTube. Dalla sua pubblicazione nel 2016 ha superato i 16 miliardi di visualizzazioni, più dell’intero catalogo dei maggiori artisti pop messi insieme. Eppure, nonostante la portata planetaria, il successo non si è trasformato in una fortuna miliardaria per Pinkfong, la società sudcoreana che lo ha prodotto.

Secondo nuovi dati riportati dal Wall Street Journal, Pinkfong ha generato lo scorso anno circa 67 milioni di dollari di ricavi complessivi e un utile operativo di 13 milioni: cifre solide, ma lontane da ciò che si immagina per il video più visto di sempre.

La ragione principale è normativa. Dal 2019, dopo l’accordo tra YouTube e la Federal Trade Commission sulla privacy dei minori, i contenuti classificati come “made for kids” non possono più monetizzare tramite annunci personalizzati né attivare funzioni che stimolano l’engagement, come commenti e notifiche.

Per Baby Shark, destinato esplicitamente ai più piccoli, queste restrizioni significano introiti pubblicitari drasticamente ridotti rispetto al volume di visualizzazioni. Gli analisti stimano che, senza tali limiti, il video avrebbe potuto generare due o tre volte di più.

Caricato nel 2016, “Baby Shark Dance” ha rapidamente oltrepassato i confini della semplice canzone per bambini. Ha alimentato un vasto ecosistema commerciale fatto di giocattoli, serie TV, tour live e un numero interminabile di remix. Nel 2020 ha superato “Despacito” diventando il video più visto su YouTube, estendendo da allora la distanza dal brano di Luis Fonsi.

La sua presenza nella cultura pop ha preso anche pieghe bizzarre: da città americane e centri commerciali canadesi che l’hanno diffuso in loop per scoraggiare i senzatetto, fino al caso del rapper Ralan Styles, diventato virale dopo aver caricato un remix rap di Baby Shark, ucciso durante un tentativo di rapina.

Consapevole dei limiti imposti dalla piattaforma, Pinkfong sta cercando di espandersi. L’azienda è stata recentemente quotata sul mercato Kosdaq in Corea del Sud e sta investendo in app, nuovi format audiovisivi, licenze e progetti di intrattenimento internazionale.

Nonostante le sue dimensioni colossali su YouTube, Baby Shark si conferma più un volano di notorietà che una macchina da soldi. Per Pinkfong, il futuro passa dalla capacità di trasformare un tormentone virale in un brand globale e duraturo.

 

Credits

Immagine da YouTube

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