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20/11/2025
Private credit: sarà la nuova crisi finanziari? I rischi di un mercato senza controlli

Bitcoin sotto 90.000 dollari: cosa succede al mercato crypto

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La discesa di Bitcoin sotto la soglia dei 90.000 dollari nella seduta del 18 settembre ha colpito molti investitori come un fulmine a ciel sereno. Solo poche settimane fa la criptovaluta più famosa al mondo superava i 126.000 dollari, un record che sembrava consolidare definitivamente la sua presenza nel panorama finanziario globale. Oggi, invece, ci troviamo davanti a una brusca inversione che ha generato confusione, timore e molte domande. Per capire perché questo cambiamento è così importante, occorre ricostruire il contesto, analizzare i meccanismi che hanno portato a questo ribasso e valutare le interpretazioni degli analisti.

 

Un ribasso inatteso in un anno che doveva essere quello della consacrazione

 

Il 2025 era stato descritto come l’anno della definitiva legittimazione di Bitcoin. L’ingresso di investitori istituzionali, la diffusione dei Bitcoin ETF (fondi quotati in borsa che permettono di investire in Bitcoin senza possederli direttamente), la crescente presenza della criptovaluta nei portafogli della finanza tradizionale e un clima politico particolarmente favorevole negli Stati Uniti, con l’amministrazione Trump apertamente pro-crypto, suggerivano la possibilità di una fase di forte stabilizzazione. Tutto questo sembrava indicare un percorso chiaro: più domanda, più liquidità, più riconoscimento istituzionale. E infatti, a inizio ottobre, Bitcoin ha toccato il suo massimo storico poco oltre i 126.000 dollari. Poi, senza che emergesse un singolo fattore scatenante, è iniziata una discesa rapida, che ha fatto evaporare in poche settimane circa 600 miliardi di dollari di capitalizzazione

 

La dinamica del crollo: tra mercato fragile e paura degli investitori

 

Secondo molti operatori, il dato più sorprendente non è il ribasso in sé, ma la rapidità con cui è venuta meno la fiducia. Dopo una lunga ascesa sostenuta da aspettative elevate, il mercato si è ritrovato “lungo di entusiasmo e corto di convinzione”, come spiegano vari desk di trading. Quando il prezzo ha iniziato a scendere, non si è formato quel cuscinetto di acquirenti che spesso rallenta i movimenti al ribasso. La discesa è stata accentuata dal comportamento dei trader che operavano con leva finanziaria, cioè con capitali presi in prestito: quando il valore cala troppo, questi investitori sono costretti a vendere per non accumulare perdite ingestibili. Al ribasso tecnico si è aggiunto un elemento psicologico altrettanto potente: il timore che si ripetesse il cosiddetto ciclo dei quattro anni, legato all’“halving”. L’halving è l’evento programmato nella struttura del protocollo Bitcoin che ogni circa quattro anni dimezza la quantità di nuove monete create. Storicamente ha generato fasi di euforia, seguite da periodi di correzione profonda. Nel 2024 l’halving è avvenuto ad aprile, e molti hanno iniziato a temere che l’andamento del prezzo stesse ricalcando la struttura dei cicli precedenti, nonostante il contesto fosse radicalmente diverso. Secondo Matthew Hougan, Chief Investment Officer di Bitwise, una parte degli investitori retail non vuole rivivere un’altra correzione del 50% come in passato e “sta anticipando il peggio uscendo dal mercato prima che accada”. In altre parole, la paura di rivivere vecchie cadute sta contribuendo a generarle.

 

Bitcoin come asset macro: quando pesa il mondo fuori dalle criptovalute

 

Un altro aspetto fondamentale è la trasformazione del ruolo di Bitcoin nei portafogli globali. Negli ultimi anni molti investitori istituzionali lo hanno trattato sempre meno come un fenomeno indipendente e sempre più come un asset che risponde a forze macroeconomiche: liquidità globale, politica monetaria, forza del dollaro, tassi di interesse. Come sottolinea Jake Kennis, analista di Nansen, oggi Bitcoin assomiglia più a un asset inserito nei portafogli degli investitori professionali che reagisce alle condizioni economiche generali, piuttosto che a un bene guidato da meccaniche interne come l’halving. Il contesto degli ultimi mesi non è stato favorevole: un rallentamento della liquidità globale, tensioni commerciali inaspettate, vendite massive nel settore tecnologico e un calo del Nasdaq 100 del 4% a novembre hanno contribuito a creare un clima negativo. Mike O’Rourke, Chief Strategist di Jones Trading, considera la correlazione tra Bitcoin e la correzione dei titoli tecnologici “inequivocabile”. In altre parole: quando la propensione al rischio diminuisce e gli investitori riducono l’esposizione su asset tecnologici e speculativi, anche Bitcoin viene venduto.

 

Le interpretazioni degli analisti: crollo strutturale o semplice correzione?

 

Nel quadro generale emergono però letture diverse. André Dragosch, Head of Research di Bitwise in Europa, minimizza l’allarmismo e definisce “eccessivi” i timori di un picco ciclico definitivo. Secondo lui, infatti, la liquidità globale è destinata ad aumentare nei prossimi mesi grazie ai tagli aggressivi dei tassi da parte delle principali banche centrali. Storicamente la liquidità anticipa di 6-9 mesi sia il miglioramento del ciclo economico sia il ritorno dell’appetito per il rischio, e questo vale anche per Bitcoin. Dragosch osserva anche che, in questo ciclo, l’importanza dell’halving è stata ridimensionata rispetto alla crescita della domanda istituzionale, proveniente da imprese internazionali e da prodotti come gli Etf. Inoltre, non si è ancora visto alcun vero “blow-off top”, cioè un picco irrazionale accompagnato da euforia estrema: le valutazioni, al contrario, risultano persino inferiori ai modelli fondamentali utilizzati da molti analisti. Da qui la sua conclusione: la fase attuale somiglia più a una correzione dentro un mercato rialzista che all’inizio di una crisi strutturale. Una visione prudente ma non pessimista arriva anche da Thomas Perfumo, Global Economist di Kraken, secondo cui non esistono segnali di rischi sistemici per il settore. Nei prossimi mesi, afferma, i mercati guarderanno ai dati su lavoro, inflazione, tassi di interesse e sulla liquidità. Al tempo stesso sarà importante monitorare il quadro regolatorio statunitense, l’andamento di società come MicroStrategy e gli sviluppi dei mercati delle opzioni. 

 

Credits: Foto Freepik

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